Ricerca, Comunità, Innovazione: la CSR di Gilead

Cover Premiazione Gilead

La cerimonia di premiazione dei tre programmi di Gilead Italia (il Fellowship Program, il Community Award e il Digital Health Program), dedicati all’innovazione e inseriti nel quadro delle sue attività di Corporate Social Responsibility, è stata l’occasione per fare il punto su come la tecnologia e la ricerca potranno influenzare il futuro della medicina e della sanità

 

Un totale di 221 progetti presentati da 162 enti di ricerca, organizzazioni no-profit e associazioni pazienti di tutto il territorio italiano;

Premiati 60 progetti presentati da 52 enti di ricerca e organizzazioni no profit;

Assegnati oltre 1,4 milioni di Euro.

Questi numeri, obiettivamente molto importanti, sono la sintesi dei tre bandi di concorso promossi da Gilead Italia finalizzati al miglioramento della qualità di vita e, anche se solo in parte, testimoniano l’impegno di Gilead Sciences nell’adottare delle pratiche di Corporate Social Responsibility.

La cerimonia di premiazione dei progetti vincitori che ha avuto luogo lo scorso 13 ottobre a Milano è stata un’occasione per fare il punto su quali siano i nuovi orizzonti della ricerca, su come potrà evolvere la tecnologia nel prossimo futuro e su quale sarà l’impatto che questa evoluzione avrà nei riguardi della comunità dei pazienti.

Ricerca, Comunità, Innovazione: sono proprio questi tre aspetti ad essere stati le tre keywords che hanno caratterizzato i vari momenti della cerimonia. E ognuno di questi tre aspetti rappresenta rispettivamente il tema cardine di uno dei tre programmi attivati da Gilead Sciences.

I numeri del Pharma in Italia


Lo scorso 2 Luglio presso il Teatro Argentina di Roma si è tenuta l’Assemblea Pubblica di Farmindustria, durante la quale non solo il Presidente Massimo Scaccabarozzi è stato confermato alla sua guida per un altro mandato, ma si è anche avuta l’occasione di avere un quadro complessivo sulla salute del settore e sulle sfide che l’industria farmaceutica italiana dovrà affrontare nel prossimo futuro. Poiché anche in precedenti occasioni ho avuto modo di riportare dati e previsioni relativi alla produzione, agli investimenti e alle risorse umane relative all’intero comparto farmaceutico, ritengo sia comunque utile offrire periodicamente un aggiornamento di tali informazioni per poter consentire a tutti i lettori di elaborare delle proprie considerazioni su quale sia l’attuale trend dell’industria farmaceutica italiana.

Il Terzo Settore e il suo contributo alla sanità e alla ricerca

Come avranno notato i più attenti fra tutti coloro che hanno avuto occasione di leggere il mio Curriculum Vitae, qualche tempo dopo la laurea ebbi la possibilità di frequentare un corso focalizzato sul “Marketing Sociale“. Oggi questa definizione il più delle volte viene fraintesa, poiché con l’esplosione in questi ultimi anni del fenomeno dei social networks anni viene naturale associare la parola “Sociale” a tutto ciò che ha a che fare con esso. In realtà, il corso riguardava il marketing applicato alla realtà del Terzo Settore (o anche “settore non profit”) ed è per tale motivo che la proposta di riforma del Terzo Settore avanzata dal governo qualche giorno fa ha suscitato la mia curiosità anche se da qualche tempo non ho avuto più occasione di seguire le evoluzioni normative di questo ambito. Tuttavia, con questo post non voglio soffermarmi su ciò, ma offrire alcune veloci informazioni sul Terzo Settore e sul contributo da esso offerto in campo sanitario e in quello della ricerca scientifica.

Rapporto sulle Biotecnologie del settore farmaceutico in Italia 2014

 

Nonostante in Italia il 2013 sia stato un anno molto difficile per l’intero apparato produttivo ed industriale nazionale, il settore delle biotecnologie applicate in ambito farmaceutico e medicale è riuscito a confermare una certa tenuta sia in termini di fatturato che di investimenti. Ciò è quanto emerge dal “Rapporto sulle Biotecnologie del settore farmaceutico in Italia 2014” redatto da Ernst&Young presentato il 18 giugno scorso dal Presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, e dal presidente del gruppo Biotecnologie di Farmindustria, Eugenio Arighieri.

Come prima cosa dal rapporto emerge ancora una volta che il settore farmaceutico nell’ambito biotecnologico gioca ancora un ruolo di assoluto rilievo con ben 176 aziende biotech dedicate al mondo pharma su un totale di 241 imprese dedicate al mondo salute (Red Biotech) e un totale di 422 imprese dell’intero comparto biotecnologico italiano. Nel 2013 il fatturato delle aziende biotech pharma assommava complessivamente 5.939 milioni di Euro pari al 89% del totale fatturato del settore Red Biotech (6.662 milioni) e al 84,2% di quello dell’intero comparto (7.050 milioni di Euro). Percentuali che trovano conferma, seppur in misura leggermente minore, anche nel momento in cui si vanno a prendere in considerazione gli investimenti e gli addetti in R&S dell’ambito biotech pharma (pari rispettivamente a 1.082 milioni di Euro e a 4.658 addetti) che, se raffrontati con il solo settore del Red Biotech, hanno pesato rispettivamente per il 78% e l’89%, mentre, se raffrontati con l’intero comparto, hanno pesato per rispettivamente per il 71.3% e il 70.3%.

La ripresa degli investimenti nel pharma in Italia

Qualche settimana fa il Primo Ministro Matteo Renzi nel corso di un suo discorso ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:

“Sono tre i punti su cui dobbiamo puntare per rilanciare il farmaceutico:

  • Primo: regole più semplici sul fisco. Bisogna semplificare; pagare le tasse non è mai piacevole, pagarle in Italia è complicato;
  • Secondo: abbiamo bisogno di regole più semplici per il mondo del lavoro;
  • Terzo: il settore farmaceutico è un settore fondamentale. Dobbiamo modulare la spesa sanitaria in modo intelligente e aggredire ogni centesimo che viene buttato via.

Investire in questo settore, settore in cui vogliamo creare occupazione di qualità, è fondamentale per rendere l’Italia un punto di riferimento a livello mondiale”.

Tali affermazioni sono state rilasciate durante la tappa del Roadshow dal titolo “Produzione di Valore” organizzato da Farmindustria presso la sede della Merck Serono a Modugno in provincia di Bari e testimoniano, aldilà delle proprie opinioni politiche che naturalmente possono anche essere diverse da quelle sostenute dall’attuale maggioranza, un certa attenzione rivolta al settore farmaceutico e alla sanità in genere.

Nanomedicina: la frontiera dell’estremamente piccolo

La medicina personalizzata è la nuova frontiera verso la quale si stanno indirizzando tutte le grandi aziende farmaceutiche. Essa richiede e richiederà ancora forti investimenti in infrastrutture e in ricerca,  ma già oggi esiste una branchia della medicina che rappresenta una sua anteprima ed è letteralmente difficile da vedere poiché concentrata sull’estremamente piccolo: la nanomedicina.

La nanomedicina, riprendendo una semplice definizione da Wikipedia, non è altro che “l’applicazione medica delle possibilità derivanti dalle nanotecnologie”, capace proprio per questo di superare la distinzione normalmente esistente fra chimica, biologia e fisica, e questo proprio grazie al fatto di essere una tecnologia con dimensioni che si misurano in nanometri. Giusto per dare un riferimento di grandezza, il rapporto esistente fra il nanometro e il metro è il medesimo esistente fra il diametro di una pallina di tennis e quello della terra.

Partendo da questi presupposti è facile immaginare quali siano le enormi potenzialità offerte dalla nanomedicina. Già oggi esistono dei farmaci che nella loro composizione comprendono anche nanoparticelle (di varia natura: si va da grassi a polimeri organici e componenti di virus fino a veri e propri metalli) che fungono da “veicolo” al principio attivo del farmaco per poter così essere somministrato nel momento e nel punto più adatti al fine di ottenere la maggior efficacia possibile contenendo i rischi di reazioni avverse. Attraverso queste caratteristiche è possibile non solo controllare la solubilità e i tempi di rilascio, ma anche far effettuare un rilascio “multistadio” attraverso la “liberazione” un solo principio attivo in più fasi e in differenti situazioni oppure permettendo l’assunzione contemporanea di due o più principi attivi che in seguito possono venire rilasciati in momenti diversi uno dall’altro, andando a colpire le loro specifiche cellule-obiettivo.

La medicina e la robotica

Proprio sulle nostre teste, a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, è in corso un esperimento di robotica avanzata chiamato Robonaut. Robonaut è un robot umanoide sviluppato dalla Nasa in collaborazione con la General Motors. Attualmente sulla ISS è in uso la versione Robonaut 2 (R2) che è costituita da un busto antropomorfo, dotato di braccia e mani con caratteristiche simili a quelle umane, ancorato ad una delle pareti di uno dei moduli della stazione spaziale. Robonaut è stato creato ed è sottoposto ad un continuo sviluppo allo scopo di fornire un supporto alle attività degli astronauti attraverso lo svolgimento di compiti ripetitivi, complessi o troppo rischiosi.

Il Robonaut sulla stazione spaziale ha altre due copie identiche qui sulla terra, ed una di queste si trova presso lo Houston Medicine Research Institute sotto la supervisione del Dottor Zsolt Garami, il quale sta facendo “apprendere” a questo robot come utilizzare i dispositivi diagnostici presenti sulla stazione spaziale e come effettuare un’iniezione intravenosa nella giugulare.

Come nasce un farmaco

Durante tutti i mesi di vita di MioPharma Blog ho trattato i più svariati argomenti: dalla comunicazione a come è organizzato il sistema sanitario nazionale, dagli studi relativi a patologie, caratteristiche della popolazione, peculiarità del nostro sistema industriale alle innovazioni medico-diagnostiche quasi fantascientifiche che potranno avere un impatto rivoluzionario nel prossimo futuro. Ciò che non ho ancora trattato in tutto questo tempo è la risposta ad una domanda semplice ma anche scontata: come nasce un farmaco? O meglio: quali procedura deve seguire (e quali step deve superare) un principio attivo per essere pronto ad ottenere l’autorizzazione all’immissione in commercio?

In una prima fase di ricerca di base, i laboratori di ricerca farmaceutica solitamente applicano il cosiddetto metodo dello screening: vengono testate un gran numero di molecole (circa 10.000) individuando solo successivamente il settore di applicazione (in alternativa si può procedere dapprima all’individuazione di quest’ultimo e in seguito all’esecuzione di test su molecole ad esso relativo, ma tale procedura è applicata in pochi casi). E’ in questa fase che avviene il deposito del brevetto e alla fine di questa primo passaggio solitamente vengono selezionate un massimo di 100 molecole che saranno soggette a test nello step degli studi preclinici.

Supercomputer e medicina personalizzata

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Stavo cercando del materiale per scrivere un nuovo post quando ho dato un’occhiata al sito del Corriere della Sera per vedere quali fossero in quel mentre le ultime notizie. Scorrendo la Home Page ho però notato un piccolo trafiletto dal titolo “Un supercomputer sceglie le medicine più adatte contro l’HIV” ed allora, incuriosito, ho dato una rapida lettura a questo articolo.

Nel pezzo scritto da Emanuela Di Pasqua viene reso noto che grazie all’impiego di un supercomputer un team di ricercatori della University College di Londra guidati dal Professor Peter Conevey, con la collaborazione di altri colleghi della Rutgers University del New Jersey, sono riusciti ad individuare le caratteristiche genetiche del virus HIV quando questi si trova in uno specifico corpo umano. La presentazione di tali risultati è avvenuta in occasione del meeting annuale della American Association for the Advancement of Sciences (AAAS).

Le principali patologie mortali ed invalidanti e la loro percezione

 

Oggi come prima cosa permettetemi di ringraziare il Dottor David Vittoria per la sua continua attività di condivisione di proposte e documenti (effettuata tramite i gruppi di LinkedIn a cui è iscritto) che altrimenti continuerebbero ad essere non raggiungibili e non conosciuti ai più. In particolare, lo ringrazio per aver condiviso il Rapporto Meridiano Sanità 2013 redatto dalla European House Ambrosetti che, per mia grossa mancanza, non era finora stato oggetto della mia attenzione.

Purtroppo non sono ancora riuscito a portare a termine la lettura dell’intero documento, ma già il primo capitolo, dedicato al contesto demografico ed epidemiologico, offre degli interessanti spunti di riflessione circa il trend delle patologie oggi più prevalenti da qui al prossimo futuro, tenendo conto che il costante invecchiamento della popolazione, senza una perdurante attività di ricerca su nuovi trattamenti e protocolli di cura, e, soprattutto, senza un potenziamento continuo dell’attività di prevenzione, determinerà inevitabilmente un aumento della mortalità negli anni a venire.