Il Sistema Sanitario USA – Piccola Introduzione

È già da un po’ di tempo che volevo affrontare l’analisi del sistema sanitario statunitense, la necessità di analizzare in modo adeguato le informazioni che direttamente o indirettamente lo riguardano mi hanno sempre indotto a posticipare nel tempo il confronto con questo tema. Infatti, come per altri sistemi sanitari è facile cadere nella tentazione di banalizzarne la descrizione, limitandosi a metterne in risalto la peculiarità di questo modello così differente non solo da quelli europei ma anche da quelli dei principali paesi avanzati ma non cogliendone la visione di insieme. In realtà il sistema sanitario statunitense ha una struttura alquanto articolata e per certi versi contraddittoria: infatti il settore sanitario privato è quello di assoluto riferimento, anche se l’intervento pubblico non è affatto marginale e la spesa sanitaria pubblica raggiunge circa l’8% del PIL, percentuale più alta rispetto a quella di alcuni paesi (ad esempio Italia, Regno Unito e Spagna) che hanno una netta predominanza della sanità pubblica su quella privata.

La Nuova Sanità Lombarda

Già nello scorso mese di maggio ho affrontato il tema della riforma sanitaria lombarda illustrando i contenuti del Libro Bianco sullo Sviluppo Sociosanitario in Lombardia. Dopo mesi di confronto politico in seno alla giunta e al Consiglio Regionale (e ad alcune vicende legate all’ambito sanità che hanno occupato non solo le pagine politiche ma anche quelle della cronaca giudiziaria), lo scorso 5 agosto è stato finalmente approvato il testo definitivo della riforma.

Una riforma che ha voluto conservare come capisaldi della sanità regionale il principio di libera scelta di accesso alle strutture sociosanitarie, la netta separazione fra le funzioni di programmazione, acquisto e controllo da quelle di erogazione, e la parità fra soggetti erogatori pubblici e privati accreditati. Ma grazie ad essa, come già anticipato nel mio precedente post La Riforma Sanitaria Lombarda, ne vengono introdotti altri come quello della presa in carico della persona nel suo complesso,  intento che sta alla base della decisione di integrare fra loro l’ambito sanità e l’ambito sociale non solo a livello regionale ma anche territoriale.

Il Rapporto SDO 2014


Non appare ancora molto chiaro se tutti gli sforzi compiuti in questi anni per far sì che un sempre maggior numero di pazienti, soprattutto cronici, siano presi in carico dall’assistenza sanitaria territoriale stiano avendo successo: in particolare, molte delle azioni previste nell’ultimo Patto della Salute approvato dalla Conferenza Stato-Regioni non sono state implementate o, nella maggior parte dei casi laddove ciò è stato fatto, non sembrano ancora avere raggiunto i risultati sperati. Inoltre, sia le ulteriori diminuzioni di risorse ai budget sanitari sia la mancanza di una vera e propria iniziativa volta a favorire la digitalizzazione in ambito sanitario sono ulteriori ostacoli presenti su questo percorso.

Quello che dai dati disponibili è oramai certo è il fatto che c’è un numero sempre minore di accessi ai ricoveri ospedalieri, la cui diminuzione è stata graduale e costante nell’arco degli ultimi dieci anni. Tali evidenze risultano chiaramente dall’ultimo Rapporto SDO 2014 pubblicato lo scorso giugno dal Ministero della Salute, dove si sottolinea che i pazienti ricoverati presso le strutture ospedaliere italiane sono diminuiti di ben 315.000 unità, con un calo del 3,2% rispetto al 2013 e un numero complessivo di ricoveri che si è attestato a 9.526.832 pazienti.

Indicatori in sanità – Seconda parte: Efficienza

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Dopo aver analizzato gli indicatori di struttura e gli indicatori di attività di un sistema sanitario con un mio post di qualche giorno fa, il contributo odierno vuole offrire una serie di altri indicatori impiegati per valutare l’efficienza del sistema sanitario (o anche di un singolo SSR, o di un singolo ospedale, fino ad arrivare al singolo reparto o alla singola unità operativa).

Come noto ai più, l’efficienza è il rapporto fra input (risorse impiegate) e output (beni prodotti e/o servizi erogati) e in ambito sanitario essa viene misurata da indicatori di rendimento che permettono il monitoraggio della produttività delle risorse fisiche utilizzate (oppure del loro valore) in relazione ai volumi di attività prodotti dal sistema sanitario o a precisi benchmark di riferimento. Tali indicatori di efficienza hanno degli scopi ben determinati: offrire delle misurazioni che permettano di adottare misure tali da permettere la massimizzazione dei beni prodotti o dei servizi erogati in relazione ai fattori produttivi impiegati e la minimizzazione dei costi di produzione.

Gli indicatori di efficienza possono essere suddivisi in tre grandi categorie: gli indicatori che misurano la produttività del personale, quelli che misurano la produttività del complesso di risorse e, infine, quelli riguardanti il costo delle risorse.

Una promessa mantenuta: Dovesalute

Il 27 settembre 2013 ho pubblicato su questo blog il post dal titolo “Gli Ospedali Italiani e Big Data” con il quale ho effettuato delle mie considerazioni sull’intervista al ministro della Salute Beatrice Lorenzin pubblicata sul sito del quotidiano La Repubblica di quello stesso giorno. In questa intervista il ministro aveva lanciato l’iniziativa di creare un TripAdvisor degli ospedali italiani, vale a dire un database liberamente fruibile on-on line su cui il cittadino possa ricercare e trovare i dati di struttura di tutti gli ospedali italiani (e dei loro relativi reparti) e le loro performance quantitative e qualitative.

Devo dare atto al ministro di aver mantenuto la promessa fatta in quella occasione, in quanto il ministero della sanità ha implementato un portale chiamato DoveSalute con cui è possibile consultare e informazioni e le attività svolte dalle strutture sanitarie, siano esse ospedali, strutture private convenzionate, ambulatori, farmacie, laboratori di analisi, medici di famiglia e pediatri di libera scelta. In realtà i dati attualmente pubblicati e resi disponibili sono quelli relativi ai soli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) e l’interfaccia sembra ancora essere molto semplice ed essenziale, ma ciò sta anche a dimostrare che la “macchina” che sta dietro a questa iniziativa si sta muovendo e nei prossimi mesi dovrebbero essere disponibili altri dati, soprattutto quando saranno caricate a sistema le informazioni in possesso delle Regioni e che quest’ultime dovranno trasmettere.

La sanità svedese e il suo modello

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Qualche settimana fa, mentre stavo ricercando del materiale riguardante il sistema sanitario canadese mi imbattei in alcune fonti che descrivevano quello di uno dei paesi europei più avanzati sia economicamente sia socialmente, tanto da essere riconosciuto come il modello della socialdemocrazia in Europa: la Svezia.

La sanità svedese è fondata su pilastri quali:

  • la Dignità Umana;
  • Bisogno e Solidarietà;
  • Costo-Efficacia.

Attualmente la spesa sanitaria totale è pari a circa il 9,5% del PIL svedese e la quota di spesa sanitaria pubblica è pari a circa il 7,7%. Dal lato del finanziamento, il sistema sanitario svedese è di fatto un modello a copertura universale e con una limitata compartecipazione da parte dei cittadini attraverso il sistema dei ticket, anche se esiste un secondo canale di finanziamento costituito da un’assicurazione sociale, a totale carico dei datori di lavoro, che copre cure odontoiatriche, farmaci e garantisce dalle perdite di reddito dovute a malattia. Pertanto, il finanziamento attinge fondi quasi integralmente dalla fiscalità generale, che sovvenziona circa l’82% della spesa sanitaria totale mentre la percentuale residua è derivante dall’assicurazione sociale sopra descritta (circa il 15%), dalle assicurazioni private (n aumneto rispetto al passato) e dai cittadini.

Organizzazione della rete ospedaliera e chiusura dei piccoli ospedali

 

Uno dei temi principali che ogni sistema sanitario deve affrontare e sottoporre ad una continua verifica è quello relativo all’organizzazione della propria rete ospedaliera. Esso infatti è un aspetto molto importante per gli impatti che può determinare sull’adeguatezza e l’efficacia dell’offerta di cure secondarie, sui costi per il sistema sanitario pubblico (con conseguente impatto sulla politica  fiscale e sulle finanze pubbliche), e sulle ricadute sociali che esso determina sulla popolazione del territorio (in primis sul benessere generale e sugli aspetti occupazionali).

Per tali motivi, è abbastanza comprensibile che la proposta (l’ennesima) di chiudere o riconvertire 175 presidi ospedalieri dotati di meno di 120 posti letto per la cura dei pazienti acuti, contenuta nella bozza di Patto per la Salute presentato dal Ministero della Salute alle Regioni al fine di dare il via ad una trattativa sui contenuti di tale documento ed arrivare alla firma dello stesso, abbia incontrato non poche resistenze da parte degli assessorati regionali alla sanità e dei residenti delle zone ove sono collocate strutture ospedaliere con tali caratteristiche. Preoccupazioni e proteste del tutto comprensibili, come tuttavia è del tutto condivisibile lo sforzo di limitare lo spreco di risorse pubbliche attraverso una razionalizzazione del sistema.

La comunicazione web delle aziende sanitarie italiane

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In questo periodo sto collaborando come freelance con una società di ricerche di mercato dedicate al solo ambito pharma, ed in particolare sto svolgendo alcune attività di field che costituivano parte dei compiti legati alla mia prima esperienza in IMS Health e che in seguito ho talvolta eseguito anche quando operavo come market researcher: recuperare indirizzi e-mail e contattare telefonicamente dei medici (in particolare specialisti) per proporre loro una collaborazione attraverso la compilazione di un questionario via web (oppure ricordare loro di compilarlo se già collaborano).

Per fare ciò, nella maggior parte dei casi procedo con il reperire informazioni direttamente sui siti web delle varie Aziende Ospedaliere e Aziende Sanitarie Locali, e finora ho potuto constatare come purtroppo, dal momento in cui non mi sono più occupato di ricerche di mercato in ambito pharma ad oggi (vale a dire circa due anni e mezzo), la qualità generale della comunicazione web da parte degli enti e delle aziende sanitarie pubbliche (ma possiamo associarci anche gli enti privati) non è affatto migliorata, rimanendo nel complesso abbastanza approssimativa e scarsamente aggiornata.

La Direttiva 2011/24: minaccia o occasione da cogliere?

 

La mia tesi di laurea, che ho discusso la bellezza di dieci anni fa (giugno 2003) ha come titolo “Il pensiero politico di Mario Albertini” e un sottotitolo che indica chiaramente quale sia l’argomento sviluppato in essa: “dall’Europa degli Stati nazionali agli Stati Uniti d’Europa”. Mario Albertini è stato uno dei maggiori esponenti del Federalismo Europeo, fine pensatore, amico e avversario di Altiero Spinelli. So che l’argomento al giorno d’oggi non ha molta popolarità, ma è stato fra coloro che hanno proposto e sostenuto la creazione di una moneta unica, nella convinzione che ciò avrebbe costretto i governi degli Stati nazionali ha cedere parte della loro sovranità ad un governo europeo eletto democraticamente dal popolo europeo.

Anche se questa strategia sta dimostrando tutti i sui limiti, il processo di integrazione, attraverso la classica via intergovernativa tracciata da Jean Monnet, sta comunque continuando: a volte su cose insignificanti (e onestamente ridicole), altre volte su aspetti più seri che potrebbero rappresentare delle novità capaci di modificare nel medio e lungo periodo le abitudini e la mentalità dei vari popoli nazionali, posando così un ulteriore mattone sulla via della nascita di un vero popolo europeo come sognato da Albertini.

Il mio scenario sulla futura dispensazione dei farmaci

 

Nella mia quotidiana attività di ricerca lavorativa mi avvalgo principalmente di LinkedIn e delle funzionalità che esso mette a disposizione (devo dire che fino a questo momento i riscontri non sono stati particolarmente incoraggianti ma la speranza è l’ultima a morire), in particolare dei gruppi e delle possibilità da essi offerte.

Fra i gruppi ai quali sono iscritto ci sono anche quelli dedicati alla ricerca di lavoro e in molti di questi ho sempre trovato numerosi interventi e annunci dedicati alla ricerca di Informatori Scientifici del Farmaco. La figura dell’ISF è stata oggetto di un forte ridimensionamento negli ultimi anni, ma a quanto pare sembra ancora essere abbastanza richiesta anche se le numerosità degli addetti è notevolmente diminuita dall’inizio degli anni 2000.

Ciò significa che le aziende farmaceutiche stanno costantemente adeguando la loro forza vendite ai continui mutamenti del mercato e del sistema sanitario nazionale. Partendo da questa considerazione, mi sono ritrovato a pensare su come in un prossimo futuro potrebbe cambiare lo scenario della sanità italiana nell’ambito della dispensazione dei farmaci, in particolare per quelli ricompresi nella classificazione A o H di rimborsabilità, e a quali vincoli dovranno attenersi i soggetti e le istituzioni del SSN atte a questo compito.