Gli squilibri della sanità italiana: il Rapporto OASI 2013

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Penso che leggere e riflettere sui temi contenuti nel Rapporto OASI 2013, redatto e pubblicato dal Cergas (Centro di Ricerche sulla Gestione dell’Assistenza Sanitaria e Sociale) della Bocconi, mi porterà via un po’ di tempo: sia per il numero di pagine che lo compongono sia, cosa ben più importante, per la varietà degli argomenti in esso ricompresi.

Prima della sua presentazione, avvenuta il 20 gennaio 2014 presso la Bocconi di Milano, ignoravo la sua esistenza (anche se il documento viene redatto annualmente a partire dal 2000), ma già dalla lettura dell’indice e di alcuni capitoli che lo compongono ho notato che alcuni degli argomenti in esso trattati, e riportati nell’Executive Summary, sono già stati oggetto di analisi in qualche post del mio blog, il che mi consentirà di effettuare ulteriori approfondimenti su di essi:

  • la considerazione che, tutto sommato, il Servizio Sanitario Nazionale si presenta finanziariamente in equilibrio (nel rapporto è definito “sobrio”) avendo una spesa pubblica sanitaria pro-capite inferiore a tre paesi benchmark quali Francia, Germania e UK, registrando un tasso di crescita medio della spesa sanitaria complessiva pro-capite pari allo 0,3% nel biennio 2009-2011 (uno dei tassi più bassi nella UE), e riportando un disavanzo per il 2012 pari a 1,04 miliardi di Euro pari allo 0,9% della spesa sanitaria pubblica e in diminuzione del 17,3% rispetto a quello del 2011;
  • l’importanza che il SSN riveste nell’economia nazionale, in quanto solamente il 32% della spesa sanitaria pubblica corrente ha come destinazione il pagamento del personale mentre il restante 68% viene impiegato nell’acquisto di beni e servizi da soggetti economici privati;
  • il progressivo riequilibrio della tipologia di cure offerte, con una graduale diminuzione dei posti letto ospedalieri per acuti a favore di una maggiore presenza di cure intermedie e primarie di carattere territoriale (anche se viene rilevata una certa lentezza nell’attuazione di questo processo);
  • la riorganizzazione dei vari servizi sanitari regionali con la costituzione di enti e aziende sanitarie di grandi dimensioni e con una ben definita suddivisione di ruoli.

Ma quello che ho trovato interessante di questo rapporto è ciò che viene individuato e sottolineato come criticità del sistema:

  • il contenimento della spesa sanitaria regionale ha riguardato in modo sporadico la spesa corrente mentre ha inciso profondamente sulla spesa per gli investimenti e il rinnovo tecnologico. Ciò significa che si sta generando un debito sommerso che progressivamente diverrà un serio problema per la spesa sanitaria a causa della sopravvenuta obsolescenza tecnologica degli impianti e delle strutture immobiliari (queste ultime già oggi generalmente non adeguate agli attuali standard funzionali e costruttivi);
  • l’ottenimento dell’equilibrio finanziario, in particolare nelle regioni soggette a Piani di Rientro, è avvenuto attraverso l’attuazione di tagli lineari senza che si tenesse conto dell’efficacia e del rendimento delle prestazioni offerte. Questo vuol dire che in queste regioni non si sta portando avanti alcun piano riformatore della sanità in grado di adeguare l’offerta delle strutture di erogazione ai rinnovati bisogni di salute dei cittadini;
  • come già anticipato nel mio precedente post Rilevazione ISTAT: cittadini, crisi e sanità“, la diminuzione della spesa sanitaria pubblica non è stata accompagnata da una parallelo aumento della spesa sanitaria privata, la quale, anzi, nel 2012 è scesa del 2,8% rispetto al 2011. Ciò si spiega con la maggiore elasticità della spesa sanitaria privata alle variazioni del PIL, e poiché il 2012 è stato un anno di recessione, la variazione non poteva che essere negativa;

 

Le considerazioni sopra riportate non riguardano tutte le regioni italiane, ma in maniera particolare quelle Centro-Sud Italia e principalmente quelle soggette a Piani di Rientro. Poiché queste ultime non adempiono o adempiono in parte al mantenimento dei LEA, si sta determinando un iniquo accesso alle cure fra Nord e Sud Italia; e considerando anche che l’ammontare della spesa sanitaria privata è minore nelle regioni soggette a Piani di Rientro, si può facilmente intuire che in queste ci si trova di fronte ad una riduzione nei consumi di prestazioni sanitarie, con il rischio che inizino a verificarsi situazioni di under treatment.

A mio parere, occorrerebbe apportare degli opportuni correttivi normativi ed economici allo scopo di limitare questi effetti distorsivi (ed in particolare l’under treatment) del sistema attraverso un’opportuna programmazione concordata fra organi centrali e regionali, poiché non apportando modifiche a questa situazione, si rischia di non garantire i LEA a importanti fasce di popolazione e pertanto di mettere in discussione il principio di universalità del nostro SSN.

Dino Biselli 

Fonti Principali

CERGAS – Rapporto OASI (necessaria registrazione gratuita)
Quotidiano Sanità
Il Sole 24 Ore Sanità

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