L’analisi del Rapporto Osservasalute 2018
Invecchiamento della popolazione e scarse risorse economiche disponibili: ecco i principali fattori che influenzano l’andamento della sanità italiana, individuati nel Rapporto Osservasalute 2018. Sia il versante dell’assistenza sanitaria sia quello economico-finanziario presentano alcune problematiche che il team che ha redatto il report consiglia di superare attraverso l’elaborazione e l’adozione di modelli organizzativi innovativi, in grado di far migliorare il quadro clinico del paziente e permettere miglior uso delle risorse disponibili
Invecchiamento della popolazione e scarse risorse economiche disponibili: ecco i principali fattori che influenzano l’andamento della sanità italiana, individuati nel Rapporto Osservasalute 2018. Sia il versante dell’assistenza sanitaria sia quello economico-finanziario presentano alcune problematiche che il team che ha redatto il report consiglia di superare attraverso l’elaborazione e l’adozione di modelli organizzativi innovativi, in grado di far migliorare il quadro clinico del paziente e permettere miglior uso delle risorse disponibili
Da circa un decennio il sistema sanitario italiano sta registrando delle crescenti difficoltà nel coniugare la capacità di garantire il rispetto dei parametri di sostenibilità economica con la numerosità e la qualità dei servizi sanitari essenziali. I principali player della sanità pubblica italiana stanno cercando di coniugare una assistenza sanitaria di buon livello con un ammontare di risorse disponibili complessive che è fra i più bassi di quelli dei paesi industrializzati. Tuttavia, questa continua ricerca di un equilibrio inizia a non essere più praticabile, a seguito delle continuo mutamento dei fattori esogeni che hanno un’influenza diretta o indiretta sul livello di salute dei cittadini.
Tali considerazioni non sono altro che le conclusioni che si possono trarre dalla lettura della XVI edizione del Rapporto Osservasalute 2018, redatto a cura dell’Osservatorio nazionale della salute nelle Regioni italiane che opera all’interno di Vihtaly, spin-off dell’Università Cattolica, con il contributo incondizionato di IBSA, Fondazione MDS, e Eli Lilly.
Presentato a Roma lo scorso 15 maggio presso la sede dell’Università Cattolica, il rapporto sottolinea come le dinamiche demografiche della popolazione italiana sia caratterizzata da progressivo ma inesorabile invecchiamento. Se ciò da un punto di vista etico e sociale risulta essere un aspetto assolutamente positivo, dal punto di vista della “gestione” della salute degli individui, una popolazione composta da una quota crescente di anziani richiede interventi terapeutici, organizzativi ed economici sempre più gravosi.
Infatti, nonostante i dati sulla sopravvivenza siano ancora molto positivi, tanto che si prevede che nel 2028 la quota di cittadini over 65 sarà pari al 31,1% del totale della popolazione italiana, si stima che entro un decennio gli individui affetti da almeno una patologia cronica ammonteranno a circa 25 milioni (contro i 24 attuali) e che le persone affette da più di una malattia cronica saranno circa 14,5 milioni (contro i 12 attuali). Questi due fattori, vecchiaia e cronicità, prefigurano un costante aumento dei costi sanitari per la diagnosi, il trattamento e l’eventuale riabilitazione dei pazienti: basti pensare che la gestione delle malattie croniche incide per l’80% sul totale dei costi sanitari. Altro fattore che emerge dalle informazioni riportate nel rapporto è quello del numero di anni vita vissuti in cattive condizioni di salute, dato più elevato rispetto a quello registrato negli altri paesi europei.
Queste tendenze rendono assolutamente necessario l’adozione di modelli organizzativi innovativi capaci di migliorare il quadro clinico e funzionale del paziente, di minimizzare la sintomatologia, di prevenire la disabilità e di migliorare la qualità della vita. Per fare ciò, gli autori del rapporto Osservasalute consigliano di definire nuovi percorsi assistenziali che siano grado di prendere in carico il paziente nel lungo termine.
Detto ciò, si può affermare che le condizioni di salute degli italiani siano tutto sommato buone: condizione dovuta alla “genetica” della popolazione, ma anche ai progressi della medicina e dell’organizzazione sanitaria, nonché alle buone pratiche di prevenzione attuate in passato. Fattore quest’ultimo che ha permesso di limitare gli effetti nefasti di stili di vita errati, sia attraverso la capacità di limitare il numero di persone che adottano stili di vita non salutari, sia nel riuscirne a limitare le conseguenze.
Tuttavia, nel rapporto si sottolinea che si riscontrano andamenti non positivi per alcune tipologie di tumore a causa proprio di stili di vita non sani, in particolare in quelle legate alle abitudini al fumo, all’obesità e alla scarsa adesione ai programmi di screening: ciò significa che occorre lavorare ancora di più sulla prevenzione e sull’educazione. Per perseguire quest’ultimo risultato, gli autori del rapporto Osservasalute propongono azioni tese ad intensificare strategie di prevenzione primaria e a potenziare l’organizzazione e la copertura territoriale degli screening oncologici di comprovata efficacia, soprattutto per colmare le differenze che si sono create a riguardo fra il Nord e il Sud del paese.
Passando alle considerazioni di sostenibilità economico-finanziaria contenute nel report, la stima complessiva della spesa attuale per la cronicità è pari a circa 66,7 miliardi di Euro, mentre la previsione al 2028 è di 70,7 miliardi di Euro. Più in generale, attualmente la spesa sanitaria pubblica risulta essere pari a 114 miliardi di Euro, mentre è prevista salire a 139 miliardi nel 2030 e a 168 miliardi di Euro nel 2040. Riguardo la spesa in relazione al PIL, nel 2017 il rapporto è stato pari al 6,6%, ed è previsto passare al 6,8% nel 2030, fino ad arrivare al 7,3% del 2040. Proprio in relazione alla spesa, gli autori del rapporto Osservasalute invitano le Regioni a dedicare una maggiore attenzione all’aumento della spesa sanitaria privata, per far sì che quest’ultima mantenga un carattere “integrativo” e non “sostitutivo” rispetto alla spesa pubblica regionale.
Dino Biselli
Fonti Principali
Osservasalute 2018
Quotidiano Sanità
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