Dati Eurostat: la spesa pubblica e la spesa sanitaria

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In un’Unione Europea dove la spesa pubblica per la sanità è pari al 7,2% del PIL (il 7,3% se si prende in considerazione l’area Euro), la spesa sanitaria pubblica italiana si attesta su questa medesima percentuale, anche se a livello di spesa pubblica totale il nostro paese assorbe più ricorse dal Prodotto Interno Lordo rispetto alla media di tutti gli altri paesi europei: il 51,3% contro il 48,2% (il 49,4% nell’area Euro). Questo è ciò che emerge dal comunicato stampa General government expenditure in the EU in 2014 pubblicato il 22 marzo scorso da Eurostat.

Ecco in breve alcuni dati in esso riportati sulla pubblicazione cartacea e consultabili anche sull’infografica interattiva appositamente dedicata a questo tema alla quale è possibile accedere dal sito di Eurostat:

Eurostat - spesa pubblica suddivisa per funzioni torta

L’Ottava Conferenza Nazionale sui Dispositivi Medici

ottava conferenza nazionale dispositivi medici

 

I dispositivi medici (o medical devices) sono sempre stati un ambito di interesse di MioPharma Blog anche se onestamente fino ad ora tale settore non ha ottenuto da parte mia tutta l’attenzione che gli sarebbe stata dovuta. Infatti in questi ultimi anni l’industry dei medical devices ha acquisito una crescente importanza sia per il sistema sanitario italiano sia per l’intera economia nazionale, come sottolineato durante i lavori della VIII Conferenza Nazionale sui Dispositivi Medici che si è tenuta a Roma nei giorni 17 e 18 dicembre 2015.

 

In apertura della Conferenza, la Dottoressa Marcella Marletta, DG della Direzione dei Dispositivi Medici e del Servizio Farmaceutico presso il Ministero della Sanità, ha riportato alcuni dati contenuti nel terzo Rapporto sulla spesa rilevata dalle strutture sanitarie pubbliche del SSN per l’acquisto di dispositivi medici 2014 presentato proprio durante la conferenza e che quantifica in 100 miliardi di Euro il fatturato europeo dei produttori di dispositivi medici, di cui l’8% circa viene reinvestito in Ricerca e Sviluppo.

La Spesa Italiana in Prevenzione Sanitaria

Una delle frasi più famose della televisione italiana è il tormentone di uno degli spot pubblicitari di un noto brand di dentifrici: prevenire è meglio che curare. La prevenzione è in effetti una delle attività necessarie per evitare che uno o più fattori possano in un determinato momento degenerare in un problema di salute e/o evitare che una malattia anche allo stato iniziale, possa progredire (o perlomeno che sia ritardata la sua progressione) o possano insorgere delle complicanze ad essa correlate. E una tematica così importante non può non essere trattata in una pubblicazione di riconosciuta autorevolezza nel settore sanitario e farmaceutico come il Rapporto Meridiano, giunto quest’anno alla sua X edizione.

Occuparsi ed investire oggi nella prevenzione sanitaria significa quindi sostenere una certa spesa in attività e progetti tesi a prevenire il verificarsi di determinate condizioni o l’insorgere di determinati fattori per evitare che si debba effettuare una spesa (quasi sicuramente di importo di molto superiore) in futuro. La prevenzione in ambito sanitario è uno dei compiti del Servizio Sanitario Nazionale, il quale si occupa di essa nei casi in cui si effettui:

Universalismo diseguale: l’XI Rapporto di Crea Sanità

Poiché la fine dell’anno in corso è ormai prossima, molti centri studi e associazioni di categoria concentrano la pubblicazione di rapporti e studi proprio in questo periodo al fine di poter fornire una loro visione sullo status quo delle materie di loro interesse ed offrire dei suggerimenti al legislatore.

Quest’anno la sanità è uno dei principali argomenti all’ordine del giorno dell’opinione pubblica per il mancato inserimento degli aumenti si spesa previsti dal Patto della salute nella proposta di legge di stabilità presentata dal governo. Questo ulteriore intervento sul budget della sanità pubblica non tiene conto dei non pochi dati riportati in numerosi rapporti e più volte ricordati in molti post di questo blog. Dati e informazioni che vengono ribaditi ulteriormente nell’XI Rapporto Sanità redatto da Crea Sanità e presentato lo scorso 29 ottobre presso la Camera dei Deputati a Roma e che ha come suo assunto principale la constatazione di doversi confrontare con un sistema sanitario italiano caratterizzato da un universalismo diseguale (o imperfetto).

L’Innovazione Digitale e i risparmi in Sanità

Le risorse destinate al finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale sono perennemente in pericolo: periodicamente c’è qualche tecnico o qualche politico che cerca di mettere in discussione il principio dell’universalità del SSN per cercare di recuperare delle risorse da destinare alla diminuzione del deficit del bilancio statale: già alcuni interventi sono stati concordati con l’accordo del 2 luglio nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni la quale ha “tagliato” gli aumenti precedentemente previsti per il finanziamento del SSN come stabilito dal Patto per la Salute; poi c’è stata l’intervista al commissario alla revisione della spesa Yoram Gutgeld pubblicata da Repubblica  lo scorso 26 luglio dove veniva ipotizzato un risparmio di circa 10 miliardi di Euro rispetto all’attuale budget pubblico complessivo stanziato per garantire l’operatività del sistema sanitario italiano a cui a fatto seguito in questi giorni il decreto sull’appropriatezza prescrittiva delle prestazioni diagnostiche. Ma questi sono solo gli esempi più recenti.

Eppure in tutti i raffronti con i sistemi sanitari di altri paesi, la parte pubblica della spesa sanitaria viene individuata in una quota pari al 7,0/7,1% del PIL, vale a dire una percentuale inferiore a quella di tutti i maggiori paesi europei e non.

Report Health Statistics 2015 dell’OCSE

Nonostante siano passati più di cinque anni dall’inizio della crisi finanziaria mondiale del 2009, i suoi effetti stanno ancora condizionando le dinamiche politiche e sociali delle singole nazioni e di interi continenti. Ciò risulta chiaramente evidente da alcuni avvenimenti all’ordine del giorno come la crisi greca; l’avvento di nuovi settori industriali a scapito di alcuni che fino a qualche anno fa erano di importanza strategica; una nuova mappa mondiale del potere economico e politico. Ma profondi cambiamenti sono avvenuti anche nell’ambito di tematiche che hanno un impatto rilevante nella nostra vita quotidiana, e la sanità non può non rientrare fra queste.

Infatti, da qualche anno a questa parte l’OCSE attraverso la pubblicazione periodica del Report “Health Statistics” in un certo senso ufficializza, con la diffusione di dati, grafici e numeri, il forte impatto che la crisi ha avuto sulla spesa sanitaria dei paesi che fanno parte dell’organizzazione internazionale: con l’Health Statistics 2015 viene reso noto che il tasso di crescita della spesa sanitaria ha toccato per la prima volta la percentuale dell’1% nel 2013 dopo che nel 2010 tale tasso era precipitato ad una cifra prossima allo zero. Va tuttavia considerato che nel periodo 2000-2009 il tasso di crescita medio della spesa sanitaria è stato del 3,8%.

La spesa sanitaria delle regioni e il focus sulla farmaceutica

In molti dei miei interventi ho sempre sostenuto che l’attuale livello della spesa sanitaria pubblica in Italia presa nel suo complesso se rapportata al PIL è pienamente in linea con la media dei paesi OCSE ed è più bassa rispetto a quella di altri grandi paesi europei come la Germania e la Francia. Attraverso alcuni di questi miei contributi ho anche tentato di dimostrare che la spesa sanitaria pubblica è attualmente in calo, ma con la pubblicazione dello studio intitolato “Andamento della spesa Sanitaria nelle Regioni – Anni 2008-2013” redatto da Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali), è possibile comprendere ancora meglio che, facendo riferimento alle cifre assolute, il calo della spesa sanitaria ha avuto inizio a partire dal 2010, anno in cui la spesa si è attestata su di una cifra pari a 112,6 miliardi di Euro, per arrivare agli 111,6 miliardi di Euro del 2013.

SSN e Sostenibilità: il Rapporto OASI 2014

Una delle principali tesi che ho cercato di sostenere attraverso alcuni miei post sul presente blog in questi ultimi quindici mesi (vale a dire da quando ho dato avvio all’avventura di MioPharma Blog) è quella di ritenere il nostro sistema sanitario nazionale e le prestazioni da esso garantite assolutamente sostenibili. E’ vero che ci sono ancora ampie sacche di inefficienze e sprechi su cui poter intervenire e veri e propri casi di corruzione da dover perseguire, ma in vari studi e pubblicazioni il rapporto della spesa sanitaria pubblica sul PIL risulta essere in linea con la media dei paesi OCSE.

E devo dire di essere rimasto rinfrancato quando ho potuto constatare che anche il Rapporto OASI 2014, redatto da Cergas e SDA Bocconi e presentato lo scorso 24 Novembre a Milano, giunge alla medesima conclusione. Infatti, stando alle cifre e alle percentuali riportate nel rapporto, nel 2013 si è verificato un calo della spesa dell’1,2% rispetto al 2012 pari a 112,6 miliardi di Euro, determinando il calo del rapporto spesa sanitaria pubblica/PIL dal 7,3% del 2012 al 7,2% del 2013. In questo quadro, il disavanzo sanitario si è attestato all’1% della spesa corrente (pari a circa 1-1,5 miliardi di Euro), una percentuale che è rimasta stabile a partire dal 2011.