L’Invecchiamento della Popolazione e la Digital Health

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Nei prossimi anni l’invecchiamento della popolazione avrà pesanti ripercussioni sull’economia e sulla società dei paesi avanzati in genere e soprattutto su quelle italiane. La sanità non sarà esentata dalle criticità derivanti da questo fenomeno che rappresenteranno una sfida per il nostro sistema sanitario nazionale. La digital health potrebbe rappresentare uno degli elementi in grado di garantire la sostenibilità del sistema

Il nuovo MioPharma Blog!

MioPharma Blog

 

Finalmente!!

Non poche settimane fa ero un po’ perplesso sul futuro di questo blog: penso che a tutti noi talvolta capiti di riflettere su ciò che si stia facendo in un dato momento della propria esistenza e se la strada imboccata sia quella giusta, e di trovarsi a prendere delle decisioni su quanto fatto fino a quel momento, soprattutto quando il proprio agire non ha permesso di raggiungere i risultati sperati.

Pertanto, mettendo su di una ipotetica bilancia gli sforzi compiuti per mantenere MioPharma Blog, sia in termini di tempo che di impegno di risorse, e i benefici ottenuti finora, in un’ottica puramente economicistica avrei dovuto trarre le conclusioni e chiudere tutta la baracca.

Ma poi ho avuto la possibilità di verificare in vari modi che MioPharma Blog è comunque letto e gode di una non trascurabile reputazione presso gli addetti ai lavori in ambito farmaceutico e sanitario. Ciò mi ha fatto arrivare alla conclusione che il lavoro di ricerca ed esposizione fatto fino a quel momento non è stato del tutto inutile e che forse occorreva che muovessi seguendo uno dei tratti distintivi del mio carattere: mai mollare, rilanciare sempre e comunque.

Gli Open Data nella Sanità Italiana

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In questi ultimi due anni e mezzo alcuni post pubblicati su MioPharma Blog hanno trattato il tema relativo alla reperibilità di dati pubblici riferiti al mondo della sanità (in particolare all’universo degli ospedali italiani) anche se non in modo così approfondito come l’importanza di questo argomento avrebbe richiesto. L’occasione per fare ciò la fornisce un articolo di Nello Iacono apparso lo scorso febbraio sul sito del Forum PA.

Quanto sostenuto da Iacono nel suo intervento si può riassumere in una sua frase che rappresenta in modo sintetico e diretto lo stato dell’innovazione digitale e degli open data in ambito sanità

“La mancanza di una strategia nazionale sugli open data, con una pianificazione coordinata di sviluppo su tutto il territorio è certamente una delle ragioni a monte di una diffusione a macchia di leopardo degli open data che, soprattutto nel settore sanitario, rendono improponibile qualsiasi servizio di vera utilità”

Il Sistema Sanitario USA – Piccola Introduzione

È già da un po’ di tempo che volevo affrontare l’analisi del sistema sanitario statunitense, la necessità di analizzare in modo adeguato le informazioni che direttamente o indirettamente lo riguardano mi hanno sempre indotto a posticipare nel tempo il confronto con questo tema. Infatti, come per altri sistemi sanitari è facile cadere nella tentazione di banalizzarne la descrizione, limitandosi a metterne in risalto la peculiarità di questo modello così differente non solo da quelli europei ma anche da quelli dei principali paesi avanzati ma non cogliendone la visione di insieme. In realtà il sistema sanitario statunitense ha una struttura alquanto articolata e per certi versi contraddittoria: infatti il settore sanitario privato è quello di assoluto riferimento, anche se l’intervento pubblico non è affatto marginale e la spesa sanitaria pubblica raggiunge circa l’8% del PIL, percentuale più alta rispetto a quella di alcuni paesi (ad esempio Italia, Regno Unito e Spagna) che hanno una netta predominanza della sanità pubblica su quella privata.

La Nuova Sanità Lombarda

Già nello scorso mese di maggio ho affrontato il tema della riforma sanitaria lombarda illustrando i contenuti del Libro Bianco sullo Sviluppo Sociosanitario in Lombardia. Dopo mesi di confronto politico in seno alla giunta e al Consiglio Regionale (e ad alcune vicende legate all’ambito sanità che hanno occupato non solo le pagine politiche ma anche quelle della cronaca giudiziaria), lo scorso 5 agosto è stato finalmente approvato il testo definitivo della riforma.

Una riforma che ha voluto conservare come capisaldi della sanità regionale il principio di libera scelta di accesso alle strutture sociosanitarie, la netta separazione fra le funzioni di programmazione, acquisto e controllo da quelle di erogazione, e la parità fra soggetti erogatori pubblici e privati accreditati. Ma grazie ad essa, come già anticipato nel mio precedente post La Riforma Sanitaria Lombarda, ne vengono introdotti altri come quello della presa in carico della persona nel suo complesso,  intento che sta alla base della decisione di integrare fra loro l’ambito sanità e l’ambito sociale non solo a livello regionale ma anche territoriale.

Ricerche di mercato e il Pharma – Parte XIII – Quale mezzo di intervista scegliere?

Quale fra le interviste face-to-face, le CATI e le CAWI, è la migliore modalità a cui far ricorso? Non esiste una risposta corretta o errata a questa domanda, in quanto occorre tener conto di alcuni fattori e di alcune particolarità che possono far propendere per una metodologia a scapito dell’altra.

Per quanto in un primo momento possa sembrare strano, in base alla mia esperienza nelle ricerche di mercato in ambito farmaceutico, le interviste telefoniche hanno nel rapporto “questionario compilato/persone contattate” un tasso di risposta migliore rispetto a quello delle indagini via web: ciò si spiega con il fatto che, soprattutto per questionari di una certa brevità, in alcuni casi si riesce a contattare il professionista da intervistare in un momento in cui risulta essere disponibile alla collaborazione; e anche quando ciò non accade, si riesce comunque ad ottenere un appuntamento per effettuare l’intervista che il più delle volte viene rispettato.

La Spesa Italiana in Prevenzione Sanitaria

Una delle frasi più famose della televisione italiana è il tormentone di uno degli spot pubblicitari di un noto brand di dentifrici: prevenire è meglio che curare. La prevenzione è in effetti una delle attività necessarie per evitare che uno o più fattori possano in un determinato momento degenerare in un problema di salute e/o evitare che una malattia anche allo stato iniziale, possa progredire (o perlomeno che sia ritardata la sua progressione) o possano insorgere delle complicanze ad essa correlate. E una tematica così importante non può non essere trattata in una pubblicazione di riconosciuta autorevolezza nel settore sanitario e farmaceutico come il Rapporto Meridiano, giunto quest’anno alla sua X edizione.

Occuparsi ed investire oggi nella prevenzione sanitaria significa quindi sostenere una certa spesa in attività e progetti tesi a prevenire il verificarsi di determinate condizioni o l’insorgere di determinati fattori per evitare che si debba effettuare una spesa (quasi sicuramente di importo di molto superiore) in futuro. La prevenzione in ambito sanitario è uno dei compiti del Servizio Sanitario Nazionale, il quale si occupa di essa nei casi in cui si effettui:

Universalismo diseguale: l’XI Rapporto di Crea Sanità

Poiché la fine dell’anno in corso è ormai prossima, molti centri studi e associazioni di categoria concentrano la pubblicazione di rapporti e studi proprio in questo periodo al fine di poter fornire una loro visione sullo status quo delle materie di loro interesse ed offrire dei suggerimenti al legislatore.

Quest’anno la sanità è uno dei principali argomenti all’ordine del giorno dell’opinione pubblica per il mancato inserimento degli aumenti si spesa previsti dal Patto della salute nella proposta di legge di stabilità presentata dal governo. Questo ulteriore intervento sul budget della sanità pubblica non tiene conto dei non pochi dati riportati in numerosi rapporti e più volte ricordati in molti post di questo blog. Dati e informazioni che vengono ribaditi ulteriormente nell’XI Rapporto Sanità redatto da Crea Sanità e presentato lo scorso 29 ottobre presso la Camera dei Deputati a Roma e che ha come suo assunto principale la constatazione di doversi confrontare con un sistema sanitario italiano caratterizzato da un universalismo diseguale (o imperfetto).

Popolazione anziana e assistenza sanitaria: analisi della WHO

Il progressivo aumento della fascia di popolazione anziana a livello globale rappresenta un fatto dì per sé positivo, a testimonianza dell’efficacia delle progressi principalmente ottenuti in campo medico negli ultimi decenni, ma che rischia di determinare l’aggravamento di problemi già noti a livello medico e di salute che ad oggi sono affrontati dai paesi sviluppati ma che in prospettiva riguarderanno anche molti dei paesi in via di sviluppo, con il rischio di innescare delle “bombe sociali” in realtà in cui le politiche del welfare, e quella sanitaria in particolare, non hanno sufficiente massa critica per poter fronteggiare un’assistenza sanitaria rivolta a pazienti prevalentemente affetti da malattie croniche.

Il World Report on Ageing and Health pubblicato dalla World Health Organization in occasione della Giornata Internazionale degli Anziani del 1° ottobre riporta dati e previsioni che confermano il trend in aumento della popolazione anziana, con la fascia di popolazione con più di 60 anni che entro il 2020 a livello globale supererà quella dei bambini con meno di 5 anni. Non solo: si prevede anche che la popolazione anziana quasi raddoppierà da qui al 2050, passando dagli attuali 900 milioni di individui a quasi due miliardi, con circa 125 milioni di persone che avranno superato la soglia degli 80 anni di età. Ciò che rischia di rendere problematici questi numeri è la previsione che sempre nel 2050 circa l’80% della popolazione anziana mondiale vivrà in paesi con reddito medio-basso.

Il Rapporto SDO 2014


Non appare ancora molto chiaro se tutti gli sforzi compiuti in questi anni per far sì che un sempre maggior numero di pazienti, soprattutto cronici, siano presi in carico dall’assistenza sanitaria territoriale stiano avendo successo: in particolare, molte delle azioni previste nell’ultimo Patto della Salute approvato dalla Conferenza Stato-Regioni non sono state implementate o, nella maggior parte dei casi laddove ciò è stato fatto, non sembrano ancora avere raggiunto i risultati sperati. Inoltre, sia le ulteriori diminuzioni di risorse ai budget sanitari sia la mancanza di una vera e propria iniziativa volta a favorire la digitalizzazione in ambito sanitario sono ulteriori ostacoli presenti su questo percorso.

Quello che dai dati disponibili è oramai certo è il fatto che c’è un numero sempre minore di accessi ai ricoveri ospedalieri, la cui diminuzione è stata graduale e costante nell’arco degli ultimi dieci anni. Tali evidenze risultano chiaramente dall’ultimo Rapporto SDO 2014 pubblicato lo scorso giugno dal Ministero della Salute, dove si sottolinea che i pazienti ricoverati presso le strutture ospedaliere italiane sono diminuiti di ben 315.000 unità, con un calo del 3,2% rispetto al 2013 e un numero complessivo di ricoveri che si è attestato a 9.526.832 pazienti.