Il pensiero laterale nel pharma in Italia
In questo periodo sto leggendo un libro scritto nel 1967 da Edward De Bono intitolato Il pensiero laterale – Come diventare creativi edito in Italia da Bur. Non mi è stato facile iniziare la lettura di questo libro, preso come sono da tutta una serie di attività da svolgere, ma ora che sono arrivato quasi alla sua conclusione devo confessare che mi sono pentito di non averlo letto prima.
Il saggio si basa sulla distinzione netta fra il pensiero verticale, caratterizzato dall’utilizzo della logica per la risoluzione diretta di qualsiasi problema che si frapponga fra noi e i nostri obiettivi, e il pensiero laterale, che invece è descritto come un approccio indiretto e fondato sull’osservazione di un tema o di un problema impiegando diversi e differenti punti di vista allo scopo di elaborare soluzioni o idee che siano concrete ed innovative allo stesso tempo. Il pensiero laterale
“non si propone la sola soluzione di problemi singoli, ma si preoccupa anche di trovare nuove interpretazioni della realtà, e si interessa di idee nuove di ogni genere” (pag. 13).
Esso rappresenta un approccio mentale ai problemi che richiede una certa attitudine e anche un suo esercizio pratico che permette di aprire la propria mente a nuove opportunità, così da poterle individuare e infine cogliere.
Immagino già la domanda che in questo momento mi state ponendo: “Interessante… Ma che cosa ha a che fare tutto ciò con l’industria farmaceutica e con il mondo della sanità in generale?”.
Partendo dal presupposto che nel corso dei secoli gli uomini hanno sempre cercato di utilizzare e migliorare l’impiego della logica nel portare avanti le proprie attività, sia semplici sia di elevata complessità, essi hanno naturalmente trasmesso questo loro modus operandi ai soggetti collettivi di cui fanno parte (stato, azienda, associazione, ecc…): il ricorso alla logica è uno dei fattori considerati imprescindibili per impiantare una buona organizzazione e per realizzare processi efficienti ed efficaci.
Tuttavia, nella stragrande maggioranza dei casi (relativi alla sfera privata o a quella professionale), le intuizioni e le idee illuminano la mente umana con modalità ancora sconosciute, superando le barriere della logica se non addirittura infrangendole. A livello professionale, nel corso degli anni ho conosciuto persone con uno spiccato pensiero laterale, capaci di pensare a soluzioni che andassero oltre gli steccati imposti dal mero ragionamento, ma impossibilitate a portare avanti le loro idee perché inserite in un contesto lavorativo retto dall’approccio verticale, dalla logica, dalla sicurezza che dà l’operare seguendo processi datati magari non più efficaci ma oramai talmente formalizzati da essere considerati come assolutamente immutabili.
A mio parere, in Italia tale situazione è presente nella maggior parte delle aziende, senza distinzioni di settore e di dimensione, ma in particolare nel farmaceutico. Anche se ultimamente sembra che i maggiori players abbiano messo in atto del concrete azioni di ripensamento e innovazione della loro struttura e delle loro procedure, la regolamentazione intrinseca del settore e le caratteristiche che contraddistinguevano il mercato fino a un due decenni fa (un modello di business che garantiva alti rendimenti e una facilità relativa nell’attività di vendita e promozione, nonché la vigenza di numerosi brevetti di farmaci blockbuster) hanno spinto molti dirigenti dell’epoca a non indagare sulla possibilità di adottare modelli di business e procedure diversi da quelli allora esistenti. E, con alcune rilevanti eccezioni, tale comportamento si è talmente consolidato nelle aziende farmaceutiche da non permettere loro di adeguarsi alle rinnovate condizioni del business, nonostante siano stati studiati e applicati numerosi piani di ristrutturazione e di modernizzazione aziendale: se la mentalità non cambia ogni novità introdotta parte già con un deficit di innovazione.
Ciò non significa lasciarsi travolgere dalla “rivoluzione” innovativa, ma aprire la propria mente, invitare tutti coloro che fanno parte della comunità aziendale a elaborare proposte e a sperimentare, allo scopo di cogliere quelle intuizioni che se applicate e ben instradate, potrebbero dar vita a nuove opportunità di business o a semplificare, e quindi rendere più efficace ed efficiente, ciò che già esiste oggi. Si tratta di un lavoro difficile e mentalmente dispendioso, ma è l’unica attività capace di creare valore e innovazione nel lungo periodo.
Dino Biselli

