Meridiano Sanità e Pharma Industry Italiana

Il capitolo del XIV Rapporto Meridiano Sanità (redatto da The European House – Ambrosetti con il sostegno non condizionato di Amgen, Daiichi Sankyo, MSD, Pfizer e Sanofi e il contributo di Edwards Lifesciences) dedicato all’evoluzione dell’industria farmaceutica italiana analizza come le aziende farmaceutiche a livello globale stiano adeguando le loro strategie alla mutata situazione del mercato, quali siano stati finora i risultati ottenuti dalla pharma industry italiana, le minacce che rischiano di minarne il ruolo e cosa fare per essere protagonisti come industria nel mercato del futuro

Meridiano Sanità e Pharma Industry Italiana

Il capitolo del XIV Rapporto Meridiano Sanità dedicato all’evoluzione dell’industria farmaceutica italiana analizza come le aziende farmaceutiche a livello globale stiano adeguando le loro strategie alla mutata situazione del mercato, quali siano stati finora i risultati ottenuti dalla pharma industry italiana, le minacce che rischiano di minarne il ruolo e cosa fare per essere protagonisti come industria nel mercato farmaceutico del futuro

Come da tradizione, ogni anno a novembre avviene la presentazione del Rapporto Meridiano Sanità, redatto da The European House – Ambrosetti. Esso rappresenta uno dei lavori di ricerca dedicato al comparto life science più completo e strutturato fra quelli che resi disponibili non solo agli “addetti ai lavori” ma anche ad un pubblico interessato ai temi relativi al farmaceutico e all’healthcare.

Uno dei capitoli più interessanti della XIV edizione del Rapporto Meridiano Sanità è quello dedicato all’evoluzione del settore farmaceutico. Attraverso di esso si offre una panoramica sul contesto nel quale operano le aziende che fanno parte dell’industria del farmaco. In particolare sul valore della produzione farmaceutica, sul valore della ricerca farmaceutica, sul contributo socio-economico del settore, e sui rischi e le opportunità del settore farmaceutico in Italia.

Infatti è da anni che l’industria farmaceutica a livello globale sta vivendo una fase di progressiva evoluzione. Una dinamica che avviene sotto la spinta di numerosi fattori che condizionano le strategie dei player del mercato della salute. Nei prossimi anni ci sarà sicuramente un aumento di domanda di farmaci e una maggiore disponibilità di terapie avanzate. Tuttavia, i costi dei nuovi trattamenti porranno sempre più problemi di accesso alle terapie. Insieme ad essi si prevede una maggiore difficoltà nell’adozione di politiche per il loro rimborso. Questo perché i sistemi sanitari avranno sempre più difficoltà a garantire la propria sostenibilità economica.

 

Le dinamiche del mercato farmaceutico descritte dal Rapporto Meridiano Sanità

Parlando di cifre, ci si confronta con una realtà produttiva di primaria importanza. La stima del valore del mercato farmaceutico globale entro il 2023 è superiore ai 1,5 trilioni di dollari. Si tratta di una crescita annua pari al 2-3% (si stima che il ritmo della crescita annuale dei mercati emergenti sia del 5-8%). Già oggi l’Asia ha il più alto tasso di crescita delle esportazioni (con un incremento del 49% nell’ultimo quinquennio). Nonostante ciò, Europa e USA sono ancora i maggiori esportatori di farmaci in termini di valore assoluto delle esportazioni farmaceutiche.

L’evoluzione del prodotto farmaco sta spingendo le aziende a modificare il loro mix produttivo. Il grado di innovatività dei prodotti basati sulla sola chimica è diventato molto basso. Per questo motivo sembra che non si possano più ottenere significativi miglioramenti terapeutici attraverso questa modalità. I farmaci biologici, invece mostrano un trend di innovazione ancora positivo. Tuttavia, alcuni di questi prodotti, considerati dei frutti importanti della ricerca farmaceutica, hanno oggi un corrispondente biosimilare.

In pratica, la scadenza dei brevetti di molti farmaci ha come conseguenza l’aumento della produzione di farmaci generici e biosimilari. Di contro, le innovazioni tecnologiche e scientifiche stanno introducendo sul mercato farmaci sempre più innovativi , e quindi complessi e costosi. La quota di mercato dei farmaci biotech sul totale delle vendite globali è cresciuta dal 21,2% del 2013 al 29,4% del 2019. Si stima una crescita al 31,7% nel 2024, pari ad un valore totale di 345 miliardi di euro.

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L’evoluzione della digital health

La sfida della digitalizzazione, la disponibilità di big data resa possibile dall’Internet of Medical Things e all’Internet of Things (fattori che rendono possibile una maggiore conoscenza degli stili di vita dei cittadini), e un paziente che vuole essere al centro sistema sanitario, hanno indotto le aziende farmaceutiche a sviluppare soluzioni integrate (“beyond the pill”). Attraverso queste ultime l’industria non si concentra più solamente sul prodotto farmaco. Al contrario, essa prende in considerazione l’intero processo di cura. Tiene conto, quindi, dell’aderenza terapeutica, della misurazione dei risultati, del monitoraggio via medical device, e dei modelli predittivi basati sull’intelligenza artificiale.

Dal Rapporto Meridiano Sanità emerge che la digitalizzazione sta facendo breccia anche nei processi aziendali delle imprese biofarmaceutiche. Ciò grazie all’integrazione delle tecnologie digitali con modelli di open innovation capaci di rendere maggiormente efficaci le attività di R&S e di innovare i processi commerciali. Anche il reparto produttivo sta efficientando i propri processi, passando da una logica a lotti ad una continua. Inoltre, sta aumentando la flessibilità produttiva in vista della produzione di farmaci personalizzati. Come è intuibile, tutto ciò richiede la disponibilità di figure professionali in possesso di competenze aggiornate negli ambiti STEM. Tuttavia, occorre che questi talenti siano capaci di avere un approccio interdisciplinare a tutti i livelli dell’organizzazione.

In più, le aziende farmaceutiche stanno cercando di raggiungere questi obiettivi anche con la creazione di partnership intersettoriali. Una modalità valida, in particolare, per le attività che rientrano nella R&S e nella produzione (tramite accordi di outsourcing o in partnership con aziende tecnologiche altamente specializzate).

 

I risultati dell’industria farmaceutica italiana

In questo contesto, l’industria farmaceutica italiana è una delle punte di diamante del sistema produttivo nazionale. Nel 2018 il valore aggiunto, diretto e indiretto, generato dalla produzione farmaceutica italiana è stato di 17,5 miliardi di euro. L’apporto diretto e indiretto di investimenti, stipendi e contributi, e imposte pagate è stato di 14,7 miliardi di euro. Ancora, sempre nel 2018 il settore farmaceutico ha occupato direttamente 66.500 addetti. Gli occupati nell’indotto sono stati 79.100 per i settori attivati con gli acquisti diretti, 12.300 nella distribuzione intermedia e 90.500 nelle farmacie. Quindi, il totale degli occupati dall’intera filiera dell’industria farmaceutica italiana ha raggiunto i 248.400 addetti.

Inoltre, dopo una lunga e costante “rincorsa” durata anni, l’industria farmaceutica italiana è riuscita a raggiungere e a consolidare la leadership nell’Unione Europea in termini di valore della produzione. Infatti, nel 2018 quest’ultimo ha raggiunto i 32,2 miliardi di euro. In più ben l’80,4% di esso è indirizzato verso l’esportazione di farmaci, che nel 2018 è  ammontato a circa 25,9 miliardi di euro (+4,7% sul 2017). Nonostante ciò, l’Italia si posiziona solo al nono posto al mondo per export farmaceutico.

Importanti anche gli investimenti effettuati per innovazione e digitalizzazione degli impianti produttivi dalle aziende farmaceutiche operanti in Italia. Essi sono stati 1,35 miliardi di euro nel 2018, il 6,3% in più sul 2017. Inoltre, gli investimenti destinati alla R&S di nuovi farmaci sono ammontati a circa 1.650 milioni di euro (+7,8% sul 2017). Gli occupati in ricerca sono stati circa 6.600 (il 10% del totale degli addetti del settore). Tuttavia, l’industria farmaceutica in Italia investe ancora meno rispetto ai principali competitor europei. Infatti, gli investimenti sono 4 volte in meno rispetto a quelli della  Germania, 3,2 volte in meno rispetto a quelli del Regno Unito, e 2,7 volte in meno rispetto a quelli della Francia.

 

I punti di debolezza dell’industria italiana del farmaco sottolineati nel Rapporto Meridiano Sanità

Nonostante gli oggettivi punti di forza dell’industria farmaceutica italiana, permangono delle minacce ai risultati e al ruolo che essa ha raggiunto nel corso degli anni. Accanto ad una situazione politica ed economico-sociale italiana improntata ad una certa “precarietà” (e alla relativa mancanza di una visione strategica di medio-lungo periodo per il settore), ad oggi è ancora assente una vera e propria governance farmaceutica. Unna carenza che non è in grado di offrire certezze e, quindi, favorire innovazione ed investimenti nel settore. Inoltre, nel corso degli ultimi anni la spesa sanitaria ha avuto un trend discendente in rapporto al PIL. Non a caso, il capitolo di spesa più colpito dai “tagli” (rispetto ai budget preventivati) è stato quello relativo alla spesa farmaceutica.

 

Le azioni strategiche da mettere in atto

Secondo gli autori del Rapporto Meridiano Sanità, l’Italia potrà avere un ruolo di primo piano nell’ecosistema farmaceutico globale solo se definirà una visione e un impegno di medio-lungo periodo condiviso tra Stato e Industria. Ciò potrà avvenire mettendo atto tre azioni strategiche in particolare.

  • formando la forza lavoro al fine di farle acquisire competenze digitali e interdisciplinari necessarie per operare nel settore.
  • attivando interventi di sostegno e incentivi al settore.
  • sviluppando una maggiore competitività digitale e alimentando un ecosistema di attori e partner intersettoriali.

Nel Rapporto Meridiano Sanità di sottolinea che questi punti strategici devono essere adottati per far sì che l’Italia diventi un hub competitivo su scala globale. Il nostro paese deve avere come obiettivi quelli di essere un centro di R&S di eccellenza per le biotecnologie e le terapie avanzate, di creare un hub farmaceutico 4.0, e di sviluppare un ecosistema di servizi integrati centrati sul paziente.

 

Dino Biselli

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