Il Convegno Internazionale “Corruzione e Sprechi in Sanità” 2014

Con mio colpevole ritardo riesco solamente ora  a trattare uno degli eventi che dal mio punto di vista ha avuto una grande importanza per il mondo sanitario: il Convegno Internazionale “Corruzione e Sprechi in Sanità” 2014, organizzato da Transparency International Italia, Riscc e Ispe-Sanità, che ha avuto luogo a Roma lo scorso 18 settembre 2014.

Durante il convegno sono state confermate ancora una volta le cifre e le considerazioni riportate nel Libro Bianco sulla Corruption in Sanità presentato il 16 aprile presso la sede della Camera di Commercio di Roma (ora disponibile nella sua versione definitiva) e che ho brevemente desctitto in un mio post precedente (Corruzione in Sanità: il Libro Bianco di ISPE-Sanità): il valore della corruption complessiva nell’ambito della sanità italiana raggiunge l’impressionante cifra di 23 miliardi di Euro,  nel quale la corruzione in senso stretto (vale a dire rientrante nell’illecito penale) vi è ricompresa con un valore pari a 6,4 miliardi di Euro, mentre il rimanente rientra nella voce “inefficienze e sprechi“.

I modelli di finanziamento dei sistemi sanitari

Ieri, mentre stavo navigando sul web in cerca di notizie, visitando il sito del Linkiesta sono stato attratto da un titolo che mi ha incuriosito: Sanità, Europa e USA non sono mai stati così vicini. L’articolo, scritto da Cristina Tognaccini, è molto interessante e, fra le altre cose, rileva come negli ultimi anni il sistema sanitario americano, fondato sul libero mercato, e quelli degli Stati europei, caratterizzati da un più o meno esteso intervento pubblico, sono stati oggetto di riforme che, da versanti opposti, stanno facendo convergere i loro sistemi verso un non ancora individuato punto di mediazione per tentare di fronteggiare il continuo aumento della spesa sanitaria: nel sistema USA sono indubbiamente aumentati gli investimenti pubblici in ambito sanitario mentre in Europa si sta assistendo ad una crescita della quota di spesa a diretto carico del cittadino in associazione ad una più ridotta offerta di servizi sanitari.

Ciò in futuro indurrà necessariamente a ripensare l’organizzazione dei vari sistemi sanitari soprattutto sul lato del loro finanziamento, poiché ad oggi non si stanno dimostrando adeguati alla nuova realtà sanitaria caratterizzata da una popolazione sempre più anziana e, di conseguenza, da una spesa sempre più elevata. Ma, partendo dal presupposto che tutti i sistemi sanitari presentano un proprio specifico mix di fonti di finanziamento, esistono dei modelli base a cui poter far riferimento. Nel grafico qui sotto ne riporto i principali:

Indicatori in sanità – Prima parte: struttura e attività

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Molti degli argomenti trattati finora da MioPharma Blog hanno riguardato il sistema sanitario nazionale: la sua organizzazione, il suo finaziamento, le prestazioni da esso offerte. Tuttavia, finora non ho ancora affrontato un argomento che è di fondamentale importanza nel momento in cui si vogliono acquisire di informazioni, valutare i risultati di performance, seguire l’evoluzione di un dato fenomeno nel tempo, effettuare dei confronti, ed eseguire analisi complete ed accurate: l’attività di misurazione.

Per poter effettuare delle misurazioni ci si avvale comunemente di indicatori in grado di riassumere un aspetto o una dimensione in un semplice numero, e ciò vale anche per i fenomeni riguardanti la sanità e il sistema sanitario italiano. Esistono numerosi indicatori utilizzati in sanità che possono essere raggruppati in alcune macro-categorie, e l’analisi di questi strumenti, che sia riferita al singolo indicatore, ad una parte di essi o alla loro totalità, consente (o dovrebbe consentire) di acquisire una maggiore consapevolezza delle peculiarità del nostro sistema sanitario, dei suoi punti di forza e dei suoi punti di debolezza.

Alcune considerazioni sulla spesa sanitaria italiana

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Sicuramente avrete notato che durante i talk-show trasmessi da varie reti televisive molto spesso l’attenzione viene posta sull’ammontare complessivo della spesa sanitaria pubblica italiana e di come da essa sia possibile ottenere dei forti risparmi da impiegare per cercare di diminuire il deficit statale. L’insistenza su tale punto è tale da essere diventata quasi un mantra, come se si volesse far passare il messaggio che la sanità pubblica è un colabrodo che sperpera una somma immane di denaro senza produrre dei risultati.

E’ innegabile, e lo ho sottolineato più volte anche su questo blog, che la sanità pubblica italiana ha alcuni rilevanti problemi organizzativi, di inadeguatezza nell’offerta di prestazioni sanitarie rispetto ai fondi impiegati per renderle disponibili, e di spreco di risorse pubbliche, se non addirittura di vera e propria corruzione.
Tuttavia, se si confronta livello di spesa sanitaria pubblica in Italia con quello degli altri paesi dell’Unione Europea e dell’OCSE, ci si può rendere conto di come il nostro livello di spesa non sia così elevato

Gli squilibri della sanità italiana: il Rapporto OASI 2013

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Penso che leggere e riflettere sui temi contenuti nel Rapporto OASI 2013, redatto e pubblicato dal Cergas (Centro di Ricerche sulla Gestione dell’Assistenza Sanitaria e Sociale) della Bocconi, mi porterà via un po’ di tempo: sia per il numero di pagine che lo compongono sia, cosa ben più importante, per la varietà degli argomenti in esso ricompresi.

Prima della sua presentazione, avvenuta il 20 gennaio 2014 presso la Bocconi di Milano, ignoravo la sua esistenza (anche se il documento viene redatto annualmente a partire dal 2000), ma già dalla lettura dell’indice e di alcuni capitoli che lo compongono ho notato che alcuni degli argomenti in esso trattati, e riportati nell’Executive Summary, sono già stati oggetto di analisi in qualche post del mio blog, il che mi consentirà di effettuare ulteriori approfondimenti su di essi:

Associazioni territoriali fra medici generici: opinioni e modelli a confronto

A seguito del mio intervento “Associazione fra medici generici: risultati di una rilevazione” pubblicato su questo blog qualche giorno fa, sono lieto di ospitare il contributo ricevuto dal Dottor Francesco di Coste, Founder & TrainerCoach® di ICTF – Idee Che Trasformano,  esperto nell’offerta di programmi di coaching nell’ambito della Pubblica Amministrazione ed in ambito sanitario:

 

Caro Dott. Biselli,
 rispetto al potenziamento delle cure primarie ritengo siano ormai improrogabili le Aggregazioni Territoriali. I medici di MG tenderanno sempre più ad associarsi e quello che oggi sembra essere un miraggio sono certo che presto sarà realizzato in alcune regioni: cioè la costituzione di Centri Ospedalieri di MG al cui interno ci sarà un Team capace di trattare le più comuni e semplici cause di ospedalizzazione breve.

Certo occorreranno ancora alcuni anni, dovrà essere creata una cultura imprenditoriale e manageriale, occorrerà supportare nuovi giovani leader, bisognerà facilitare alcuni meccanismi di aggregazione ma, alla fine, a mio parere, si arriverà alla costituzione di questa nuova realtà organizzativa nell’ambito del sistema sanitario nazionale.

Rilevazione ISTAT: cittadini, crisi e sanità

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Anche se la recente pubblicazione di alcuni dati economici sembra indicare la fine del calo del PIL a partire dall’ultimo trimestre 2013 e si abbia un unanime consenso sulle previsioni che vedono una (molto) flebile crescita della ricchezza prodotta per il 2014, la crisi economica sofferta in questi anni in Italia e gli effetti da essa derivanti hanno avuto forti risvolti sociali: in primo luogo sul tema dell’occupazione, ma anche, e in larga parte legata proprio a questo motivo, sulla capacità dei cittadini di rispondere ai propri bisogni di salute.

Devo ringraziare nuovamente il Dottor David Vittoria di aver condiviso su LinkedIn il report pubblicato dall’ISTAT intitolato “La Salute e il ricorso ai servizi sanitari attraverso la crisi” avendolo così portato a conoscenza dei più. I dati in esso contenuti non fanno altro che confermare come la crisi abbia inciso sulle modalità di accesso alle prestazioni sanitarie da parte del cittadino e su come abbia talvolta determinato la rinuncia ad ottenere una prestazione anche se considerata necessaria.

Associazione fra medici generici: risultati di una rilevazione

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 Come avranno già intuito coloro che seguono più o meno continuativamente questo blog, e come ho indicato già a partire dal mio primo post pubblicato a settembre, ho sempre tentato di dare una particolare attenzione sulle cure primarie e sulla loro evoluzione in seguito all’entrata in vigore delle norme previste dal Decreto Balduzzi. Per questo motivo, quando in questi giorni ho letto un articolo apparso su Quotidianosanità.it dove vengono riportati i risultati di un’indagine svolta dalla Fondazione Istud sull’impatto che la riforma delle cure territoriali sta avendo sui cittadini in termini di quantità e qualità delle prestazioni offerte, ho deciso di tralasciare almeno per questa volta una delle regole che mi sono dato (non trattare immediatamente un argomento appena pubblicato da un’altra fonte) e di condividere i risultati di questa ricerca.

 In questo articolo di Quotidianosanità.it vengono resi noti i risultati di un complesso progetto di ricerca condotto dalla Fondazione Istud che ha previsto due rilevazioni che hanno visto coinvolti rispettivamente 398 cittadini e 128 professionisti sanitari, e un attento esame effettuato sugli atti ufficiali di tutte le regioni italiane, a cui ne è stato affiancato un’altra svolta sul campo in dieci regioni (Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Veneto). Inoltre, a questi vanno aggiunte anche le interviste che hanno visto il coinvolgimento di politici e funzionari regionali con potere decisionale nell’ambito della politica sanitaria.

L’eccessiva lunghezza delle liste di attesa

 

In alcuni mie precedenti interventi ho fatto riferimento al problema della eccessiva lunghezza delle liste di attesa per l’effettuazione di visite diagnostiche e specialistiche. A tal proposito posso riportare la mia esperienza personale risalente a circa un anno fa e quella più recente di mia madre.

Nel mese di novembre del 2012, il mio occhio destro cominciò ad avere qualche piccolo problema: un po’ di lacrimazione eccessiva, un certo senso di limitato fastidio, ed infine la comparsa di una “mosca” che ancora oggi continua a vagare allegramente nel mio campo visivo. Un pochettino allarmato, feci qualche controllo sul web è scoprii che molto probabilmente si trattava di un piccolo problema all’Umor Vitreo alcuna gravità. Comunque decisi di farmi controllare da un’oculista e la prima cosa a cui pensai fu quella di rivolgermi al Servizio Sanitario lombardo. Poiché allora lavoravo in Vodafone in zona Lorenteggio a Milano, chiesi a mia madre di prenotare una visita, ma il primo impatto fu sconfortante: la prima data utile fornita dal centro unico di prenotazione per tutti gli ospedali pubblici presenti nei dintorni di Monza era quella di giugno 2013 (7 mesi) mentre per quelli privati convenzionati si riusciva ad avere la disponibilità per aprile 2013. Mia madre allora si recò direttamente presso l’ospedale di Desio (quello più vicino a noi) e allora gli fu proposta la data di gennaio 2013 (tempistica molto umana). In questo caso, ciò che lasciò abbastanza sorpresi fu la mancanza di coordinamento informativo fra il CUP telefonico e la struttura ospedaliera.

Le principali patologie mortali ed invalidanti e la loro percezione

 

Oggi come prima cosa permettetemi di ringraziare il Dottor David Vittoria per la sua continua attività di condivisione di proposte e documenti (effettuata tramite i gruppi di LinkedIn a cui è iscritto) che altrimenti continuerebbero ad essere non raggiungibili e non conosciuti ai più. In particolare, lo ringrazio per aver condiviso il Rapporto Meridiano Sanità 2013 redatto dalla European House Ambrosetti che, per mia grossa mancanza, non era finora stato oggetto della mia attenzione.

Purtroppo non sono ancora riuscito a portare a termine la lettura dell’intero documento, ma già il primo capitolo, dedicato al contesto demografico ed epidemiologico, offre degli interessanti spunti di riflessione circa il trend delle patologie oggi più prevalenti da qui al prossimo futuro, tenendo conto che il costante invecchiamento della popolazione, senza una perdurante attività di ricerca su nuovi trattamenti e protocolli di cura, e, soprattutto, senza un potenziamento continuo dell’attività di prevenzione, determinerà inevitabilmente un aumento della mortalità negli anni a venire.