La demografia italiana nel Rapporto Meridiano Sanità

Il Rapporto Meridiano Sanità 2018 pubblicato da The European House – Ambrosetti dedica una ampio capitolo alle dinamiche demografiche che hanno caratterizzato l’Italia a partire dal 1978, anno di fondazione del SSN: i risultati raggiunti in termini di aspettativa di vita sono stati molto positivi, ma la bassa natalità in futuro determinerà una progressiva riduzione del numero di abitanti, mettendo in crisi la sostenibilità del sistema sanitario nazionale. Per contrastare questo trend, ci sono degli interventi da attuare in due aree ben individuate: prevenzione e innovazione

Cover Rapporto Meridiano Sanita 2018

Il Rapporto Meridiano Sanità 2018 pubblicato da The European House – Ambrosetti dedica un ampio capitolo alle dinamiche demografiche che hanno caratterizzato l’Italia a partire dal 1978, anno di fondazione del SSN: i risultati raggiunti in termini di aspettativa di vita sono stati molto positivi, ma la bassa natalità in futuro determinerà una progressiva riduzione del numero di abitanti, mettendo in crisi la sostenibilità del sistema sanitario nazionale. Per contrastare questo trend, ci sono degli interventi da attuare in due aree ben individuate: prevenzione e innovazione

Per giudicare se e quanto un bene o un servizio sia efficace, uno dei principali aspetti da tenere in considerazione è il “valore” che esso è stato in grado di generare verso tutti coloro che ne hanno tratto beneficio. Il Rapporto Meridiano Sanità del 2018, redatto e pubblicato da The European House Ambrosetti con il sostegno di Amgen, Celgene, Daiichi Sankyo, MSD, Pfizer e Sanofi,  ha colto l’occasione dei primi quarant’anni del Servizio Sanitario Nazionale per effettuare in parte questo tipo di operazione, analizzando la transizione demografica ed epidemiologica che ha caratterizzato la popolazione italiana in questo lungo lasso di tempo.

Dal 1978 ad oggi la popolazione italiana è aumentata di più di quattro milioni di abitanti, passando da 56 a 60 milioni di persone, guadagnando in media circa 10 anni di aspettativa di vita alla nascita (da 73 anni a 83 anni) per ogni individuo, mentre a livello epidemiologico si osserva una riduzione significativa nel tasso di mortalità per le malattie più frequenti (malattie cardiovascolari in primis), a cui fa da contrappeso un sensibile aumento della prevalenza di queste stesse malattie: in pratica, mentre in passato per queste patologie si moriva, oggi attraverso la loro cronicizzazione si riesce a conviverci, e in molti casi anche in buone condizioni.

Tutto ciò ha avuto come conseguenza un graduale aumento dell’età media della popolazione (passata da 35 anni a 45,2 anni), con una quota di over 65 che già oggi è pari al 23% della popolazione totale e superiore al segmento di abitanti con meno di 20 anni (pari al 20% del totale). Tuttavia, l’invecchiamento della popolazione rischia di essere il principale fattore di criticità che nei prossimi decenni potrebbe rendere insostenibile il Servizio Sanitario Nazionale sia a livello finanziario che operativo.

Infatti, l’aumento dell’età media è stato accompagnato dalla costante e sempre più accentuata diminuzione del tasso di natalità, facendo sì che di anno in anno le coorti anagrafiche più anziane diventassero anche quelle più numerose. Non a caso, si prevede che entro il 2050 gli over 65 saranno il 34% della popolazione totale, percentuale che pone un serio problema di sostenibilità del sistema sanitario italiano così come è configurato oggi. A ciò si aggiunga che per quello stesso anno non solo il totale della popolazione sarà diminuito di due milioni e mezzo di persone rispetto da oggi, ma anche che la percentuale della popolazione attiva sarà solo del 54%, ben al di sotto del 64% odierno.

Non è difficile immaginare cosa comporterà tutto ciò in termini di governo della sanità: aumento delle persone affette da una o più malattie croniche con un conseguente aumento dei costi sanitari, a cui però corrisponderà anche una minore capacità di finanziamento pubblico causato dalla riduzione del volume di imposte a seguito della diminuzione di persone in grado di generare reddito. In questo quadro, sarà automatico un aumento ulteriore della quota di spesa sanitaria privata, ma solo per coloro con un volume di reddito in grado di permettere loro il ricorso a questa “seconda gamba”, rischiando così di lasciare ampi strati di popolazione senza una copertura sanitaria adeguata.

Il futuro quindi già oggi appare pieno di ombre per il Servizio Sanitario Nazionale, e per contrastare il verificarsi di questo scenario, gli autori del rapporto Meridiano Sanità individuano i due fattori le chiavi per garantire la sua sostenibilità futura nonostante il processo di invecchiamento della popolazione: la Prevenzione e l’Innovazione.

Riguardo la prevenzione, nel rapporto viene sottolineato quanto sia importante definire strategie tese alla promozione del mantenimento della buona salute attraverso politiche e interventi negli ambienti di vita, scuola e lavoro, sia a livello fisico che mentale. Altri aspetti di questo ambito per i quali vengono presentate delle soluzioni pratiche da mettere da subito in atto (maggior informazione e maggior controllo) sono il contrasto all’antibiotico-resistenza e l’aumento della copertura vaccinale. Inoltre, si propone anche l’incentivazione della ricerca e sviluppo di farmaci e vaccini, e l’individuazione e la diffusione di soluzioni efficaci tese a ridurre i fattori di rischio modificabili legati a patologie ad alto impatto come quelle cardiovascolari, tumorali e metaboliche.

Il processo di Innovazione in sanità richiede in primo luogo una revisione della governance dell’intero sistema, in particolare superando l’ormai obsoleta logica a silos al fine di adottare un approccio trasversale in grado di coinvolgere nel sistema salute anche ambiti differenti da quello della sanità. Organizzazione e attivazione di percorsi di presa in carico di particolari categorie di pazienti, un’assistenza territoriale potenziata attraverso l’adozione di PDTA condivisi e costruiti con la logica dell’Health Pathway Design, la promozione della ricerca clinica e del finanziamento dell’innovazione attraverso una semplificazione delle regole dei processi di ricerca (nonché della riduzione dei tempi di accesso all’innovazione tecnologica e farmacologica), l’opportunità offerta dalla digitalizzazione per la raccolta e analisi di Big Data in sanità: sono tutti fattori per i quali non bastano più solamente analisi e studi, ma occorre azione e realizzazione.

Infine, spostando l’attenzione sull’innovazione farmaceutica, nel rapporto Meridiano Sanità si coglie l’occasione per proporre azioni da intraprendere relativamente al finanziamento e alla governance, come ad esempio la necessità di ridefinire la governance della spesa farmaceutica con un approccio olistico e value based, l’introduzione di un meccanismo di compensazione dei tetti di spesa farmaceutica che venga applicato sia a livello centrale sia a livello regionale, e l’attivazione di un sistema di value based pricing capace di tenere in considerazione sia l’innovatività terapeutica sia i costi evitati per il sistema sanitario e, in un’ottica più ampia, per l’intero sistema sociale ed economico.

 

Dino Biselli

 

Fonti Principali
Rapporto Meridiano Sanità 2018

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