Farmaci Biologici e Biosimilari

Il mercato dei farmaci biologici sta diventando sempre più importante e ciò rappresenterà una sfida molto impegnativa per la sostenibilità economica di tutti i sistemi sanitari. Come sostenuto in un rapporto da QuintileIMS, i farmaci biosimilari possono essere la soluzione che potrà coniugare l’accesso a farmaci innovativi e il controllo della spesa farmaceutica

 

Innovazione e farmaci, un binomio sconosciuto ai più. Per rendersi conto di ciò basta fare qualche piccola domanda a persone intervistate a caso: il più delle volte si sentirà affermare che oggi le medicine non sono più quelle di una volta, sono sicuramente più efficaci, ma solo i più informati o coloro che lavorano nel settore sanno (o dovrebbero sapere) l’evoluzione tecnologica che ha accompagnato l’industria farmaceutica nel corso dell’ultimo decennio.

Infatti, oggi esistono nuovi farmaci in grado di approdare a decisivi (e a volte straordinari) progressi nel trattamento di patologie fino a qualche anno fa considerate incurabili o non gestibili, ed una particolare categoria di questi prodotti altamente evoluti sono i farmaci biologici.

Il farmaco biologico è fra i prodotti di punta dell’industria farmaceutica e i costi di R&D ad esso associati sono molto alti, in quanto

E’ un prodotto il cui principio attivo è una sostanza prodotta, o estratta, da una fonte biologica e che richiede per la sua caratterizzazione e per la determinazione della sua qualità una serie di esami fisico-chimico-biologici, e un rigoroso controllo del processo di produzione.

Le prime 20 aziende pharma mondiali: analisi di IMS Health

E’ indubbio che per i grandi player del mercato farmaceutico mondiale il biennio 2014-15 si stia connotando come uno dei più vivaci in termini di operazioni di fusioni e/o acquisizioni e di ristrutturazione sia dimensionale che territoriale. La comparsa sul mercato di nuovi competitors, il tentativo di entrare in nuovi mercati (soprattutto in quelli emergenti), strategie di posizionamento completamente riviste rispetto a quelle adottate anche in un recente passato, la sfida imposta dalle scadenze brevettuali e dalla conseguente competizione con aziende farmaceutiche produttrici di farmaci generici: tutti questi fattori insieme ad altri sono stati oggetto di analisi nel white paper scritto da Sarah Rickwood e Dan Rosen, rispettivamente Vicepresidente e Consulente dell’European Thought Leadership di IMS Health, ed intitolato 2020’s top 20.

L’indotto del settore farmaceutico

Nella maggior parte dei miei interventi apparsi sul blog in questi mesi, ho quasi sempre trattato argomenti relativi (o rivolti) ad aziende farmaceutiche, produttori di medical device o enti facenti parte del servizio sanitario nazionale o dei vari servizi sanitari regionali (o comunque convenzionati con essi). Ma il mondo pharma non si esaurisce in queste tipologie di aziende o enti. Infatti esistono tutta una serie di realtà che permettono ai protagonisti del mondo pharma di poter perseguire la loro mission aziendale, e il più delle volte il loro contributo e talmente essenziale da essere considerate delle pedine fondamentali nel variegato mondo farmaceutico: queste realtà sono le aziende che lavorano nell’indotto.

Già in qualche mio post precedente avevo sfiorato l’argomento “indotto” oppure avevo segnalato o trattato di aziende che lavorano in esso (d’altronde le mie esperienze lavorative nel pharma sono state svolte presso aziende facenti parte proprio dell’indotto). Da quanto dichiarato da Farmindustria, in Italia gli addetti occupati nell’indotto del settore pharma sono circa 60.000 e per avere idea di quali siano le aziende che ne fanno parte è possibile consultare l’ultimo aggiornamento di Book Pharma reso disponibile da HPS-Aboutpharma.

Ricerche di mercato in ambito pharma: brevi considerazioni

Guardando la tv, navigando su internet o leggendo giornali e riviste, ogni giorno siamo sommersi da una marea di dati e di analisi riguardanti ogni aspetto della nostra vita: dalla politica al cibo, da quali siano i nostri modi di trascorrere il tempo libero a quali siano i nostri comportamenti sul luogo di lavoro, e così via. Ciò che forse viene ignorato dalla maggior parte di noi è il fatto che i dati e le analisi che vengono rese pubbliche rappresentano solo una piccolissima percentuale di tutte le ricerche demoscopiche e di mercato effettuate da istituti specializzati  nel settore per conto di aziende ed enti pubblici e privati: la maggior parte di queste ricerche sono assolutamente sconosciute ai più e avvolte nel più stretto riserbo, poiché la conoscenza del dato, dell'”informazione” è oggi uno degli assett su cui si fonda la strategia propria di ogni singola azienda.

Ogni anno in Italia vengono realizzate più di 6000 ricerche fra qualitative, quantitative (di tipo continuativo e ad-hoc) e integrate, per un totale mercato che si aggira all’incirca su una cifra pari a 600 milioni di Euro di fatturato. E le indagini commissionate dalla sola industria farmaceutica costituiscono una fetta importante di questo business, tanto che alcune aziende del settore sono dedicate solamente al mercato farmaceutico (come ad esempio IMS Health, Cegedime e Kantar Health) e in altre esistono delle Business Unit espressamente dedicate all’ambito pharma (Nielsen, Doxa, Ipsos solo per citarne alcune).

I farmaci equivalenti: i dati del rapporto Osmed

Nonostante la costante crescita che sta conoscendo da più di dieci anni e il sempre maggior peso che sta gradualmente acquisendo nel panorama dell’industria farmaceutica italiana, il mercato dei farmaci equivalenti non ha ancora assunto le dimensioni e l’importanza che gode negli altri maggiori paesi industrializzati. Eppure i provvedimenti contenuti nel decreto Salva Italia del 2012 e i successivi Decreti “Balduzzi” hanno introdotto norme che, andando ad aggiungersi a quelle già emanate nel decennio scorso, avrebbero dovuto favorire un rapido aumento dei farmaci “generici”  a scapito di quelli “branded off-patent”.

Tali considerazioni trovano conferma nel Rapporto Nazionale OSMED relativo ai primi nove mesi del 2013 pubblicato da AIFA e presentato il 6 febbraio 2013. Infatti, in questo documento non solo viene reso noto che la quota dei farmaci a brevetto scaduto è pari al 46% della spesa farmaceutica convenzionata (nel rapporto Osmed dei primi nove mesi del 2012 tale percentuale era del 38,4), ma anche che, fatto 100 questo 46%, la quota relativa alla spesa per farmaci generici è pari al solo 29,2% (comunque in aumento rispetto al 25,2% dei primi nove mesi del 2012). Inoltre, esaminando i dati riassuntivi contenuti nella tabella 12 del rapporto, risulta immediatamente evidente come il mercato dei farmaci equivalenti sia più esteso nelle regioni del Centro-Nord, mentre nelle regioni del Centro-Sud continua ad avere una certa difficoltà di penetrazione.

Il mercato farmaceutico mondiale

Dopo aver scelto un argomento da trattare in uno dei miei post e di aver incominciato ad effettuare delle ricerche in proposito, nel corso di questa attività mi accade spesso di imbattermi in notizie, fatti e dati che mi inducono a cambiare, a volte anche radicalmente, il tema principale dell’articolo. Anche in questo caso avevo iniziato a scrivere con l’idea di trattare qualche argomento legato allo stato della ricerca farmaceutica in Italia, ma poi, rileggendo la presentazione “La produzione di valore dell’industria farmaceutica in Italia” pubblicata da Farmindustria, la mia attenzione è stata attirata da alcuni dati relativi al mercato farmaceutico mondiale e sulla sua probabile evoluzione.

Leggendo la sezione di questa presentazione dedicata all’industria farmaceutica mondiale, balza subito all’occhio il dato relativo alla crescita globale del mercato, con un tasso medio annuale nel quinquennio 2012-2017 previsto al 4.5%, in sensibile diminuzione rispetto a quello del 7,9% registrato nel quinquennio 2007-2012. E oltre a questo trend discendente si assisterà ad un capovolgimento nel peso delle quote di mercato a livello geografico, con una diminuzione dell’importanza del Nord America e dell’Europa e un forte aumento di quella dei BRICs e del Resto del Mondo. E ciò sarà conseguenza di un tasso di crescita medio annuo dei mercati delle economie avanzate previsto allo 0,8% contrapposto ad un trend di crescita annua del 12,5% annuo dei BRICs e del resto del mondo.

Formazione in azienda: una mia esperienza

conoscereims

 

Ogniqualvolta mi viene chiesto quale fra le mie esperienze lavorative reputo essere quella che ricordo come maggiormente positiva sia a livello professionale che personale la mia risposta è sempre diretta e sicura: il periodo trascorso in IMS Health è stato senza ombra di dubbio il miglior biennio che ho avuto nella mia breve carriera professionale.

Questo non significa che in quei due anni non ci siano state difficoltà da superare o problemi da affrontare; anzi, è vero il contrario. Ma nonostante tutto avevo trovato un ambiente di lavoro dove mi trovavo bene, dei colleghi veramente fantastici (non me ne vogliano tutti coloro con cui ho lavorato prima e dopo tale esperienza) e un percorso professionale, anche se solo abbozzato, studiato sul mio profilo.

Purtroppo, la crisi finanziaria globale che ebbe inizio a fine 2008 non ha permesso che il mio rapporto con l’azienda continuasse (essendo assunto con un contratto di collaborazione a progetto), ma non posso non ammettere che buona parte delle mie conoscenze relative all’ambito pharma trovano il loro fondamento proprio in questo biennio. E’ vero che in seguito ho avuto la possibilità di affinarle, aggiornarle ed ampliarle, ma queste informazioni aggiuntive si sono stratificate su conoscenze già solide.

Brevi previsioni per il nuovo anno

 

La consuetudine vuole che ogni volta che ci si approssima alla fine dell’anno si effettui un bilancio dell’anno appena passato e si cerchi di prevedere cosa potrà avvenire nell’anno futuro.

A livello globale, l’anno appena trascorso ha registrato una piccola ripresa economica, anche se i problemi dell’economia mondiale non sembrano ancora essere stati risolti definitivamente, mentre per ciò che riguarda l’Italia, si può affermare che il 2013 a livello economico, sociale e politico è stato un anno molto pesante, soprattutto a causa della cosiddetta “politica dell’austerità” che ha determinato un aumento della tassazione, un minor reddito a disposizione dei cittadini, fatturati e investimenti in contrazione da parte delle aziende. Ciò ha provocato un aumento della disoccupazione, fallimenti di realtà imprenditoriali e una generalizzata diminuzione della domanda.

Il tutto in un quadro politico estremamente difficile, con un Parlamento che a causa della sua composizione non permette la nascita di una maggioranza politica forte in grado di sostenere un governo forte che sia capace di assumere un’iniziativa politica di ampio respiro.