Il sistema sanitario tedesco


Il weekend appena trascorso è stato abbastanza faticoso per me in quanto mi sono recato in Germania per partecipare (per la terza volta nella mia vita) all’Oktoberfest di Monaco di Baviera. E come ogni volta, ai miei occhi l’efficienza e l’organizzazione tedesca sono sempre, nel bene e nel male, fonte di ammirazione.

Ed è mia opinione che sia del tutto scontato che anche il sistema sanitario tedesco sia conforme proprio al principio dell’efficienza. Non ha caso esso, almeno nella sua componente pubblica, è stato congegnato dal cancelliere Otto von Bismarck (tanto che questo modello ne ha assunto il nome) e per decenni è stato il principale modello di riferimento per tutti i sistemi sanitari dei paesi industrializzati (in Italia il modello Bismarck è stato adottato fino al 1978, anno in cui, con l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, il nostro paese virò verso il modello Beveridge di stampo inglese).

Indicatori in sanità – Terza parte: Efficacia

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Nel precedente mio post relativo agli indicatori in sanità ho cercato di offrire una breve descrizione degli indici impiegati per misurare l’efficienza di un sistema sanitario. Ma l’aver trattato il tema dell’efficienza pone anche l’obbligo di misurare quanto i servizi offerti da un sistema sanitario attraverso le sue prestazioni mediche, diagnostiche, ambulatoriali e ospedaliere, siano in grado di migliorare lo stato di salute dei pazienti. In pratica, occorre misurare la loro efficacia.

Come già osservato in riferimento all’efficienza, anche l’efficacia può essere misurata sulla globalità del sistema sanitario o solamente su determinati aspetti patologici, di sistema e geografici. Infatti, essa può essere analizzata avendo come riferimento il sistema sanitario nel suo complesso, o i singoli servizi sanitari offerti a livello strutturale, o, ancora, le tecnologie utilizzate per l’offerta di una prestazione sanitaria.

Il Gaming e il Pharma

Il gioco è un’attività fondamentale che caratterizza la natura umana (e non solo). Attraverso di esso adulti e bambini compiono un’attività ricreativa che permette lo sviluppo di un sfera cognitiva personale, della personalità ed anche, nel caso dei bambini e degli adolescenti, di esercitare un ruolo primario nell’evoluzione affettiva ed umana della persona. Il gioco quindi può rappresentare un’attività di semplice svago dove entrano in campo la fortuna (giochi d’azzardo) e/o la competitività. Ma esso può avere anche una valenza didattica, permettendo così di apprendere tematiche anche complesse in modo creativo e facilmente intuibile dalla mente umana.

Ciò a cui stiamo assistendo oggi è l’impiego del gioco anche come mezzo in grado di rendere più efficace e diretta la propria strategia comunicativa. In realtà non si tratta di una vera e propria novità, poiché tale pratica era utilizzata già in passato, ma l’avvento dell’informatica e dei videogiochi, nonché la diffusione di internet e una connessione alla rete sempre più veloce, hanno permesso di superare i limiti imposti dalla carta stampata e favorito una sua più ampia diffusione. Infine, la nascita e la diffusione dei social network sta rappresentando il volano per questa nuova tipologia di comunicazione, utilizzata soprattutto per far conoscere le caratteristiche di un prodotto, per presentare un’azienda o per informare il pubblico sulla rilevanza di un dato fenomeno o settore.

Indicatori in sanità – Seconda parte: Efficienza

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Dopo aver analizzato gli indicatori di struttura e gli indicatori di attività di un sistema sanitario con un mio post di qualche giorno fa, il contributo odierno vuole offrire una serie di altri indicatori impiegati per valutare l’efficienza del sistema sanitario (o anche di un singolo SSR, o di un singolo ospedale, fino ad arrivare al singolo reparto o alla singola unità operativa).

Come noto ai più, l’efficienza è il rapporto fra input (risorse impiegate) e output (beni prodotti e/o servizi erogati) e in ambito sanitario essa viene misurata da indicatori di rendimento che permettono il monitoraggio della produttività delle risorse fisiche utilizzate (oppure del loro valore) in relazione ai volumi di attività prodotti dal sistema sanitario o a precisi benchmark di riferimento. Tali indicatori di efficienza hanno degli scopi ben determinati: offrire delle misurazioni che permettano di adottare misure tali da permettere la massimizzazione dei beni prodotti o dei servizi erogati in relazione ai fattori produttivi impiegati e la minimizzazione dei costi di produzione.

Gli indicatori di efficienza possono essere suddivisi in tre grandi categorie: gli indicatori che misurano la produttività del personale, quelli che misurano la produttività del complesso di risorse e, infine, quelli riguardanti il costo delle risorse.

I modelli di finanziamento dei sistemi sanitari

Ieri, mentre stavo navigando sul web in cerca di notizie, visitando il sito del Linkiesta sono stato attratto da un titolo che mi ha incuriosito: Sanità, Europa e USA non sono mai stati così vicini. L’articolo, scritto da Cristina Tognaccini, è molto interessante e, fra le altre cose, rileva come negli ultimi anni il sistema sanitario americano, fondato sul libero mercato, e quelli degli Stati europei, caratterizzati da un più o meno esteso intervento pubblico, sono stati oggetto di riforme che, da versanti opposti, stanno facendo convergere i loro sistemi verso un non ancora individuato punto di mediazione per tentare di fronteggiare il continuo aumento della spesa sanitaria: nel sistema USA sono indubbiamente aumentati gli investimenti pubblici in ambito sanitario mentre in Europa si sta assistendo ad una crescita della quota di spesa a diretto carico del cittadino in associazione ad una più ridotta offerta di servizi sanitari.

Ciò in futuro indurrà necessariamente a ripensare l’organizzazione dei vari sistemi sanitari soprattutto sul lato del loro finanziamento, poiché ad oggi non si stanno dimostrando adeguati alla nuova realtà sanitaria caratterizzata da una popolazione sempre più anziana e, di conseguenza, da una spesa sempre più elevata. Ma, partendo dal presupposto che tutti i sistemi sanitari presentano un proprio specifico mix di fonti di finanziamento, esistono dei modelli base a cui poter far riferimento. Nel grafico qui sotto ne riporto i principali:

Il capitolo Salute del Rapporto BES 2014

 

Nei giorni scorsi è stato presentato a Roma, presso Palazzo Chigi, il Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile 2014 redatto dall’Istat e dal CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro). Il rapporto presentato è solo l’ultimo atto in ordine di tempo di un lavoro continuativo di indagine che sta proseguendo da qualche anno a questa parte, e il cui fine è offrire, attraverso tutta una serie di indicatori aventi per oggetto numerosi aspetti economici, politici, sociali e culturali, la descrizione di come il benessere in Italia stia evolvendo e quanto esso sia sostenibile nel tempo.

L’argomento salute, neanche a dirlo, in questo ambito ha un interesse privilegiato, tanto che ad essa è stato dedicato il primo capitolo del Rapporto. Molti dei dati riportati in questo capitolo, (come quelli relativi all’aumento della speranza di vita, una situazione di maggior svantaggio del Sud Italia rispetto al Nord, ecc…) confermano tendenze già ampiamente descritte in altri studi e anche riportate in altri capitoli di questo blog.  E’ comunque utile sottolineare come il rapporto rilevi una diminuzione costante nel trend relativo alla mortalità per tumori e un’attenuazione del tasso di crescita della mortalità dovuta a demenze o malattie del sistema nervoso.

Rapporto sulle Biotecnologie del settore farmaceutico in Italia 2014

 

Nonostante in Italia il 2013 sia stato un anno molto difficile per l’intero apparato produttivo ed industriale nazionale, il settore delle biotecnologie applicate in ambito farmaceutico e medicale è riuscito a confermare una certa tenuta sia in termini di fatturato che di investimenti. Ciò è quanto emerge dal “Rapporto sulle Biotecnologie del settore farmaceutico in Italia 2014” redatto da Ernst&Young presentato il 18 giugno scorso dal Presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, e dal presidente del gruppo Biotecnologie di Farmindustria, Eugenio Arighieri.

Come prima cosa dal rapporto emerge ancora una volta che il settore farmaceutico nell’ambito biotecnologico gioca ancora un ruolo di assoluto rilievo con ben 176 aziende biotech dedicate al mondo pharma su un totale di 241 imprese dedicate al mondo salute (Red Biotech) e un totale di 422 imprese dell’intero comparto biotecnologico italiano. Nel 2013 il fatturato delle aziende biotech pharma assommava complessivamente 5.939 milioni di Euro pari al 89% del totale fatturato del settore Red Biotech (6.662 milioni) e al 84,2% di quello dell’intero comparto (7.050 milioni di Euro). Percentuali che trovano conferma, seppur in misura leggermente minore, anche nel momento in cui si vanno a prendere in considerazione gli investimenti e gli addetti in R&S dell’ambito biotech pharma (pari rispettivamente a 1.082 milioni di Euro e a 4.658 addetti) che, se raffrontati con il solo settore del Red Biotech, hanno pesato rispettivamente per il 78% e l’89%, mentre, se raffrontati con l’intero comparto, hanno pesato per rispettivamente per il 71.3% e il 70.3%.

Indicatori in sanità – Prima parte: struttura e attività

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Molti degli argomenti trattati finora da MioPharma Blog hanno riguardato il sistema sanitario nazionale: la sua organizzazione, il suo finaziamento, le prestazioni da esso offerte. Tuttavia, finora non ho ancora affrontato un argomento che è di fondamentale importanza nel momento in cui si vogliono acquisire di informazioni, valutare i risultati di performance, seguire l’evoluzione di un dato fenomeno nel tempo, effettuare dei confronti, ed eseguire analisi complete ed accurate: l’attività di misurazione.

Per poter effettuare delle misurazioni ci si avvale comunemente di indicatori in grado di riassumere un aspetto o una dimensione in un semplice numero, e ciò vale anche per i fenomeni riguardanti la sanità e il sistema sanitario italiano. Esistono numerosi indicatori utilizzati in sanità che possono essere raggruppati in alcune macro-categorie, e l’analisi di questi strumenti, che sia riferita al singolo indicatore, ad una parte di essi o alla loro totalità, consente (o dovrebbe consentire) di acquisire una maggiore consapevolezza delle peculiarità del nostro sistema sanitario, dei suoi punti di forza e dei suoi punti di debolezza.

La ripresa degli investimenti nel pharma in Italia

Qualche settimana fa il Primo Ministro Matteo Renzi nel corso di un suo discorso ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:

“Sono tre i punti su cui dobbiamo puntare per rilanciare il farmaceutico:

  • Primo: regole più semplici sul fisco. Bisogna semplificare; pagare le tasse non è mai piacevole, pagarle in Italia è complicato;
  • Secondo: abbiamo bisogno di regole più semplici per il mondo del lavoro;
  • Terzo: il settore farmaceutico è un settore fondamentale. Dobbiamo modulare la spesa sanitaria in modo intelligente e aggredire ogni centesimo che viene buttato via.

Investire in questo settore, settore in cui vogliamo creare occupazione di qualità, è fondamentale per rendere l’Italia un punto di riferimento a livello mondiale”.

Tali affermazioni sono state rilasciate durante la tappa del Roadshow dal titolo “Produzione di Valore” organizzato da Farmindustria presso la sede della Merck Serono a Modugno in provincia di Bari e testimoniano, aldilà delle proprie opinioni politiche che naturalmente possono anche essere diverse da quelle sostenute dall’attuale maggioranza, un certa attenzione rivolta al settore farmaceutico e alla sanità in genere.

Il mercato dei Medical Devices in Italia

Dopo aver dedicato alcuni post ed analisi al mercato relativo al solo prodotto farmaco, è utile dare anche spazio a numeri e considerazioni riguardanti un altro mercato da sempre ricompreso nell’ambito pharma, ma dotato di caratteristiche e dinamiche proprie: il mercato dei Medical Devices.

A tale scopo, da qualche anno Assobiomedica pubblica un rapporto annuale intitolato “Produzione, Ricerca e Innovazione nel settore dei Dispositivi Medici in Italia”, con cui fornisce un quadro analitico e prospettico sull’industria italiana dei medical device in ragione dell’importanza di questo settore nel tessuto economico italiano e nelle ricadute che esso ha anche negli ambiti sociale e della ricerca scientifica ed industriale.

Ciò trova conferma nei numeri che il rapporto rende disponibili: nel 2011 in Italia sono state censite 3037 imprese operanti nel settore dei dispositivi medici, concentrate per quasi il 70% in cinque regioni Italiane: Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Toscana e Lazio. Concentrazione che assume dimensioni ancora maggiori se si prende come fattore di riferimento il fatturato, con un 85% del fatturato complessivo che viene prodotto proprio in queste regioni. In riferimento al tipo di attività, il 59% delle imprese svolge un’attività solamente commerciale, mentre il 37% si occupa di produzione e il restante 4% offre servizi.