L’innovazione biofarmaceutica: il report di EY
Far sì che il trasferimento tecnologico dall’università all’industria diventi il volano dell’innovazione biofarmaceutica e consenta a quest’ultima di crescere per diventare uno dei settori di punta dell’economia italiana: al di là dei numeri, sono questi i concetti chiave che caratterizzano l’edizione 2018 del rapporto “Il settore biofarmaceutico – Innovazione e crescita per l’Italia” realizzato da Ernst & Young e Farmindustria

Far sì che il trasferimento tecnologico dall’università all’industria diventi il volano dell’innovazione biofarmaceutica e consenta a quest’ultima di crescere per diventare uno dei settori di punta dell’economia italiana: al di là dei numeri, sono questi i concetti chiave che caratterizzano l’edizione 2018 del rapporto “Il settore biofarmaceutico – Innovazione e crescita per l’Italia” realizzato da Ernst & Young e Farmindustria
Sembra una frase fatta ma è una considerazione talmente scontata e ovvia e scontata che tuttavia periodicamente deve essere rimessa al centro del dibattito politico ed economico perché a rischio di oblio: l’innovazione è il motore della crescita. Ciò vale soprattutto per il settore farmaceutico, dove è proprio la capacità di trovare nuove soluzioni terapeutiche in grado di contrastare patologie prima non curabili o trattabili con prodotti farmaceutici non più adeguati.
L’importanza dell’innovazione nel settore viene sottolineata annualmente dal report annuale dedicato alle biotecnologie in ambito farmaceutico redatto da Ernst & Young in collaborazione con Farmindustria che per l’edizione 2018 è stato intitolato “Il settore biofarmaceutico – Innovazione e crescita per l’Italia” e che mai come quest’anno ha posto l’accento proprio sul fatto che il settore biofarmaceutico è il motore dell’innovazione.
I numeri contenuti nel report confermano ancora una volta l’importanza del settore biofarmaceutico

A queste cifre il rapporto ne aggrega altre che dimostrano come il settore biofarmaceutico italiano sia un generatore di valore per il sistema paese:
- gli investimenti in R&S dell’industria farmaceutica nel 2017 sono stati pari a 1,5 miliardi di Euro ed hanno registrato un aumento del 22% negli ultimi 5 anni (nel suo insieme l’UE ha riportato una crescita del 16% nello stesso periodo di tempo). La quota degli investimenti delle imprese farmaceutiche è dell’11% sul totale degli investimenti in R&S effettuati dalle imprese italiane nel loro complesso e del 6,5% sul totale investimenti del sistema paese. Il tutto in quadro che vede la spesa di ricerca e sviluppo in aumento all’1,5% del PIL entro il 2020 (anche se ben lontana dall’obiettivo della media europea del 3%);
- sempre in ambito investimenti, nel 2017 il numero di addetti attivi nella R&S è aumentato del 3,2% rispetto all’anno precedente, e il rapporto investimenti in innovazione per addetto ha raggiunto una dimensione pari a 3 volte la media;
- il 72% degli investimenti in produzione e ricerca del comparto farmaceutico sono concentrati nel settore biofarmaceutico;
- nel 2017 in Italia risultavano registrati 4.300 brevetti, un numero superiore del 4,3% rispetto a quello dei dodici mesi precedenti. Il contributo del settore biofarmaceutico è stato fondamentale, in quanto le domande di brevetto provenienti da esso sono aumentate del 18,1%;
- nell’ultimo anno l’export farmaceutico è cresciuto del 16%;
- il 32% dell’indotto totale dell’industria farmaceutica è realizzato grazie al settore biofarmaceutico: contributo che continua a crescere del 5% all’anno;
- Il valore dell’indotto generato dall’industria biofarmaceutica cresce dell’8% l’anno sin dal 2015, e al 2017 era pari al 32% del valore dell’indotto totale dell’industria farmaceutica.
Tuttavia, l’edizione 2018 riporta una serie di considerazioni proprio sull’innovazione, sul suo significato, sul suo perseguimento attraverso delle possibili collaborazioni fra industria, università ed istituzioni, e su come favorire il trasferimento tecnologico.
Proprio il trasferimento tecnologico rappresenta l’aspetto centrale che direttamente e indirettamente è in grado di attivare tutti gli altri: infatti grazie ad esso i risultati ottenuti dalla ricerca biofarmaceutica svolta in ambito accademico vengono messi a disposizione dell’industria che la trasforma in nuovi farmaci e/o terapie. Ma il processo non si esaurisce con questa fase: la diffusione e l’efficienza dei processi di trasferimento tecnologico permettono a loro volta di supportare ulteriori attività di ricerca e quindi di creare un processo circolare capace di favorire l’innovazione continua.
Il processo di innovazione richiede la stretta collaborazione tra il mondo accademico, promotore della ricerca, e le imprese, responsabili dello sviluppo e della diffusione delle nuove terapie biotecnologiche. Le Istituzioni hanno un ruolo chiave nella creazione di un ecosistema favorevole all’innovazione attraverso interventi volti a semplificare la burocrazia, incentivare gli investimenti e favorire la collaborazione.
Da quanto riportato in precedenza appare chiaro che nel rapporto il concetto di innovazione non è limitato alla sola introduzione di nuove terapie e al miglioramento della vita di milioni di pazienti, ma piuttosto al coniugare questi fattori con quello dell’ottimizzazione dei processi, grazie all’impiego di nuove tecnologie (soprattutto di quelle digitali), e con la possibilità di contribuire allo sviluppo sostenibile del SSN favorendo la riduzione dei tempi e dei costi di ospedalizzazione.
Facendo riferimento a questa descrizione del contesto articolato che caratterizza il settore biofarmaceutico, nel rapporto vengono anche elencate quelle che sono considerate essere le competenze necessarie per eccellere dal lato delle risorse umane: dalla formazione multidisciplinare (in grado di far acquisire esperienza in diverse aree, come ricerca, produzione, market access, comunicazione e regolatorio) a percorsi di apprendimento basati sull’alternanza studio-lavoro; dall’esperienza internazionale all’integrazione università-impresa; dalla conoscenza delle nuove tecnologie alla flessibilità e disposizione all’apprendimento.
Bisogna, innanzitutto, aggiornare i programmi di studio nelle biotecnologie per adeguare sempre di più la formazione degli studenti ad un mondo che cambia e al lavoro del domani. (Maria Cristina Messa – Rettore dell’Università Bicocca di Milano e CEO di University for Innovation)
Ma accanto a queste misure, occorre agire anche in altri ambiti per poter far sì che l’innovazione venga sostenuta e favorita:
- con dei provvedimenti in grado di attrarre investitori specializzati nel settore biofarmaceutico e adottando un piano di lungo periodo composto da misure stabili finalizzate alla realizzazione di nuovi investimenti;
- strutturando una governance farmaceutica adeguata al sistema paese e adottando politiche di rimborso che, oltre al costo della terapia, prendano in considerazione anche i benefici attesi, i costi sociali e di ospedalizzazione evitati;
- non solo instaurando una efficiente collaborazione tra università e industria, ma anche incentivando la produzione scientifica e la valorizzazione della proprietà intellettuale dei ricercatori.
Tutto ciò, rendendo possibile da parte delle università l’acquisizione di tutte le competenze necessarie per affrontare al meglio il trasferimento tecnologico, anche attraverso la creazione di strutture appositamente dedicate. In tal modo il settore biofarmaceutico potrebbe essere un protagonista decisivo nel favorire la crescita dell’economia italiana.
L’innovazione è l’abilità di vedere il cambiamento come un’opportunità: puntare sul settore biofarmaceutico rappresenta la chiave di successo per l’intero Paese.
Dino Biselli
Fonti Principali
Il settore biofarmaceutico – Innovazione e crescita per l’Italia
