L’eccessiva lunghezza delle liste di attesa

 

In alcuni mie precedenti interventi ho fatto riferimento al problema della eccessiva lunghezza delle liste di attesa per l’effettuazione di visite diagnostiche e specialistiche. A tal proposito posso riportare la mia esperienza personale risalente a circa un anno fa e quella più recente di mia madre.

Nel mese di novembre del 2012, il mio occhio destro cominciò ad avere qualche piccolo problema: un po’ di lacrimazione eccessiva, un certo senso di limitato fastidio, ed infine la comparsa di una “mosca” che ancora oggi continua a vagare allegramente nel mio campo visivo. Un pochettino allarmato, feci qualche controllo sul web è scoprii che molto probabilmente si trattava di un piccolo problema all’Umor Vitreo alcuna gravità. Comunque decisi di farmi controllare da un’oculista e la prima cosa a cui pensai fu quella di rivolgermi al Servizio Sanitario lombardo. Poiché allora lavoravo in Vodafone in zona Lorenteggio a Milano, chiesi a mia madre di prenotare una visita, ma il primo impatto fu sconfortante: la prima data utile fornita dal centro unico di prenotazione per tutti gli ospedali pubblici presenti nei dintorni di Monza era quella di giugno 2013 (7 mesi) mentre per quelli privati convenzionati si riusciva ad avere la disponibilità per aprile 2013. Mia madre allora si recò direttamente presso l’ospedale di Desio (quello più vicino a noi) e allora gli fu proposta la data di gennaio 2013 (tempistica molto umana). In questo caso, ciò che lasciò abbastanza sorpresi fu la mancanza di coordinamento informativo fra il CUP telefonico e la struttura ospedaliera.

Mia madre più recentemente ha dovuto effettuare un’ecografia alla tiroide per verificare se una tosse persistente, protrattasi a seguito di un para-influenza, avesse origine da qualche scompenso tiroidale. Anche in questo caso i vari ambulatori ospedalieri hanno comunicato dei tempi di attesa pari ad un minimo sei mesi, mentre i centri privati convenzionati hanno comunicato tempistiche fra i due a quattro mesi. Fortunatamente alla fine è riuscita a trovare un poliambulatorio privato convenzionato che ha richiesto un’attesa di una sola settimana, altrimenti si sarebbe dovuta rivolgere ad un centro privato a pagamento, come d’altronde oggi sono costretti a fare molti altri cittadini.

Entrambe queste esperienze da me sopra riportate, che comunque si sono chiuse positivamente,  riguardano le difficoltà nella gestione delle liste di attesa nell’ambito del Sistema Sanitario lombardo, ma penso che la stragrande maggioranza di coloro che abbiano dovuto rivolgersi a strutture pubbliche per esami diagnostici e sanitari, senza distinzione di regione di appartenenza e di patologia, possa riportare proprie esperienze simili alle mie se non peggiori (che, soprattutto quando si ha a che fare con patologie estremamente gravi, sono da considerarsi particolarmente odiose). A tal proposito rendo disponibile un articolo pubblicato sul Il Sole 24 Ore Sanità il 17 ottobre 2013, dove vengono riportati alcuni dati sui giorni di attesa per alcune determinate prestazioni offerte da alcune regioni (per avere dati più completi, ecco le tabelle sulle liste di attesa 2010-2012 pubblicate dal Ministero della Salute).

Tenendo conto di ciò, ogni tentativo di migliorare la situazione attuale, sia attraverso la creazione di centri specializzati nelle cure primarie che dovrebbero gradualmente essere aperti h24 sette giorni su sette, come previsto dalla Legge Balduzzi, sia attraverso l’apertura serale dei centri diagnostici ospedalieri in modo da utilizzare gli impianti per più ore e in maniera più efficiente, come da iniziativa presa per prima dalla regione Veneto, non possono essere accolti con favore. Occorre continuare nel tentativo di coniugare la necessità di ridurre i costi della sanità e il mantenimento, se non un aumento, della qualità del servizio offerto, altrimenti ciò rischierà di portare sì un risparmio a breve termine, ma anche ad un poderoso aumento dei costi economici e sociali nel lungo termine.

Dino Biselli

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.