Come nasce un farmaco

Un farmaco nasce dapprima da una scrematura di 10.000 molecole di cui ne vengono selezionate 100 da sottoporre a studi preclicinci. Di queste solo 10 vengono sottoposte ai successivi test clinici che si suddividono in tre fasi: sicurezza, capacità, efficacia. Alla fine solo una molecola arriva ad essere sottoposta al giudizio di AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) per la richiesta di registrazione e di immissione al commercio

Durante tutti i mesi di vita di MioPharma Blog ho trattato i più svariati argomenti: dalla comunicazione a come è organizzato il sistema sanitario nazionale, dagli studi relativi a patologie, caratteristiche della popolazione, peculiarità del nostro sistema industriale alle innovazioni medico-diagnostiche quasi fantascientifiche che potranno avere un impatto rivoluzionario nel prossimo futuro. Ciò che non ho ancora trattato in tutto questo tempo è la risposta ad una domanda semplice ma anche scontata: come nasce un farmaco? O meglio: quali procedura deve seguire (e quali step deve superare) un principio attivo per essere pronto ad ottenere l’autorizzazione all’immissione in commercio?

In una prima fase di ricerca di base, i laboratori di ricerca farmaceutica solitamente applicano il cosiddetto metodo dello screening: vengono testate un gran numero di molecole (circa 10.000) individuando solo successivamente il settore di applicazione (in alternativa si può procedere dapprima all’individuazione di quest’ultimo e in seguito all’esecuzione di test su molecole ad esso relativo, ma tale procedura è applicata in pochi casi). E’ in questa fase che avviene il deposito del brevetto e alla fine di questa primo passaggio solitamente vengono selezionate un massimo di 100 molecole che saranno soggette a test nello step degli studi preclinici.

La sperimentazione preclicnica ha la funzione di accertare come ogni singola molecola esaminata si comporta su un organismo complesso vivente e quale sia il suo grado di tossicità: in questa fase vengono presi in considerazione la via di somministrazione della molecola, il suo assorbimento da parte dell’organismo e come essa viene eliminata. In una prima fase si eseguono degli studi “in vitro”, il che vuol dire che la molecola viene ripetutamente testata in provetta insieme a colture cellulari e microrganismi, e successivamente, accertata la presenza del potenziale terapeutico del principio attivo, si procede alla sperimentazione “in vivo”, vale a dire al test della sostanza sugli animali. Normalmente, le molecole sottoposte allo step successivo sono solo una decina e ciò avviene solitamente dopo 5 anni dal deposito del brevetto.

La sperimentazione clinica ha lo scopo di testare il principio attivo sull’uomo, e si divide in tre fasi distinte:

  • la I fase serve per verificare la tollerabilità e la sicurezza del principio attivo. La sperimentazione viene effettuata su soggetti sani ed è tesa a valutare gli effetti collaterali attesi (in seguito ai risultati dei test svolti in precedenza sugli animali) e le modalità di azione e distribuzione del farmaco nell’organismo. Un altra importante aspetto che viene sottoposto a test è la valutazione degli eventuali effetti indesiderati in relazione all’aumento della quantità somministrata;
  • la II fase si pone l’obiettivo di valutare se il farmaco ha la capacità terapeutica desiderata e determinare quale sia la dose di somministrazione da sottoporre a sperimentazione nei test successivi e gli effetti del principio attivo in presenza di alcuni determinati parametri di salute del paziente. Per ottenere tali dati la sperimentazione avviene su pazienti volontari affetti dalla patologia che il farmaco si propone di curare;
  • la fase III ha lo scopo di valutare l’efficacia del principio attivo rispetto ai trattamenti già esistenti, a un placebo o a nessun trattamento. Ciò avviene attraverso uno studio clinico controllato randomizzato che coinvolge molti pazienti e che assegna a due gruppi di questi, in modo del tutto casuale, o il nuovo principio attivo o la terapia già esistente. La randomizzazione garantisce l’uniformità fra i due gruppi in modo da poter attribuire eventuali differenze al trattamento. Particolare attenzione viene posta agli effetti indesiderati, alla loro frequenza e alla loro gravità.

Qualora il principio attivo registri un adeguato rapporto rischio/beneficio, tutti i dati delle sperimentazione precliche e cliniche diventano parte di un dossier che viene sottoposto ad AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) per le relative richieste di registrazione e di autorizzazione al commercio (argomento che sarà oggetto di analisi in un mio prossimo post).

Arrivati a questo punto, dopo un processo che ha portato alla selezione di un solo farmaco, sono passati circa dieci anni dal deposito di questa singola molecola, vale a dire la metà della copertura brevettuale riconosciuta ai farmaci (20 anni), e il farmaco non è ancora entrato in commercio.

Tutto ciò permette di comprendere quali siano gli enormi costi che vengono sostenuti nella ricerca in campo farmaceutico e come questi debbano essere coperti dalla commercializzazione di poche molecole, tenendo conto che solitamente solo 3 farmaci commercializzati su 10 diventano dei successi commerciali.

Dino Biselli

 

Fonti principali
AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco)
Elementi di politica farmaceutica  – Francesco Macchia
Manuale di economia sanitaria – Riccardo Zanella

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