Le Fab13 descritte da Nomisma

Il Rapporto di Nomisma dedicato alle tredici industrie farmaceutiche con capitale italiano evidenzia come le cosiddette Fab13 sono delle realtà aziendali di certo non comparabili alle grandi multinazionali del pharma, ma comunque in grado di ottenere degli ottimi risultati economici, grazie all’internazionalizzazione e agli investimenti in ricerca e sviluppo. Il loro segreto: la resilienza

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Il Rapporto di Nomisma dedicato alle tredici industrie farmaceutiche con capitale italiano evidenzia come le cosiddette Fab13 sono delle realtà aziendali di certo non comparabili alle grandi multinazionali del pharma, ma comunque in grado di ottenere degli ottimi risultati economici, grazie all’internazionalizzazione e agli investimenti in ricerca e sviluppo. Il loro segreto: la resilienza.

Non hanno dimensioni comparabili alle grandi multinazionali del farmaco, sono spesso caratterizzate da un azionariato ed una gestione di tipo familiare, e sono fortemente ancorate al tessuto economico sociale italiano, in particolare nelle regioni centro settentrionali. Detto ciò, possiedono in particolare una caratteristica che molte altre aziende del settore farmaceutico non hanno: la resilienza, vale a dire la capacità di continuare a produrre e generare valore anche nelle fasi più buie delle varie crisi che si sono avute negli ultimi due decenni.

Queste piccole ma grandi realtà aziendali sono le tredici aziende farmaceutiche interamente a capitale italiano che fanno parte di Farmindustria. I loro risultati di crescita di lungo periodo, insieme alle prospettive e alle possibili difficoltà che potrebbero dover affrontare nel prossimo futuro, sono stati analizzati da Nomisma nel rapporto “Industria 2030. La Farmaceutica italiana e i suoi campioni alla sfida del nuovo paradigma manifatturiero” presentato durante un workshop che si è tenuto a Roma lo scorso 17 gennaio.

 

Il gruppo delle “Fab13”

Le tredici aziende protagoniste dell’analisi di Nomisma sono (in ordine alfabetico): Abiogen Pharma, Alfasigma, Angelini, Chiesi, Dompé, Ibn Savio, Italfarmaco, Kedrion, Mediolanum, Menarini, Molteni, Recordati e Zambon, e nel loro insieme sono indicate con il soprannome di “Fab13”. Anche se ben radicate nel proprio territorio, in genere posizionato nell’area che si sviluppa lungo l’asse Milano-Roma, una delle chiavi della loro capacità di produrre valore è stata ed è un’abile strategia di internazionalizzazione con la quale finora sono riuscite a sviluppare la loro presenza nei principali paesi occidentali, dapprima con una presenza prettamente commerciale, per poi acquisire imprese in loco o installare nuove filiali, stabilimenti e centri di ricerca. I dati Nomisma mostrano che mentre nel 2007 le aziende del farmaco italiane erano presenti all’estero, fra stabilimenti e filiali, con solo 49 strutture, mentre nel 2017 tale presenza era enormemente aumentata poiché garantita da 26 stabilimenti e 200 filiali.

I risultati ottenuti nel corso dello scorso decennio mostrano come le Fab13 abbiano offerto un contributo fondamentale all’intero comparto dell’industria farmaceutica italiana nel permetterle di raggiungere già nel 2017 l’importante primato a livello europeo nella produzione di medicinali (per un valore pari a 31,2 miliardi di Euro). In quello stesso anno il fatturato aggregato delle Fab13 ha raggiunto un valore di 11,15 miliardi di Euro, più del doppio dei 6,1 miliardi registrati nel 2007. Nel decennio in questione le tredici imprese italiane del farmaco hanno aumentato anche il numero aggregato dei loro occupati, passando dai 26 mila del 2007 ai 42 mila del 2017. Più di un terzo della forza lavoro complessiva opera in Italia (nel solo triennio 205-17 è aumentata del 4,7%), e quasi la metà è impiegata in attività di produzione e di ricerca.

 

Ricerca ed export

Ricerca è un altro termine che si associa perfettamente alle Fab13: le spese medie annue in R&S nel quinquennio 2013-2017 sono state pari a 725 milioni di Euro, ma è interessante osservare che mentre nel 2013 gli investimenti erano di 552 milioni di Euro, nel 2017 avevano raggiunto la ragguardevole cifra di 906 milioni, e dalle prime stime disponibili sembra che nel 2018 si sia superato il miliardo di Euro.

Ritornando sul tema dell’internazionalizzazione, essa è stata la strategia decisiva per la crescita delle Fab13, poiché la quota del fatturato estero sul totale è passata dal 52% del 2007 al 67% del 2017, e tale aumento è dovuto interamente ai ricavi derivanti dalle esportazioni. Appare dunque chiaro quale sia stata l’importanza del contributo delle aziende farmaceutiche a capitale italiano allo straordinario risultato dell’export del settore farmaceutico italiano (una quota export pari al 72% del fatturato complessivo farmaceutico) e del favorevole trend dell’export nazionale.

 

Punti di forza e prossime sfide

Nelle sue considerazioni, Nomisma ricorda inoltre la capacità di resistere e crescere in un ambito economico caratterizzato da una forte crisi e da una politica regolatoria fortemente orientata alla diminuzione dei costi e quindi alla contrazione della spesa farmaceutica, senza dimenticare che lo scorso decennio si è contraddistinto per un elevato numero di scadenze brevettuali che hanno interessato le aree terapeutiche nelle quali proprio le aziende italiane del farmaco detengono importanti quote di mercato.

Biotecnologie, terapie geniche e digitalizzazione sono le sfide ma anche le opportunità che le Fab13 dovranno affrontare per continuare a competere e a crescere. Per fare ciò, occorrerà elaborare una seria e condivisa politica industriale di settore e un quadro normativo stabile.

 

Dino Biselli

 

Fonti Principali
Rapporto Nomisma – slide
Rapporto Nomisma – sintesi

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