L’Ottava Conferenza Nazionale sui Dispositivi Medici

ottava conferenza nazionale dispositivi medici

 

I dispositivi medici (o medical devices) sono sempre stati un ambito di interesse di MioPharma Blog anche se onestamente fino ad ora tale settore non ha ottenuto da parte mia tutta l’attenzione che gli sarebbe stata dovuta. Infatti in questi ultimi anni l’industry dei medical devices ha acquisito una crescente importanza sia per il sistema sanitario italiano sia per l’intera economia nazionale, come sottolineato durante i lavori della VIII Conferenza Nazionale sui Dispositivi Medici che si è tenuta a Roma nei giorni 17 e 18 dicembre 2015.

 

In apertura della Conferenza, la Dottoressa Marcella Marletta, DG della Direzione dei Dispositivi Medici e del Servizio Farmaceutico presso il Ministero della Sanità, ha riportato alcuni dati contenuti nel terzo Rapporto sulla spesa rilevata dalle strutture sanitarie pubbliche del SSN per l’acquisto di dispositivi medici 2014 presentato proprio durante la conferenza e che quantifica in 100 miliardi di Euro il fatturato europeo dei produttori di dispositivi medici, di cui l’8% circa viene reinvestito in Ricerca e Sviluppo.

La Mobile Health all’Italian Digital Health Summit 2015 di Aboutpharma

Negli ultimi tempi espressioni come “Mobile Health”, “Wearable Devices” e “Internet of Things” hanno avuto una grande diffusione presso il grande pubblico dei consumatori in seguito al proliferare di nuove soluzioni legate al mondo della salute e del benessere fisico. Basti pensare alle numerose app sviluppate non solo per fornire informazioni sulle patologie, sui farmaci e sulle prestazioni sanitarie ma anche per monitorare alcuni parametri vitali, ai nuovi device in grado di effettuare dei veri e propri esami (caso oramai sempre più spesso ricordato: il controllo del tasso glicemico nel sangue di un paziente affetto da diabete). E queste nuove tendenze non potevano non essere oggetto del secondo Italian Digital Health Summit organizzato da Aboutpharma e che ha avuto luogo a Milano lo scorso 16 giugno.

Dall’ascolto dei vari relatori che si sono susseguiti nei due panel che hanno avuto luogo durante la mattinata, la principale espressione che secondo il mio punto di vista descrive al meglio l’attuale stato delle cose sugli sviluppi del digitale e dei wearable devices in ambito sanità è “impreparazione”. Infatti, nonostante dall’ascolto dei vari interventi sembra esserci comunque una consolidata consapevolezza di dover affrontare una sfida epocale per tutto il settore dell’healthcare e per i player che vi operano a vario titolo e su vari livelli, (oltreché di essere di fronte ad una grande opportunità per la sanità e la sua sostenibilità), si ha la sensazione che a livello regolatorio, normativo, economico-sanitario (in pratica, per dirla breve, a livello di sistema) non si sappia non solo come affrontare, ma anche solo iniziare ad approcciare le problematiche poste dall’ingresso sul mercato di queste innovazioni.

Gli AboutPharma Digital Awards

Come sottolineato più volte in questo blog, l’attenzione rivolta al mondo digital in questi ultimi anni sta continuando a crescere in tutti i settori industriali, e il farmaceutico, seppur con qualche esitazione in più rispetto ad altre realtà produttive, non è escluso da questa grande rivoluzione: anzi, è vero il contrario.

Nonostante le difficoltà messi in evidenza nel post Il digitale nelle aziende farmaceutiche italiane, non sono poche le aziende pharma italiane che hanno elaborato ed attuato dei progetti in ambito digital caratterizzati da una certa complessità e da un soddisfacente ritorno di visibilità (purtroppo non posso dire altrettanto sul ritorno economico in quanto non sono in possesso di tali evidenze). E poiché le aziende farmaceutiche all’interno della propria struttura non hanno tutte le competenze necessarie per poter affrontare adeguatamente tali progettualità, in anni recenti si è venuto a creare un indotto composto da aziende specializzate nella comunicazione digitale dedicata specificatamente al mercato farmaceutico capace di portare creatività, competenza e innovazione anche in una industry tradizionalmente conservatrice come quella del pharma.

Il mercato dei Medical Devices in Italia

Dopo aver dedicato alcuni post ed analisi al mercato relativo al solo prodotto farmaco, è utile dare anche spazio a numeri e considerazioni riguardanti un altro mercato da sempre ricompreso nell’ambito pharma, ma dotato di caratteristiche e dinamiche proprie: il mercato dei Medical Devices.

A tale scopo, da qualche anno Assobiomedica pubblica un rapporto annuale intitolato “Produzione, Ricerca e Innovazione nel settore dei Dispositivi Medici in Italia”, con cui fornisce un quadro analitico e prospettico sull’industria italiana dei medical device in ragione dell’importanza di questo settore nel tessuto economico italiano e nelle ricadute che esso ha anche negli ambiti sociale e della ricerca scientifica ed industriale.

Ciò trova conferma nei numeri che il rapporto rende disponibili: nel 2011 in Italia sono state censite 3037 imprese operanti nel settore dei dispositivi medici, concentrate per quasi il 70% in cinque regioni Italiane: Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Toscana e Lazio. Concentrazione che assume dimensioni ancora maggiori se si prende come fattore di riferimento il fatturato, con un 85% del fatturato complessivo che viene prodotto proprio in queste regioni. In riferimento al tipo di attività, il 59% delle imprese svolge un’attività solamente commerciale, mentre il 37% si occupa di produzione e il restante 4% offre servizi. 

L’indotto del settore farmaceutico

Nella maggior parte dei miei interventi apparsi sul blog in questi mesi, ho quasi sempre trattato argomenti relativi (o rivolti) ad aziende farmaceutiche, produttori di medical device o enti facenti parte del servizio sanitario nazionale o dei vari servizi sanitari regionali (o comunque convenzionati con essi). Ma il mondo pharma non si esaurisce in queste tipologie di aziende o enti. Infatti esistono tutta una serie di realtà che permettono ai protagonisti del mondo pharma di poter perseguire la loro mission aziendale, e il più delle volte il loro contributo e talmente essenziale da essere considerate delle pedine fondamentali nel variegato mondo farmaceutico: queste realtà sono le aziende che lavorano nell’indotto.

Già in qualche mio post precedente avevo sfiorato l’argomento “indotto” oppure avevo segnalato o trattato di aziende che lavorano in esso (d’altronde le mie esperienze lavorative nel pharma sono state svolte presso aziende facenti parte proprio dell’indotto). Da quanto dichiarato da Farmindustria, in Italia gli addetti occupati nell’indotto del settore pharma sono circa 60.000 e per avere idea di quali siano le aziende che ne fanno parte è possibile consultare l’ultimo aggiornamento di Book Pharma reso disponibile da HPS-Aboutpharma.

La medicina e la tecnologia 3D

Una delle futuribili innovazioni tecnologiche presenti in Star Trek che mi ha sempre affascinato è il ponte ologrammi: avere a disposizione una tecnologia 3D talmente avanzata da poter coinvolgere completamente gli utenti in un’esperienza così realistica tanto da sembrare vera sarebbe il sogno di moltissime persone. Vivere la storia di un film da assoluto protagonista o limitarsi ad una visione passiva ma in “presa diretta”, o ancora rivivere ricostruzioni di grandi avvenimenti storici che si sono verificati nel passato.

Ma lasciando correre la fantasia l’applicazione pratica di questo tipo di tecnologia troverebbe applicazione pratica in svariati campi: da quello dei trasporti (dove comunque gli attuali simulatori aerei e navali riescono già a fornire una ricostruzione realistica della conduzione dei mezzi anche nelle condizioni più estreme), a quello edilizio (e di conseguenza anche a quello dell’arredamento, in quanto permetterebbe di ricostruire un intero appartamento o addirittura un palazzo al fine di valutare l’ampiezza dei suoi volumi e in che modo sfruttarli al meglio). Una tecnologia di questo genere sarebbe utile anche in medicina, in quanto consentirebbe non solo la ricostruzione virtuale di un organo o di un intero corpo umano, ma addirittura di effettuare una simulazione del tutto realistica di una vera e propria operazione, programmando anche il verificarsi eventi avversi imprevisti.

Le ricerche sulla trasmissione del pensiero

 

Alcuni dei personaggi ideati dalla fantascienza che mi hanno sempre affascinato sono quelli dotati di poteri psichici e mentali tali da poter essere in grado di leggere e talvolta controllare l’altrui volontà. Soggetti come il Dottor Spock di Star Trek, Dart Fener di Star Wars e il Professor X di X-Men hanno avuto un rilevate successo di pubblico e un seguito di fans difficilmente immaginabile anche dagli stessi autori che li avevano creati.

Proprio per questo motivo sono stato abbastanza deluso dalla scarsa rilevanza che, a mio parere, gli organi di informazione e l’opinione pubblica hanno dato ad uno degli esperimenti effettuati nell’anno appena trascorso presso i laboratori della University of Washington. Infatti, il 12 agosto 2013 i ricercatori Rajesh Rao e Andrea Stocco hanno dimostrato come una persona possa pensare di effettuare un’azione e che quest’ultima sia fisicamente eseguita a distanza da un altro individuo. 

Ancora biotecnologie: stanno arrivando gli organi bionici

 

Quando ero bambino in TV veniva trasmesso un telefilm dal titolo “L’uomo da sei milioni di dollari”, che raccontava le vicende di un ex ufficiale dell’esercito americano dotato di arti e organi bionici (nello specifico gambe, braccio destro e occhio sinistro). Ad essere onesti il telefilm non era fra i miei preferiti, ma comunque il fatto che il protagonista fosse un “uomo bionico” era allora un motivo più che sufficiente per tenermi incollato allo schermo. Ricordo ancora quanto avrei voluto avere delle gambe capaci di correre così veloci e quell’occhio in grado all’occorrenza di offrire la vista di un mirino di precisione pari a quello di un fucile da cecchino.

All’epoca (parliamo di circa un quarto di secolo fa) pensare alla sola possibilità che in futuro arti bionici di quel tipo fossero stati impiantati nel corpo di un individuo e poi utilizzati come quelli normali significava veramente parlare di fantascienza. Ma oggi, con la rapida e stupefacente evoluzione tecnologica della robotica e i frutti delle continue ricerche in ambito neuroscientifico, questi nuovi arti artificiali diverranno presto disponibili.

Popolazione italiana e informatica

 

L’innovazione è uno dei tratti distintivi dell’intera umanità: nasce dal bisogno innato dell’uomo di creare sempre qualcosa di nuovo e di immaginare un futuro migliore rispetto alla realtà in cui vive. Nel corso della storia, il bisogno di innovazione, sebbene sempre caratterizzato da un trend positivo, non ha avuto un andamento lineare: ci sono stati secoli in cui l’umanità è rimasta pervicacemente ancorata allo status quo del momento (o ha addirittura conosciuto un forte arretramento nella sua via per il progresso), e periodi, in cui si sono avuti enormi balzi in avanti in tutti i campi dell’attività umana.

Tuttavia, è proprio con queste fughe verso il progresso che si corre il rischio di dare origine al fenomeno che si può definire “ignoranza tecnologica”: alcune fasce della popolazione, sia per motivi anagrafici, sia per motivi culturali, economici e sociali (lo Stato in cui si vive e, alcune volte dalla Regione in cui si vive) non sono in grado di aggiornare le proprie conoscenze e i propri stili di vita alle novità che l’innovazione pone dinanzi a loro.

Gli Ospedali Italiani e Big Data

 

Ho appena finito di leggere l’intervista che il ministro Lorenzin ha rilasciato al quotidiano la Repubblica dove ha lanciato l’idea di creare “il TripAdvisor degli ospedali italiani”, vale a dire un progetto che prevede lo sviluppo di un sito web in cui caricare tutti i dati sanitari (e non) degli ospedali italiani e renderli disponibili online a tutti i cittadini in tempo reale. (Ecco il link)

Tralasciando l’opportunità o meno di paragonare questa proposta a TripAdvisor, devo dire che, in base alla mie esperienze in IMS Health come amministratore di un panel di medici e in Stethos come ricercatore di mercato in ambito farmaceutico (e in tale ruolo mi sono occupato molto spesso di reclutamento medici soprattutto in ambito ospedaliero), l’eventuale realizzazione di tale progetto, dal mio punto di vista, sarebbe un fatto estremamente positivo sotto innumerevoli aspetti.