La Multicronicità nel Rapporto Osservasalute 2017

La gestione delle malattie croniche rappresenta una delle principali sfide per il nostro sistema sanitario, e ancora di più quella dei pazienti affetti da multicronicità. Il Rapporto Osservasalute 2017, pubblicato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità dedica un capitolo all’analisi di queste ultime

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La gestione delle malattie croniche rappresenta una delle principali sfide per il nostro sistema sanitario, e ancora di più quella dei pazienti affetti da multicronicità. Il Rapporto Osservasalute 2017, pubblicato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità dedica un capitolo all’analisi di queste ultime

Fra i tanti rapporti dedicati alla sanità italiana che ogni anno vengono offerti all’attenzione del pubblico, il Rapporto Osservasalute, pubblicato dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute delle Regioni Italiane dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in collaborazione con la Sezione di Igiene dell’Istituto Superiore di Sanità, è sicuramente uno dei più completi e maggiormente rappresentativi dello stato di salute della popolazione italiana, oltre ad essere uno dei pochi a coniugare tali temi con quelli relativi all’organizzazione e alla spesa che caratterizzano il nostro servizio sanitario nazionale.

Uno degli aspetti sottolineati dall’edizione 2017 del rapporto è il costante incremento di persone affette da malattie croniche, fenomeno che ha la sua principale causa nell’aumento della popolazione nella fascia di età superiore ai 65 anni, e da una correlato aumento della prevalenza della multicronicità, vale a dire da una quota sempre maggiore di popolazione affetta contemporaneamente da più di una patologia cronica.

Come già evidenziato, sia direttamente sia indirettamente, in un precedente post di questo blog intitolato “L’inappropiatezza prescrittiva nel paziente anziano: le mie personali considerazioni”, l’aumento di casi di pazienti affetti da due o più malattie croniche, comporta rischi non solo per quanto riguarda i costi di diagnosi, cura e monitoraggio sostenuti dal sistema sanitario (senza dimenticare che la gestione di tali pazienti richiede un coordinamento e un’organizzazione di quest’ultimo molto avanzata), ma anche e soprattutto per la stessa salute del paziente.

Infatti nel Rapporto Osservasalute si sottolinea che le attuali Linee Guida non sono in grado di offrire delle indicazioni valevoli per tutte le numerose combinazioni di patologie croniche che possono verificarsi, e per tale motivo non sono in grado di garantire una risposta adeguata ai bisogni di salute del paziente multicronico. In sostanza, in molti casi mancano le evidenze scientifiche capaci di provare che quanto raccomandato in una linea guida di una singola patologia sia pienamente compatibile con il quadro clinico di un paziente affetto da multicronicità.

Nella stragrande maggioranza dei casi tutto ciò si traduce nella somministrazione di una quantità di terapie farmacologiche pari al numero di malattie croniche alle quali è affetto il paziente, con un conseguente aumento degli impieghi inappropriati dei farmaci, un possibile aumento di eventi avversi ed una diminuzione dell’aderenza alla terapia. La gestione del paziente in politerapia è affidata al MMG che deve orientare la sua azione tenendo conto del parere dei vari specialisti e tentare di contenere l’eccessiva prescrizione di farmaci.

Il Rapporto Osservasalute, avvalendosi del database denominato Health Search-IMS Longitudinal Patient Database (HS IMS LPD) che grazie alle sue caratteristiche offre una copertura informativa molto estesa riguardo la popolazione affetta da malattie croniche dai 14 anni in sù, ha stimato la prevalenza non solo di quelle che fra queste ultime hanno un elevato impatto sociale e le prestazioni da esse richieste, ma la stessa tipologia di dati anche relativamente ai casi di multicronicità (Le patologie croniche considerate nel rapporto sono: ipertensione arteriosa, ictus ischemico, malattie ischemiche del cuore, scompenso cardiaco congestizio, diabete mellito tipo 2, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), asma bronchiale, osteoartrosi e disturbi tiroidei (con l’eccezione dei tumori tiroidei)).

Le combinazioni di patologie multicroniche sono state raggruppate in base al numero di patologie concomitanti. Per ogni raggruppamento sono state registrate le seguenti numerosità di pazienti:

  • 2 patologie – 142.775
  • 3 patologie – 74.241
  • 4 patologie – 30.717
  • 5 patologie – 9.999
  • 6 patologie – 2.776
  • 7 patologie – 535
  • 8 patologie – 85
  • 9 patologie – 6

Concentrandosi sui casi singoli, la combinazione più numerosa è quella che vede concomitanti ipertensione e osteoartrite (42.771 pazienti).

Analizzando il trend complessivo delle patologie croniche concomitanti, la prevalenza di pazienti con multicronicità è passata dal 22,4% del 2012 al 25,1% del 2016, e ben il 70,7% dei pazienti affetti da almeno due patologie croniche concomitanti è in politerapia farmacologica (con valori ben sopra questa media per Puglia, Umbria, Marche, Abruzzo, Molise, Toscana e Sardegna).

Va da sé che il progressivo aumento del numero concomitante di patologie croniche è legato ad un incremento del rischio di mortalità, ospedalizzazione, terapia farmacologica inappropriata, reazioni avverse ai farmaci, duplicazione degli accertamenti e consigli medici contrastanti, con un indubbio impatto sulla spesa sanitaria.

In considerazione di quanto riportato in precedenza, appare necessario che i protagonisti della governance sanitaria individuino delle soluzioni che favoriscano un efficace approccio al tema delle multicronicità, sia per quanto riguarda le linee guida che per la gestione dei trattamenti destinati al paziente. Infatti, l’invecchiamento della popolazione causerà una sempre maggiore crescita della diffusione della multicronicità, che già nel 2015, secondo i dati Istat, raggiungeva il 65,4% della popolazione residente ultra 75enne, e ciò potrebbe avere pesanti ripercussioni sulla sostenibilità del servizio sanitario nazionale.

 

Dino Biselli

 

Fonti Principali
Rapporto Osservasalute 2017

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