I CReG: la Gestione dei Malati Cronici in Lombardia

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Il progetto dei Chronic Related Groups (CReG) è sicuramente fra i più interessanti ed originali nella gestione dei pazienti cronici. Dopo circa tre anni e mezzo dall’inizio della sperimentazione dei CReG, il Rapporto OASI 2016 redatto dal CERGAS dell’Università Bocconi ne descrive i buoni risultati ad oggi raggiunti, anche se occorrono ancora maggiori evidenze per giudicarne l’effettiva efficacia

Una delle maggiori criticità che attualmente tutti i sistemi sanitari si trovano a dover affrontare riguarda l’adeguamento della loro “offerta” di assistenza sanitaria alle mutate necessita dei pazienti, i quali hanno esigenze di salute a volte molto diverse da quelle del passato. Infatti, il progressivo invecchiamento della popolazione sta rendendo necessario ripensare strutture e processi dei servizi sanitari, i quali in origine sono stati concepiti per offrire assistenza a malati nella quasi totalità dei casi di tipo acuto, per rispondere ai bisogni di una popolazione sempre crescente di pazienti affetti da malattie croniche.

Tale criticità riguarda sicuramente un paese come l’Italia, caratterizzato da un’aspettativa di vita fra le più alte al mondo e una quota di abitanti con un’età superiore ai 65 anni, rispetto alla popolazione totale, in aumento di anno in anno. Questo stato di cose rappresenta una sfida molto impegnativa sia a livello organizzativo che finanziario per tutti i sistemi sanitari regionali del nostro paese. La necessità di individuare dei modelli per rispondere in modo adeguato a tale evoluzione ha indotto le Regioni a strutturare efficacemente il proprio apparato sanitario cercando nel contempo di utilizzare in maniera efficiente le risorse a loro disposizione.

Uno degli esperimenti più originali avviato in questi ultimi anni è quello dei Chronic Related Groups (CReG) ideato da Regione Lombardia e al quale è stato dedicato un capitolo apposito nel Rapporto OASI 2016 redatto del CERGAS dell’Università Bocconi di Milano e presentato nel novembre 2016.

Ricerche di mercato e il Pharma – Parte VII – Considerazioni su attività di field

E’ indubbio che nell’ambito delle ricerche di mercato l’attività di field sia quella operativamente più strutturata tanto da richiedere un sapiente mix fra conoscenze tecniche e di capacità di relazione. Infatti l’attività di field deve concretizzare le decisioni riguardanti la numerosità e le caratteristiche del campione da sondare stabilite dal progetto di ricerca (o per lo meno far sì che si avvicinino il più possibile ad essa). Partendo da questi presupposti, occorre prima aver prima fatto bene i “compiti”, il che significa aver individuato il proprio target (operazione meno scontata di quello che possa apparire) e stabilito la numerosità campionaria più adeguata (il che significa tener conto non solo dell’accuratezza del dato che si vuole ottenere ma anche dei relativi costi).

Non mi stancherò mai di ribadire che proprio per le peculiarità del mercato farmaceutico che lo caratterizzano rispetto ad altri settori, le ricerche di mercato in ambito pharma devono essere affrontate con un differente approccio rispetto a quelle riguardanti altri settori produttivi: non sono quindi più o meno difficili rispetto alle altre indagini, ma sicuramente “diverse”:

Il Sistema Sanitario Francese

Dopo aver affrontato la descrizione intera o parziale dei sistemi sanitari di alcuni paesi europei (Inghilterra, Germania e Svezia) con il contributo di oggi ho intenzione di descrivere brevemente uno dei sistemi sanitari comunemente considerato fra i più efficienti ed efficaci dell’intero panorama mondiale: il sistema sanitario francese.

Volendo classificare il sistema sanitario francese secondo i classici modelli di sistemi sanitari, esso rientra sicuramente in quello caratterizzato dalla presenza delle assicurazioni sociali, il modello Bismarck, anche se occorre aggiungere che la presenza e il ruolo dello Stato francese è veramente notevole. Nel sistema francese l’assistenza sanitaria è ricompresa in un insieme di regole e istituzioni più generale di Sécurité Sociale ed è assicurata tre differenti tipologie di assicurazioni, fornite da diversi soggetti pubblici o privati che fornisco una diversa copertura in base allo status professionale del cittadino e dal grado di copertura dal rischio scelto da quest’ultimo:

SSN: che percezione ne hanno i cittadini?

Qual è la percezione che i cittadini italiani hanno del Servizio Sanitario Nazionale e dei vari attori che gravitano intorno ad esso? Quali i problemi che lo affliggono? E quali potrebbero essere le possibili soluzioni in grado di permettere ad esso di essere sostenibile?

Queste sono parte delle domande che sono state trattate nell’indagine intitolata “La sostenibilità della cura” condotta da Doxa Marketing Advice in collaborazione con Value Relations, e commissionata da TEVA, la cui presentazione è avvenuta a Milano lo scorso 30 ottobre. I risultati evidenziano una percezione generale del SSN abbastanza impietosa, con giudizi in termini di efficienza e performance estremamente severi (fatto comunque già segnalato in buona parte nel post Gli italiani e il loro giudizio sul SSN).

Associazioni territoriali fra medici generici: opinioni e modelli a confronto

A seguito del mio intervento “Associazione fra medici generici: risultati di una rilevazione” pubblicato su questo blog qualche giorno fa, sono lieto di ospitare il contributo ricevuto dal Dottor Francesco di Coste, Founder & TrainerCoach® di ICTF – Idee Che Trasformano,  esperto nell’offerta di programmi di coaching nell’ambito della Pubblica Amministrazione ed in ambito sanitario:

 

Caro Dott. Biselli,
 rispetto al potenziamento delle cure primarie ritengo siano ormai improrogabili le Aggregazioni Territoriali. I medici di MG tenderanno sempre più ad associarsi e quello che oggi sembra essere un miraggio sono certo che presto sarà realizzato in alcune regioni: cioè la costituzione di Centri Ospedalieri di MG al cui interno ci sarà un Team capace di trattare le più comuni e semplici cause di ospedalizzazione breve.

Certo occorreranno ancora alcuni anni, dovrà essere creata una cultura imprenditoriale e manageriale, occorrerà supportare nuovi giovani leader, bisognerà facilitare alcuni meccanismi di aggregazione ma, alla fine, a mio parere, si arriverà alla costituzione di questa nuova realtà organizzativa nell’ambito del sistema sanitario nazionale.

Associazione fra medici generici: risultati di una rilevazione

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 Come avranno già intuito coloro che seguono più o meno continuativamente questo blog, e come ho indicato già a partire dal mio primo post pubblicato a settembre, ho sempre tentato di dare una particolare attenzione sulle cure primarie e sulla loro evoluzione in seguito all’entrata in vigore delle norme previste dal Decreto Balduzzi. Per questo motivo, quando in questi giorni ho letto un articolo apparso su Quotidianosanità.it dove vengono riportati i risultati di un’indagine svolta dalla Fondazione Istud sull’impatto che la riforma delle cure territoriali sta avendo sui cittadini in termini di quantità e qualità delle prestazioni offerte, ho deciso di tralasciare almeno per questa volta una delle regole che mi sono dato (non trattare immediatamente un argomento appena pubblicato da un’altra fonte) e di condividere i risultati di questa ricerca.

 In questo articolo di Quotidianosanità.it vengono resi noti i risultati di un complesso progetto di ricerca condotto dalla Fondazione Istud che ha previsto due rilevazioni che hanno visto coinvolti rispettivamente 398 cittadini e 128 professionisti sanitari, e un attento esame effettuato sugli atti ufficiali di tutte le regioni italiane, a cui ne è stato affiancato un’altra svolta sul campo in dieci regioni (Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Veneto). Inoltre, a questi vanno aggiunte anche le interviste che hanno visto il coinvolgimento di politici e funzionari regionali con potere decisionale nell’ambito della politica sanitaria.

Le Case della Salute

Nella mattinata di martedì 19 novembre 2013, l’Assessore al diritto alla Salute della Regione Toscana, Luigi Marrone, ha inaugurato la 40° Casa della Salute della Toscana, la prima posta nell’area fiorentina (per la precisione nel comune di Scandicci). Ma questa non è che un altro piccolo step di un piano regionale che ha come obiettivo la costituzione di un totale di 90 Case della Salute entro la primavera del 2014. E una volta che questo piano sarà completato, si procederà al finanziamento di altre 30 da realizzare entro la fine del 2014 (vedi articolo pubblicato su Quotidiano Sanità).

Ma la Toscana non è l’unica regione italiana ad avere in programma la creazione di un’estesa rete di Case della Salute. Un’altra regione con servizi sanitari d’eccellenza come l’Emilia-Romagna ha anch’essa già inaugurato una cinquantina di Case della Salute e programmato l’apertura di un’altra sessantina entro fine anno. Altre regioni che hanno adottato il modello della “Casa della Salute” sono Piemonte, Sicilia, Sardegna, Puglia e, più recentemente, la Calabria. Inoltre, secondo quanto dichiarato dal Presidente Zingaretti non più tardi di due mesi fa, anche la Regione Lazio istituirà Case della Salute per cercare di limitare gli accessi impropri al pronto soccorso e limitare il numero di strutture ospedaliere e di posti letto, allo scopo di rispondere in maniera adeguata ai bisogni sanitari della cittadinanza e limitare la spesa sanitaria regionale (vedi articolo)

Cure primarie in UK: pillole sulla riforma sanitaria

 

Il 1° aprile di quest’anno in Inghilterra è entrata in vigore la nuova riforma sanitaria fortemente voluta dal Primo Ministro David Cameron, per mezzo della quale il National Health Service ha subito un cambiamento epocale tale da modificarne in profondità la struttura e i processi ad essa connessa, soprattutto per quel che riguarda l’assistenza primaria.

Infatti, il precedente sistema di governance dell’intero sistema si basava su 10 Strategic Health Autorities, incaricate della gestione e del governo del NHS a livello locale attraverso la predisposizione degli Health Improvement Programmes e il monitoraggio dei rapporti fra i Trust (ospedali) della secondary care e i Primary Care Trusts (PCTs). I PCTs erano degli aziende sanitarie locali il cui scopo era quello di garantire l’accesso a tutti i servizi sanitari necessari a favore di tutti i cittadini ricompresi nel loro territorio. Il loro numero era pari a meno di 300 e all’interno di ognuno di essi operavano, e venivano coordinati, più GPs (General Practitioners), vale a dire i medici generici, insieme a personale infermieristico e terapisti, oculisti, dentisti e farmacisti allo scopo di offrire l’assistenza sanitaria globale per il loro territorio di riferimento. Accanto ai PCTs erano stati anche istituiti i Walk-in Centres, in cui venivano impiegati infermieri specializzati e che offrivano informazioni e assistenza sanitaria su patologie o lesioni non gravi, e il NHS Direct, vale a dire un servizio telefonico attivo 24h su 24 a cui rispondono infermieri professionali che fornivano informazioni e consigli relativi alla salute.