Alcune considerazioni sulla spesa sanitaria italiana

Confrontando il livello di spesa sanitaria pubblica in Italia con quello degli altri paesi dell’UE e dell’OCSE, ci si rende conto che il nostro livello di spesa non è affatto elevato. Tuttavia la sanità italiana sta attualmente un debito occulto a causa degli scarsi investimenti nella strumentazione diagnostica e nell’adeguamento delle strutture immobiliari

stethoscope and money isolated on white background healthcare and finance concepts

 

Sicuramente avrete notato che durante i talk-show trasmessi da varie reti televisive molto spesso l’attenzione viene posta sull’ammontare complessivo della spesa sanitaria pubblica italiana e di come da essa sia possibile ottenere dei forti risparmi da impiegare per cercare di diminuire il deficit statale. L’insistenza su tale punto è tale da essere diventata quasi un mantra, come se si volesse far passare il messaggio che la sanità pubblica è un colabrodo che sperpera una somma immane di denaro senza produrre dei risultati.

E’ innegabile, e lo ho sottolineato più volte anche su questo blog, che la sanità pubblica italiana ha alcuni rilevanti problemi organizzativi, di inadeguatezza nell’offerta di prestazioni sanitarie rispetto ai fondi impiegati per renderle disponibili, e di spreco di risorse pubbliche, se non addirittura di vera e propria corruzione.
Tuttavia, se si confronta livello di spesa sanitaria pubblica in Italia con quello degli altri paesi dell’Unione Europea e dell’OCSE, ci si può rendere conto di come il nostro livello di spesa non sia così elevato

  

Come è possibile osservare dal grafico sopra riportato ed estratto dal Rapporto Meridiano 2013 elaborato dalla Fondazione Ambrosetti, in Italia il livello di spesa sanitaria totale nel 2011 era pari al 9,1% del PIL, più basso dello 0,7% rispetto alla media OCSE e dello 0,9% della media UE. Ma ciò che appare evidente è che la spesa sanitaria pubblica italiana è pari al 7,1% del PIL, in perfetta media OCSE e sotto la media UE dello 0,6%. E’ pur vero che nel 2012 il rapporto spesa sanitaria pubblica/PIL nel 2012 è risalito al 7.2%, ma va anche considerato che la crisi economica ha determinato un calo del PIL del nostro paese pari allo 0,8%.

Ma ciò di cui è assolutamente necessario tener conto è come la spesa sanitaria sia suddivisa fra spesa corrente e investimenti fissi. I grafici sotto riportati sono abbastanza indicativi

 

  

Da essi si può comprendere come la spesa sanitaria complessiva è destinata in maniera preponderante alla spesa corrente mentre la spesa per investimenti assorbe una percentuale del 5,2%. Ma rapportando a 100 questa percentuale e suddividendola ulteriormente è possibile osservare come ben il 61.2% della spesa complessiva per investimenti è stata effettuata dal settore privato, mentre solamente il restante 38,8% è stata effettuata in ambito pubblico.

Ciò significa che la sanità italiana sta conoscendo un significativo problema di obsolescenza tecnologica ed infrastrutturale, soprattutto nelle regioni sottoposte a Piani di Rientro per deficit sanitario eccessivo. La necessità di tenere sotto controllo la spesa sanitaria corrente non solo ha costretto alcune sistemi regionali a diminuire l’offerta di prestazioni sanitarie garantite dal settore pubblico, ma sta facendo differire alcuni importanti investimenti a livello di strumentazione diagnostica e di adeguamento delle strutture immobiliari alle nuove esigenze organizzative e residenziali propri di ospedali e centri ambulatoriali moderni.

E’ perciò possibile concludere che la sanità italiana, nonostante i bilanci contabili dicano il contrario, sta attualmente accumulando un quota non indifferente di debito “futuro” o meglio debito occulto, in quanto esso si paleserà da cui ai prossimi anni, anche in considerazione del sempre ricordato fenomeno dell’invecchiamento della popolazione alla quale sarà necessario fornire un’assistenza farmacologica e diagnostica sempre più complessa e costosa. Partendo da questa considerazione è importante che il livello di spesa sanitaria non subisca alcun taglio: i risparmi derivanti da una sua migliore organizzazione, da un maggior controllo della spesa e dalla pulizia in ambito “corruption” dovrebbero essere reinvestiti nel sistema affinché si modernizzi e sia in grado di rispondere efficacemente al futuro aumento della domanda di prestazioni sanitarie.

Se non si farà ciò, l’universalità del nostro Servizio Sanitario Nazionale, come sottolineato periodicamente da più fonti e in altri post di questo blog, potrebbe non essere più assicurata.

Dino Biselli

 

Fonti principali
Rapporto CEIS/Crea – via Quotidianosanita.it
Health Data 2013 – Briefing Note – OCSE
Rapporto Meridiano Sanita 2013
Quotidianosanita.it

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