Digital Health e Future Health Index 2019

Il Future Health Index redatto da Philips è uno degli studi annuali più originali ed interessanti fra tutti quelli dedicati alla digital health resi disponibili al pubblico. Nella quarta edizione pubblicata nel mese di Novembre 2019, gli autori del rapporto si sono concentrati sui fattori che determinano l’adozione o meno di soluzioni di digital health da parte sia dei professionisti sanitari sia dei pazienti.

Digital Health e Future Health Index 2019
Immagine di Philips

Il Future Health Index redatto da Philips è uno degli studi annuali più originali ed interessanti fra tutti quelli dedicati alla digital health resi disponibili al pubblico. Nella quarta edizione pubblicata nel mese di Novembre 2019, gli autori del rapporto si sono concentrati sui fattori che determinano l’adozione o meno di soluzioni di digital health da parte sia dei professionisti sanitari sia dei pazienti.

La misurazione del grado di diffusione della digital health a livello globale non è sicuramente un’attività molto semplice, in quanto occorre tenere in considerazione come sono strutturati i differenti sistemi sanitari, il grado di conoscenza ed utilizzo delle tecnologie informatiche da parte dei professionisti sanitari, e la propensione dei pazienti all’utilizzo delle soluzioni di digital health.

Il Future Health Index realizzato da Phillips e pubblicato nel mese di Novembre del 2019 ha proprio questo obiettivo. La ricerca è stata davvero globale, in quanto è stata condotta in 15 paesi di tutti i continenti e ha visto coinvolti complessivamente 15.100 pazienti e 3.000 professionisti sanitari. Facendo specifico riferimento all’Italia, sono stati intervistati 1.000 pazienti e 3.000 professionisti.

 

Gli ambiti di analisi del Future Health Index

Lo studio ha analizzato quali siano il grado di conoscenza e la propensione all’utilizzo della Cartella Clinica elettronica, della Telemedicina, e degli strumenti di Intelligenza Artificiale in ambito medico-sanitario. Le evidenze prodotte dalle analisi del Future Health Index sottolineano l’esistenza di una relazione diretta tra l’utilizzo di tecnologie innovative da parte dei professionisti sanitari, l’ottenimento dei loro risultati professionali, e la loro soddisfazione professionale. Altro aspetto emerso dalla ricerca è l’importanza della condivisione dei dati fra professionisti sanitari e pazienti.

Concentrando l’attenzione sull’esperienza dei professionisti sanitari, i dati del Future Health Index evidenziano che la grande maggioranza di loro utilizzano attivamente la digital health technology nello svolgimento delle loro attività quotidiane, anche se c’è una certa resistenza all’utilizzo delle cartelle cliniche elettroniche. Riguardo queste ultime, il principale motivo di resistenza alla loro adozione è individuato nel tempo che occorre dedicare alla loro compilazione, il che le fa percepire come un aggravio del carico di lavoro del professionista sanitario. Tuttavia, il rapporto sottolinea che circa la metà dei professionisti sanitari ha dichiarato che negli ultimi cinque anni la propria esperienza è migliorata grazie all’aver avuto la possibilità di accedere alla cartella clinica completa dei pazienti.

La cartella clinica elettronica trova invece il favore dei cittadini, tanto che il 76% dei essi, che non sa se ha accesso o meno alla cartella clinica elettronica, dichiara di volerlo. Coloro che invece vi hanno accesso ma non la utilizzano, sarebbero maggiormente propensi al suo impiego se effettivamente essa sia in grado di rendere più semplice la gestione della propria salute.

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La propensione dei clinici all’utilizzo della Digital Health

Più della metà dei professionisti sanitari raccomanda ai singoli pazienti di utilizzare la Digital Health Technology, ma nonostante oggi le app per smartphone e i medical device per uso personale siano molto diffusi, i dati ottenuti da queste fonti non sono sistematicamente condivisi con il professionista, se non da una ristretta fascia di pazienti. Facendo riferimento alla propria attività professionale, la maggior parte dei professionisti sanitari sostiene che le tecnologie digitali hanno avuto un impatto positivo sulla propria esperienza e su quella dei pazienti, ma finora il loro utilizzo reale è ancora limitato, e questo significa che le loro potenzialità degli strumenti di digital health non sono state ancora pienamente espresse.

Da quanto sopra descritto, appare chiaro i professionisti sanitari italiani sono ben consci dei benefici apportati dall’innovazione tecnologica in ambito healthcare, e prevedono che la situazione non possa che migliorare, soprattutto per l’ambito del monitoraggio del paziente. Tuttavia anche loro sono coscienti che occorrerà continuare a lavorare sull’interoperabilità dei sistemi operativi e il mancato accesso ai sistemi di condivisione dei dati.

Dal confronto con le realtà degli altri paesi coinvolti nello studio del Future Health Index, i professionisti sanitari italiani risultano essere, allo stato attuale, i maggiori utilizzatori di qualsiasi tipo di digital health technology o app sanitaria (88%), ma la bassa propensione alla condivisione dei dati fra le diverse piattaforme e applicazioni caratterizza questo utilizzo come mero impiego di strumenti informatici utili per la comunicazione fra professionista e paziente.

 

L’utilizzo della digital health da parte dei cittadini

Dal punto di vista dei pazienti italiani, gli ostacoli principali all’adozione di soluzioni di digital health sono due: la difficoltà di condivisione dei dati e i timori legati agli aspetti di sicurezza e privacy. Interessante è il dato relativo alla quota potenziale di cittadini che attualmente non utilizza alcuna soluzione di digital health ma che in determinate condizione sarebbe disposta a farlo: se la condivisione dei dati con i professionisti sanitari fosse più semplice e se ci fosse una maggiore certezza sulla sicurezza dei dati sanitari, allora circa un terzo di costoro potrebbe ricorrere a soluzioni di digital health.

La propensione alla condivisione dei dati sanitari da parte dei cittadini è strettamente legata alla proprietà di questi dati: il 91% degli italiani sarebbe pronto a condividere i propri dati con il personale sanitario proprio se viene garantita loro la proprietà dei dati. Ciò dimostra una “proattività latente” del cittadino italiano nella gestione della propria salute: proattività che si attiverebbe attraverso dei miglioramenti (neanche troppo gravosi) di quanto già impostato in questi ultimi anni nell’ambito della digital health.

Tuttavia, nel confronto internazionale, attualmente i cittadini italiani sono meno propensi all’utilizzo di strumenti di digital health: infatti il 32% dei pazienti italiani che si sono rivolti a un professionista sanitario nell’ultimo anno si occupa attivamente della propria salute monitorando i propri parametri sanitari, contro una media del 46%.

 

Dino Biselli

 

Photo by Philips – Philips Future Health Index 2019 Cover

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