Intelligenza Artificiale nel Life Science: prospettive e aspettative
La premiazione dei tre bandi concorso promossi da Gilead in Italia (il Fellowship Program, il Community Award e il Digital Health Program) è stata l’occasione per fare il punto su un’innovazione digitale che negli ultimi tempi sta avendo una rapida notorietà anche presso il grande pubblico: l’intelligenza artificiale. Le prospettive e le aspettative dell’intelligenza artificiale nell’ambito della digital health rese note durante l’evento indicano un interesse crescente riguardo l’impiego di questa innovazione tecnologica in ambito medico e sanitario.
La premiazione dei tre bandi concorso promossi da Gilead in Italia (il Fellowship Program, il Community Award e il Digital Health Program) è stata l’occasione per fare il punto su un’innovazione digitale che negli ultimi tempi sta avendo una rapida notorietà anche presso il grande pubblico: l’intelligenza artificiale. Le prospettive e le aspettative dell’intelligenza artificiale nell’ambito della digital health rese note durante l’evento indicano un interesse crescente riguardo l’impiego di questa innovazione tecnologica in ambito medico e sanitario.
Durante la presentazione della ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano, avvenuta lo scorso 12 febbraio nel corso del convegno intitolato “Artificial Intelligence: prospettive dalla ricerca al mercato”, è stato sottolineato che le aziende, sono molto prudenti nello sviluppo e nell’impiego dell’Intelligenza Artificiale, seppur molto interessate alle potenzialità che essa potrebbe loro offrire. In Italia in particolare, solo il 56% delle grandi aziende ha dichiarato di aver avviato iniziative in tal senso (percentuale sensibilmente inferiore a quella registrata in Francia e Germania).
Inoltre, il maggior numero di progetti di IA sono concentrati in alcuni settori quali finanza, automotive, logistica e telco, a riprova che le aziende del comparto Life Science sono alquanto prudenti nell’adottare delle innovazioni tecnologiche (soprattutto se non ancora ben consolidate) senza prima aver verificato se conformi alle numerose normative e leggi che regolano il settore.
L’evoluzione della IA
Un’analisi specifica su quale sia lo stato attuale dell’impiego dell’intelligenza artificiale in ambito salute e sulle sue possibili prospettive è stata presentata durante l’ottava cerimonia di premiazione dei bandi di concorso Fellowship Program, Community Award e Digital Health Program promossi da Gilead in Italia che ha avuto luogo lo scorso 9 ottobre a Milano. Il titolo della manifestazione, “Innovazione, tra Tecnologia, Ricerca e Comunità” sintentizza proprio lo spirito con il quale è stato affrontato l’argomento: non in modo acritico, ma analizzato nelle varie sfaccettature che lo caratterizzano.
Il primo contributo offerto a riguardo è stato quello del Dottor Amedeo Cesta del CNR, che ha illustrato l’evoluzione nel tempo e i cambiamenti che l’intelligenza artificiale sta gradualmente apportando nella società. Infatti, la disponibilità di un’enorme mole di dati e informazioni, unita alla possibilità di acquisirli, analizzarli e utilizzarli, sta favorendo la nascita e la crescita di nuove iniziative imprenditoriali e una diminuzione generalizzata dei costi diretti e indiretti sopportati dalle aziende già in essere. A ciò, si contrappongono effetti sociali dirompenti, soprattutto in ambito lavorativo, dovuti all’automatizzazione e alla capacità di autoapprendimento delle macchine. Da queste considerazioni deriva la necessità di governare questo cambiamento epocale proprio ora che un’intelligenza artificiale generalizzata appare ancora lontana, orientando la ricerca in direzioni socialmente rilevanti e tenendo in considerazione le implicazioni etiche dei progressi tecnologici.
Seguendo in parte questa scia, l’intervento del Professor Riccardo Bellazzi, del Dipartimento di Ingegneria Industriale e dell’Informazione dell’Università di Pavia, ha messo in luce l’importante contributo che l’intelligenza artificiale sta offrendo nella ricerca farmacologica e biomedica permettendo analisi e previsioni inimmaginabili fino allo scorso decennio. Tuttavia, ne ha sottolineato anche i limiti: ad esempio non è ancora possibile modellare il processo di cura a causa dei numerosi fattori e delle innumerevoli variabili che possono avere un’influenza su di esso; questa complessità di flusso oggi (e molto probabilmente anche in futuro) non permette all’intelligenza artificiale di poter far riferimento ad un modello procedurale stabile.
Le aspettative degli italiani
E’ indubbio che l’intelligenza artificiale stia alimentando aspettative fra i cittadini, soprattutto in ambito medico e sanitario. Ma in che misura? La Dottoressa Cristina Cenci di Eikon ha presentato i risultati di una ricerca tesa a comprendere quale sia la conoscenza e l’atteggiamento degli italiani nei confronti dell’intelligenza artificiale che ha visto il coinvolgimento di un campione di 1000 intervistati con un’età compresa i 18 e i 65 anni. I dati esposti sono stati per certi versi molto sorprendenti:
- il 90% del campione ritiene che negli ultimi dieci anni le tecnologie digitali per la salute abbiano contribuito al miglioramento della vita delle persone, e il 95% ritiene che il loro contributo potrebbe essere rilevante anche per i prossimi dieci anni;
- più dell’80% degli italiani ha sentito parlare di Intelligenza Artificiale (soprattutto per mezzo della TV o via web), e ben il 58% dichiara di conoscere in concreto cosa sia un sistema basato sull’IA;
- secondo il campione, i principali vantaggi derivanti dalla possibilità di avere una diagnosi da un sistema di IA sono la velocità e la maggior accuratezza dei dati in base alla quale essa verrebbe effettuata. I principali svantaggi, invece, sono la perdita del contatto umano e la mancanza del supporto offerto dall’esperienza del medico;
- il 62% dei rispondenti guarda con favore alle possibilità offerte dall’IA per la medicina predittiva, e il 48% considera un’opportunità la possibilità di raccogliere ed archiviare dati genetici;
- il 65% del campione considera un fatto positivo il ricevere segnalazioni generate da sistemi di IA in grado di assistere la singola persona nella gestione della sua salute;
- il 69% dei rispondenti non è contrario alla raccolta dei propri dati personali, anche se il 39% pone la condizione di essere informati sul loro utilizzo per renderli disponibili.
In conclusione, l’intelligenza artificiale sta gradualmente assumendo un ruolo di primaria importanza nell’ambito della digital health, anche se permangono delle criticità da affrontare e la sua definitiva affermazione non è ancora pienamente consolidata. Ciò che appare chiaro da quanto riportato in precedenza, è l’aspettativa che l’intelligenza artificiale in ambito medicale e sanitario ha suscitato nella cittadinanza; aspettativa che trova ulteriore conferma in un dato: il 77% del campione intervistato per l’indagine di Eikon ritiene importante applicare maggiormente l’IA in ambito medico. Sta quindi alla ricerca, all’industria e ai payers non deludere questo entusiasmo.
Dino Biselli

