Horus: la tecnologia che aiuta i non vedenti

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Horus è un device di semplice utilizzo ma allo stesso momento altamente tecnologico il cui scopo è descrivere via audio cose, volti, ostacoli, e testi a persone non vedenti o ipovedenti. Il device è prodotto da Eyra (ex Horus Technology), startup innovativa italiana che rappresenta un’esemplare case history di successo.

Fra i cinque sensi umani, la vista è quello che nella maggior parte delle persone genera una grande preoccupazione nel momento in cui la si perde o comunque essa subisce una qualche alterazione a seguito di patologie o incidenti. Vivere al buio o non avere una capacità visiva che sia in grado di delineare in modo sufficiente ciò che ci circonda, significa non avere la visione della realtà in cui si è immersi.

Nel mondo, le persone che soffrono di disabilità visive sono quantificate in 285 milioni, di cui 39 milioni cieche. In Italia, secondo dati del 2005, gli ipovedenti sono quantificati in circa 1.500.000, mentre i ciechi risultano essere 362.000 persone.

Tale situazione già di per se può essere non solo fonte di una profondo disagio fisico, ma anche relazionale in quanto i non vedenti sono immersi in una realtà sociale basata sulla perfetta efficienza fisica e sensoriale. Tuttavia, un non vedente è, prima di tutto, una persona come qualsiasi altra, che soffre di una menomazione sensoriale.

La Mobile Health all’Italian Digital Health Summit 2015 di Aboutpharma

Negli ultimi tempi espressioni come “Mobile Health”, “Wearable Devices” e “Internet of Things” hanno avuto una grande diffusione presso il grande pubblico dei consumatori in seguito al proliferare di nuove soluzioni legate al mondo della salute e del benessere fisico. Basti pensare alle numerose app sviluppate non solo per fornire informazioni sulle patologie, sui farmaci e sulle prestazioni sanitarie ma anche per monitorare alcuni parametri vitali, ai nuovi device in grado di effettuare dei veri e propri esami (caso oramai sempre più spesso ricordato: il controllo del tasso glicemico nel sangue di un paziente affetto da diabete). E queste nuove tendenze non potevano non essere oggetto del secondo Italian Digital Health Summit organizzato da Aboutpharma e che ha avuto luogo a Milano lo scorso 16 giugno.

Dall’ascolto dei vari relatori che si sono susseguiti nei due panel che hanno avuto luogo durante la mattinata, la principale espressione che secondo il mio punto di vista descrive al meglio l’attuale stato delle cose sugli sviluppi del digitale e dei wearable devices in ambito sanità è “impreparazione”. Infatti, nonostante dall’ascolto dei vari interventi sembra esserci comunque una consolidata consapevolezza di dover affrontare una sfida epocale per tutto il settore dell’healthcare e per i player che vi operano a vario titolo e su vari livelli, (oltreché di essere di fronte ad una grande opportunità per la sanità e la sua sostenibilità), si ha la sensazione che a livello regolatorio, normativo, economico-sanitario (in pratica, per dirla breve, a livello di sistema) non si sappia non solo come affrontare, ma anche solo iniziare ad approcciare le problematiche poste dall’ingresso sul mercato di queste innovazioni.

I nuovi dispositivi biorobotici

Nell’ottobre del 2013, poco dopo la creazione di MioPharma Blog, scrissi un post intitolato “Ancora biotecnologie: stanno arrivando gli organi bionici”, il cui intento era quello di mettere in luce come il progredire della tecnologia stava interessando anche l’ambito medico e sanitario, ed in particolare il campo diagnostico e protesico. Dopo circa un anno e mezzo dall’aver scritto questo mio contributo, non posso che confermare quanto da me riportato allora, fornendo nel contempo un piccolo aggiornamento su tutto ciò che è stato sviluppato negli ultimi mesi nel campo della biorobotica e che potrebbe avere un forte impatto sul miglioramento della qualità della vita di tutti coloro che sono costretti a ricorre all’ausilio di protesi per svolgere alcune delle attività quotidiane che per un normodotato sono del tutto naturali e scontate.

L’ICT in sanità: una ricerca sui PDTA

In questi giorni, mentre stavo ricercando file e report per rendere disponibili i primi contenuti della nuova pagina Risorse di MioPharma Blog, mi sono ritrovato a riflettere su come la sanità sia cambiata dal punto di vista tecnologico. E’ vero che in alcune realtà (e non solo geografiche) d’Italia permangono delle sacche di profonda arretratezza sia a livello informatico che di ingegneria dei processi, ma è innegabile che in generale si siano fatti dei progressi non indifferenti (alcune volte forzati da necessità “esterne”, altre volte frutto di iniziative autonome) con alcune case histories di assoluta eccellenza.

Tuttavia, questi sforzi non sempre sembrano raggiungere l’obiettivo di rendere l’offerta dei servizi sanitari più efficiente e di facile fruibilità per il cittadino-utente.  Infatti, soprattutto per alcune patologie, il supporto dell’ITC è di non solo auspicabile ma assolutamente necessario per far sì che il paziente sia seguito adeguatamente in tutte le fasi che caratterizzano la gestione di una malattia. Un esempio di questo difficile sodalizio fra tecnologia e pratica sanitaria è offerto dalla ricerca condotta congiuntamente da FIASO (Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere) e School of Management del Politecnico di Milano intitolata “Il supporto dell’ICT ai Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali: una prima analisi empirica”.

Il Multichannel nelle Ricerche di Mercato in Ambito Pharma

Come già sottolineato in altri miei precedenti post, la sempre più ampia disponibilità delle nuove tecnologie digitali non sta solamente rivoluzionando la nostra vita quotidiana, ma anche costringendo le imprese a ripensare rapidamente alle modalità necessarie per raggiungere in modo rapido diretto i propri clienti e gli interlocutori che esse considerano vitali per lo conduzione del proprio business. 

Oggigiorno se per raggiugere i propri stakeholders ci si affida ad un solo canale comunicativo si rischia di non intercettare le varie esigenze che questi possono manifestare e di rischiare di non essere in grado di allargare la propria clientela, se non addirittura di perdere una parte più o meno consistente di questa a vantaggio dei propri competitors.

Il futuro della sanità attraverso dieci possibili punti di svolta

Provare ad immaginare come evolverà l’umanità nel futuro è uno degli esercizi mentali molto spesso sottovalutato e relegato nell’ambito del “gioco”, ma in realtà esso rappresenta il primo passo affinché un’idea anche semplice possa diventare poi realtà. Se tutti coloro che oggi hanno un età fra i 30 e 50 anni dovessero soffermarsi un momento sulle innovazioni tecnologiche e digitali che sono state immesse sul mercato in questi ultimi anni o che saranno disponibili entro breve tempo, non esiterebbero a riconoscere che alcuni oggetti e alcune situazioni erano già state “predette” in alcuni film e telefilm molto in voga negli anni ’80.

Cercare di comprendere in maniera scientifica quali effetti possano avere le scelte e gli avvenimenti odierni sul nostro futuro è un compito che richiede una grande capacità di analisi dei dati (soprattutto nell’incrocio di numerose informazioni provenienti da diverse fonti  alcune volte apparentemente senza alcun correlazione fra loro) e una predisposizione alla conduzione di analisi di scenario molto complesse. E tale tipo di attività richiede un’accuratezza ancora maggiore rispetto allo standard (mediamente già elevato) applicato a questo tipo ricerche nel momento in cui ci si rivolge al mondo della farmaceutica, della sanità, della salute in genere.

Rapporto sulle Biotecnologie del settore farmaceutico in Italia 2014

 

Nonostante in Italia il 2013 sia stato un anno molto difficile per l’intero apparato produttivo ed industriale nazionale, il settore delle biotecnologie applicate in ambito farmaceutico e medicale è riuscito a confermare una certa tenuta sia in termini di fatturato che di investimenti. Ciò è quanto emerge dal “Rapporto sulle Biotecnologie del settore farmaceutico in Italia 2014” redatto da Ernst&Young presentato il 18 giugno scorso dal Presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, e dal presidente del gruppo Biotecnologie di Farmindustria, Eugenio Arighieri.

Come prima cosa dal rapporto emerge ancora una volta che il settore farmaceutico nell’ambito biotecnologico gioca ancora un ruolo di assoluto rilievo con ben 176 aziende biotech dedicate al mondo pharma su un totale di 241 imprese dedicate al mondo salute (Red Biotech) e un totale di 422 imprese dell’intero comparto biotecnologico italiano. Nel 2013 il fatturato delle aziende biotech pharma assommava complessivamente 5.939 milioni di Euro pari al 89% del totale fatturato del settore Red Biotech (6.662 milioni) e al 84,2% di quello dell’intero comparto (7.050 milioni di Euro). Percentuali che trovano conferma, seppur in misura leggermente minore, anche nel momento in cui si vanno a prendere in considerazione gli investimenti e gli addetti in R&S dell’ambito biotech pharma (pari rispettivamente a 1.082 milioni di Euro e a 4.658 addetti) che, se raffrontati con il solo settore del Red Biotech, hanno pesato rispettivamente per il 78% e l’89%, mentre, se raffrontati con l’intero comparto, hanno pesato per rispettivamente per il 71.3% e il 70.3%.

Nanomedicina: la frontiera dell’estremamente piccolo

La medicina personalizzata è la nuova frontiera verso la quale si stanno indirizzando tutte le grandi aziende farmaceutiche. Essa richiede e richiederà ancora forti investimenti in infrastrutture e in ricerca,  ma già oggi esiste una branchia della medicina che rappresenta una sua anteprima ed è letteralmente difficile da vedere poiché concentrata sull’estremamente piccolo: la nanomedicina.

La nanomedicina, riprendendo una semplice definizione da Wikipedia, non è altro che “l’applicazione medica delle possibilità derivanti dalle nanotecnologie”, capace proprio per questo di superare la distinzione normalmente esistente fra chimica, biologia e fisica, e questo proprio grazie al fatto di essere una tecnologia con dimensioni che si misurano in nanometri. Giusto per dare un riferimento di grandezza, il rapporto esistente fra il nanometro e il metro è il medesimo esistente fra il diametro di una pallina di tennis e quello della terra.

Partendo da questi presupposti è facile immaginare quali siano le enormi potenzialità offerte dalla nanomedicina. Già oggi esistono dei farmaci che nella loro composizione comprendono anche nanoparticelle (di varia natura: si va da grassi a polimeri organici e componenti di virus fino a veri e propri metalli) che fungono da “veicolo” al principio attivo del farmaco per poter così essere somministrato nel momento e nel punto più adatti al fine di ottenere la maggior efficacia possibile contenendo i rischi di reazioni avverse. Attraverso queste caratteristiche è possibile non solo controllare la solubilità e i tempi di rilascio, ma anche far effettuare un rilascio “multistadio” attraverso la “liberazione” un solo principio attivo in più fasi e in differenti situazioni oppure permettendo l’assunzione contemporanea di due o più principi attivi che in seguito possono venire rilasciati in momenti diversi uno dall’altro, andando a colpire le loro specifiche cellule-obiettivo.

Digital Marketing: interessanti spunti da un seminario organizzato da Digital for Business

Come avranno notato coloro che leggono regolarmente questo blog, solitamente non scrivo articoli su una specifica azienda e sulle sue iniziative. Ma come è già accaduto in altre occasioni in alcuni dei miei precedenti post, visto il mio interesse personale per l’argomento che ora tratterò nelle prossime righe e la competenza con cui è stato trattato, farò un’eccezione a questa mia linea.

In questi mesi ho avuto modo di conoscere la realtà di Alter Solution dapprima attraverso il Dottor Marco Morandi ed in seguito avendo un contatto diretto con il suo C.E.O. nonché fondatore Dottor Flavio D’annunzio. Comparsa sul mercato dieci anni fa, la mission di Alter Solution è la realizzazione di soluzioni informatiche innovative ed efficaci rivolte al processo commerciale dell’area Sales & Marketing delle aziende farmaceutiche. La sensazione principale che trasmette il suo ambiente è un misto fra l’innovazione e il dinamismo, ed è proprio grazie a queste caratteristiche che ha visto la luce Digital for Business, una nuova realtà proiettata a fornire servizi innovativi di digital marketing in ambito pharma & healthcare partendo dalla già solida esperienza di Alter Solution.

La medicina e la robotica

Proprio sulle nostre teste, a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, è in corso un esperimento di robotica avanzata chiamato Robonaut. Robonaut è un robot umanoide sviluppato dalla Nasa in collaborazione con la General Motors. Attualmente sulla ISS è in uso la versione Robonaut 2 (R2) che è costituita da un busto antropomorfo, dotato di braccia e mani con caratteristiche simili a quelle umane, ancorato ad una delle pareti di uno dei moduli della stazione spaziale. Robonaut è stato creato ed è sottoposto ad un continuo sviluppo allo scopo di fornire un supporto alle attività degli astronauti attraverso lo svolgimento di compiti ripetitivi, complessi o troppo rischiosi.

Il Robonaut sulla stazione spaziale ha altre due copie identiche qui sulla terra, ed una di queste si trova presso lo Houston Medicine Research Institute sotto la supervisione del Dottor Zsolt Garami, il quale sta facendo “apprendere” a questo robot come utilizzare i dispositivi diagnostici presenti sulla stazione spaziale e come effettuare un’iniezione intravenosa nella giugulare.