“Abbiamo i numeri giusti”: un algoritmo per l’aderenza terapeutica
L’algoritmo che sarà sviluppato nell’ambito del progetto “Abbiamo i numeri giusti”, promosso dall’Università Cattolica del Sacro Cuore con il sostegno non condizionato di Merck, ha come obiettivo l’individuazione delle politiche più efficaci per migliorare l’aderenza alle terapie. Ciò può avere forti impatti sulla condizione personale del paziente e sul sistema sanitario generale, come dimostrato da una survey che ha analizzato il comportamento del paziente coinvolto nel percorso di cura e confrontato i costi medi fra pazienti engaged e non.
L’algoritmo che sarà sviluppato nell’ambito del progetto “Abbiamo i numeri giusti”, promosso dall’Università Cattolica del Sacro Cuore con il sostegno non condizionato di Merck, ha come obiettivo l’individuazione delle politiche più efficaci per migliorare l’aderenza alle terapie. Ciò può avere forti impatti sulla condizione personale del paziente e sul sistema sanitario generale, come dimostrato da una survey che ha analizzato il comportamento del paziente coinvolto nel percorso di cura e confrontato i costi medi fra pazienti engaged e non.
Uno degli aspetti immancabili oggetto delle rilevazioni di mercato, sia quantitative che qualitative, sottoposte all’attenzione dei medici e dei pazienti su uno o più determinati farmaci è quello dell’aderenza terapeutica. Ma cosa significa questa espressione?
Per aderenza alla terapia si intende il conformarsi del paziente alle raccomandazioni del medico riguardo ai tempi, alle dosi e alla frequenza nell’assunzione del farmaco per l’intero ciclo di terapia.
In pratica, per valutare il grado di aderenza terapeutica si prendono in considerazione due aspetti: la compliance, intesa come l’accettazione del dosaggio di un farmaco e della frequenza di somministrazione in conformità alla prescrizione del medico, e la persistenza, vale a dire il periodo di tempo durante il quale il paziente deve assumere il farmaco prescritto dal medico.
La mancata aderenza alle terapie ha degli effetti sia sulla salute del singolo paziente, il quale non rispettando completamente o in parte le prescrizioni del medico determina il fallimento di un piano terapeutico, sia sul sistema sanitario in generale, in considerazione dell’aumentato ricorso ad ulteriori risorse materiali ed economiche da parte del paziente che non attua quanto prescritto dal medico.
Da quanto sopra riportato, la corretta adesione ad una terapia è quindi un aspetto critico sia a livello personale che di sistema, ed è per tale motivo che l’Università Cattolica del Sacro Cuore, con il contributo non condizionante da parte di Merck, ha intrapreso il progetto “Abbiamo i numeri giusti” presentato lo scorso 9 aprile presso la sede dell’Istituto Superiore di Sanità.
Il progetto, di durata pluriennale e suddiviso in fasi temporali, si propone come fine ultimo la realizzazione di un algoritmo che avrà lo scopo di supportare le istituzioni nell’individuazione, basata sulle evidenze, delle politiche maggiormente efficaci nel favorire l’aderenza alle terapie da parte del paziente. La fase pilota del progetto, della durata di 18 mesi, vedrà coinvolte cinque Regioni: Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Puglia, ed in seguito l’algoritmo sarà testato su scala nazionale.
L’algoritmo non si limiterà ad incrociare i dati provenienti da più fronti relativi all’aderenza terapeutica in senso stretto, come i livelli di impatto e la relativa suddivisione di questi ultimi in base alla struttura della popolazione, oltre i fattori socio-economici che possono avere una rilevanza su di essa. Esso analizzerà anche come gli effetti di salute mutano in relazione al grado di aderenza alla terapia, e quale sia il costo-efficacia di un intervento finalizzato al suo incremento.
A sostegno dei presupposti che sono alla base del progetto “Abbiamo i numeri giusti” ci sono i risultati di una survey commissionata da Merck all’EngageMinds hub research center dell’Università Cattolica del Sacro Cuore che ha visto la partecipazione di un campione rappresentativo di mille pazienti cronici italiani, e che applica il modello del Patient Health Engagement (PHE Model) per misurare il livello engagement dei pazienti e le relative ricadute sul percorso di cura.
Da questa ricerca risulta che la quasi totalità dei pazienti intervistati ritiene che avere un ruolo attivo nella gestione della propria salute sia il fattore più importante per il proprio benessere e per la propria qualità di vita, anche se solo il 9% di essi risulta essere realmente engaged, e ben il 69% non è aderente alle prescrizioni del medico e all’assunzione delle terapie.
Ciò che lo studio conferma è l’importanza di un pieno coinvolgimento del paziente nella gestione del suo percorso di cura. Tale fattore favorisce la diminuzione del tasso di abbandono delle terapie (il 29% dei casi fra i pazienti pienamente coinvolti contro il 70% fra i pazienti scarsamente coinvolti), migliora la percezione della propria qualità di vita (definita scadente dal 29% dei pazienti pienamente coinvolti contro l’83% dei pazienti scarsamente coinvolti), e migliora il benessere psicologico (solo il 37% dei pazienti pienamente ingaggiati riferisce il manifestarsi di sintomi depressivi contro il 95% dei pazienti scarsamente coinvolti).
Altro aspetto analizzato dalla ricerca è quello dei costi relativi ai pazienti cronici italiani in tre grandi aree di spesa quali le visite dal medico specialista, le analisi del sangue e l’acquisto dei farmaci, con costi medi trimestrali stimati rispettivamente in €55, €31 e €68.
Riguardo l’aspetto delle visite al medico specialista, fra i pazienti più coinvolti nel percorso di cura e quelli scarsamenti ingaggiati si stima una differenza di costo media pari a 69 Euro (da 33 a 102 Euro), mentre relativamente al costo delle analisi del sangue tale differenziale è pari a 20 Euro (da 26 a 46 Euro). Infine, la differenza media di costo sull’acquisto di farmaci è valutato in 44 Euro (da 46 a 90 Euro).
In conclusione, le parole del Dottor Americo Cicchetti, Direttore dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, riassumono al meglio le motivazioni che hanno indotto ad elaborare e realizzare un progetto come “Abbiamo i numeri giusti”:
Aumentare il livello dell’aderenza alla terapia significa aumentare le possibilità di guarigione e, automaticamente, ridurre, se non eliminare, gli sprechi conseguenti. Sprechi che non si limitano al costo della terapia poi interrotta, ma si riferiscono a recidive, ricoveri impropri, per non parlare dei costi correlati, ad esempio, a giornate di lavoro perse. Il problema che dovevamo risolvere era mettere a punto uno strumento che permettesse di identificare, sulla base di evidenze obiettive, gli interventi volti ad aumentare l’aderenza che dessero il miglior ritorno sia in termini di salute che di sostenibilità economica
Dino Biselli
Fonti Principali
Aboutpharma
Quotidiano Sanità

