Open Data e Banche Dati in Sanità

Un convegno dedicato alla presentazione di Atlante Sanità, uno dei principali database dedicati alla sanità italiana disponibili sul mercato (prodotto da PKE) è stato l’occasione per illustrare le peculiarità delle banche dati e degli Open Data in ambito sanitario e medicale

Atlante Sanità - PKE

Un convegno dedicato alla presentazione di Atlante Sanità, uno dei principali database dedicati alla sanità italiana disponibili sul mercato (prodotto da PKE) è stato l’occasione per illustrare le peculiarità delle banche dati e degli Open Data in ambito sanitario e medicale

Il dato, inteso come entità la cui elaborazione può determinare la conoscenza di un’informazione, è stato in vari modi protagonista di alcuni post di MioPharma Blog. Fra i vari aspetti che caratterizzano il dato analizzati dal blog rientrano anche la sua disponibilità e fruibilità, tema assolutamente non secondario quando si tratta di dati riguardanti la sanità e la salute dei cittadini. Appare evidente che l’accesso esclusivo ad alcuni dati dà la possibilità di disporre di informazioni che non possono essere sfruttate da altri soggetti, ottenendo un vantaggio competitivo più o meno marcato in relazione alla tipologia e all’importanza dell’informazione ottenuta.

La disponibilità dei dati sanitari e il saperli strutturare per renderli effettivamente disponibili all’interno di organizzazioni più o meno complesse, come ad esempio le imprese che operano in ambito Life Science, sono stati gli argomenti che hanno caratterizzato il convegno intitolato “Atlante Sanità: il database della Sanità Italiana” che ha avuto luogo a Milano il 27 settembre. A questo evento hanno preso parte, fra gli altri, il Professor Paolo Mariani, docente presso il Dipartimento di Economia, Metodi Quantitativi Strategia di Impresa dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, la Dottoressa Carlotta Galeone, del Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità – Università degli Studi di Milano, e il Dottor Marco Morandi, Operation Director di PKE Srl.

Con il suo intervento il Professor Paolo Mariani ha offerto un quadro di insieme su cosa siano le banche dati, come si siano evolute nel tempo e come le imprese talvolta non abbiano coscienza di quali siano le potenzialità che esse mettono a loro disposizione. Nella sua esposizione, il Professor Mariani parte dal presupposto che i dati vengono incastrati tutti come mattoncini e fatti confluire in queste repository, specificando anche che

Le banche dati si presentano come interfacce per la navigazione e il download di dati per lo più a carattere tematico. Ogni banca dati è corredata di metainformazioni quali le metodologie, le classificazioni e le definizioni relative all’argomento trattato.

Il Professor Mariani ha illustrato quali devono essere le caratteristiche che contraddistinguono le informazioni presenti in una banca dati:

  • l’accessibilità, vale a dire chiare e ottenute in modo semplice;
  • l’attendibilità, con un alto grado di corrispondenza tra la realtà e i dati contenuti nelle fonti;
  • la comparabilità, vale a dire la possibilità di affiancare ed integrare informazioni analoghe provenienti da altre sorgenti;
  • la completezza dei dati;
  • la tempestività;
  • la periodicità, intesa come necessità di avere dei dati sempre aggiornati entro un determinato lasso di tempo;
  • la qualità del dato.

Da quanto detto, appare evidente che le banche dati sono elementi essenziali per strategie di business intelligence aziendali (e non), e l’evoluzione della loro strutturazione ha conosciuto diversi momenti tutti legati alla diverse esigenze di tipo contingente delle imprese nel corso degli ultimi decenni.

Evoluzione_Business_Intelligence_PKE_Paolo_Mariani

La focalizzazione di tutte queste considerazioni al solo comparto del Life Science permette di immaginare quale sia l’importanza che le banche dati hanno per le realtà che operano in esso, in considerazione dell’enorme mole di dati che esse producono e della loro necessità di ottenere sempre maggiori informazioni riguardo sia l’ambito medico-sanitario che quello di business.

L’intervento della Dottoressa Carlotta Galeone è stato centrato sugli Open Data, sulle loro caratteristiche e sulla loro disponibilità e diffusione in Italia. Partendo dal presupposto che la disponibilità dei Big Data è l’obiettivo di un movimento che promuove la libera distribuzione e il libero riuso dei dati pubblici senza alcuna restrizione, la Dottoressa Galeone ha specificato quali debbano essere i requisiti che i dati devono possedere per essere classificati come Open Data:

  • accessibilità, intesa come assenza di limitazioni basate sull’identità o sull’intenzione dell’utente (preferibilmente tramite web);
  • essere in formato digitale e con caratteristiche che lo rendano leggibile dagli strumenti informatici così da consentire la suo interoperabilità con altri dati;
  • libertà da restrizioni riguardo l’uso o la redistribuzione nelle loro condizioni di licenza (senza quindi distinzione fra uso commerciale o no).

Nel mondo si sta assistendo ad un progressivo interesse verso l’Open Source, soprattutto da parte dei paesi in via di sviluppo. La situazione italiana, invece, presenta un ritardo marcato rispetto sia alla situazione globale che a quella europea: permane una certa difficoltà diffusa nell’approccio agli open data da parte di tutti settori anche se in alcuni casi sembra che si sia iniziato ad intraprendere questa strada; nel comparto life science, invece, i timori relativi alla privacy stanno ostacolando la possibilità di reperire dati ed informazioni aggiornate ed integrabili con altre fonti.

L’ultimo intervento è stato quello del Dottor Marco Morandi che, attraverso la presentazione al pubblico delle caratteristiche di Atlante Sanità, uno dei database dedicato alla sanità italiana più completi ed aggiornati fra tutti quelli presenti sul mercato, ha dimostrato nel come dovrebbe essere strutturata ed organizzata un’efficiente banca dati: peculiarità che non sono ancora riscontrabili nei database open source dedicati al mondo sanità italiana.

 

Dino Biselli

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