Dati sullo stato della Ricerca Clinica in Italia
L’emergenza da COVID-19 ha riacceso l’attenzione sullo stato della ricerca clinica in Italia, e uno dei rapporti che mette in luce quali siano gli aspetti positivi e gli aspetti negativi che caratterizzano oggi la ricerca clinica è quello intitolato “Il valore della ricerca clinica indipendente in Italia – Libro Bianco sulla ricerca clinica indipendente: dalle fonti di finanziamento al valore etico e sociale”, realizzato dalla Fondazione FADOI (Federazione dei dirigenti ospedalieri internisti) e dalla Fondazione Roche
L’emergenza da COVID-19 ha riacceso l’attenzione sullo stato della ricerca clinica in Italia, e uno dei rapporti che mette in luce quali siano gli aspetti positivi e gli aspetti negativi che caratterizzano oggi la ricerca clinica è quello intitolato “Il valore della ricerca clinica indipendente in Italia – Libro Bianco sulla ricerca clinica indipendente: dalle fonti di finanziamento al valore etico e sociale”, realizzato dalla Fondazione FADOI (Federazione dei dirigenti ospedalieri internisti) e dalla Fondazione Roche
Fra i tanti temi che l’epidemia di COVID-19 sta sottoponendo all’attenzione dell’opinione pubblica c’è anche quello dello stato della ricerca clinica (e in particolare quella farmacologica) nel nostro paese. Tale interesse è oggi suscitato dalle sempre più numerose informazioni relative alla ricerca di un vaccino per il virus e all’individuazione di possibili trattamenti farmaceutici in grado di sconfiggerlo: la necessità di trovare delle soluzioni rapide ha scatenato una competizione internazionale fra numerose aziende (e fra Stati) e l’attivazione di vari studi clinici, che complessivamente coinvolgono migliaia di pazienti, hanno posto quesiti sugli aspetti positivi e, soprattutto, su quelli negativi dello stato della ricerca in Italia.
Uno dei lavori più interessanti a riguardo è il rapporto intitolato “Il valore della ricerca clinica indipendente in Italia – Libro Bianco sulla ricerca clinica indipendente: dalle fonti di finanziamento al valore etico e sociale”, realizzato dalla Fondazione FADOI (Federazione dei dirigenti ospedalieri internisti) e dalla Fondazione Roche, e pubblicato da Edra. Attraverso di esso viene offerta una foto dello stato della ricerca clinica nel nostro paese che prende in considerazione più anni (dal 2015 al 2018).
Partendo dalla premessa che in Italia il numero delle sperimentazioni cliniche indipendenti si è ridotto del 50% negli ultimi 8 anni, il rapporto evidenzia che i finanziamenti alla ricerca oscillano in un intervallo che va dai 700 agli 800 milioni di Euro l’anno, con un picco di poco più di 788 milioni di Euro registrato nel 2016. Di particolare rilievo è il fatto che il contributo pubblico alla ricerca è stato pari a circa al 5%, mentre le imprese private stanziano finanziamenti per più del 90% del totale dei fondi ad essa dedicata.
Da tale analisi, gli autori del rapporto hanno potuto fare alcune constatazioni ed elaborare alcune proposte:
- occorre cercare di favorire una maggiore canalizzazione degli sforzi di investimento, in quanto le fonti di finanziamento della ricerca clinica sono molto eterogenee e frammentate;
- è necessario migliorare la quantità e la qualità dei dati relativi ai flussi di finanziamento: spesso questi dati non sono reperibili e, quando invece lo sono, i numeri non sono sempre raccolti in modo metodologicamente valido;
- i volumi dei finanziamenti pubblici sono troppo esigui e variabili, sintomo di una mancanza di una programmazione sistematica degli interventi di sostegno.
In questa cornice, una particolare importanza è attribuita al trasferimento tecnologico, considerato una delle chiavi di sviluppo e benessere della società, e fattore che dovrebbe entrare necessariamente nell’agenda politica di ogni governo. Il trasferimento tecnologico può avvenire efficacemente solamente attraverso la collaborazione fra pubblico e privato, così da realizzare un sostanziale allineamento di interessi a beneficio di tutta la società. Per sostenere questo processo è necessario adottare logiche di supporto e incoraggiamento degli attori della filiera, anziché di censura e burocratizzazione, in modo da evitare la creazione di barriere che possano contrastare le intenzioni di ricercatori ed imprenditori.
La collaborazione del mondo universitario nell’ambito della ricerca clinica è un elemento di assoluta importanza, e nel rapporto si sostiene che tale fattore può essere favorito attraverso la partecipazione attiva a studi clinici da parte degli studenti dei Corsi di Laurea di Medicina e delle Professioni Sanitarie, la promozione di iniziative formative istituzionali dedicate al tema della ricerca clinica, e ad un maggior coinvolgimento dell’accademia nella attività di ricerca, unita all’adozione di modelli innovativi di collaborazione fra Università e strutture per la promozione delle attività di sperimentazione clinica.
Fra gli altri aspetti presi in considerazione nel libro bianco, uno particolarmente interessante è quello della ricerca traslazionale: nel rapporto si sottolinea che la condizione necessaria per metterla in atto è quella di avere delle unità funzionali e laboratori gestiti da professionisti della ricerca avanzata all’interno delle strutture. Ciò permetterebbe di ottenere una più agevole condivisione di tecnologia, metodologia e know-how fra ricerca di base, ricerca traslazionale e ricerca clinica altamente innovativa. Per raggiungere questi risultati è necessario instaurare non solo un network pubblico-privato, così da favorire il trasferimento di conoscenze e innovazioni e raggiungere nuovi obiettivi, ma anche realizzare un coordinamento nazionale che permetta non solo di identificare le priorità e i bisogni non soddisfatti, ma anche la promozione di progetti di ampio respiro capaci di coinvolgere diverse strutture di ricerca.
In conclusione, nonostante alcune indubbie eccellenze nell’ambito della ricerca clinica e la bravura dei ricercatori italiani, occorre comunque aver presente che l’Italia investe in ricerca solo l’1% del proprio PIL, un volume notevolmente inferiore rispetto al resto dei Paesi sviluppati (la media europea è del 2%). Di conseguenza, nonostante i successi ottenuti dal sistema ricerca italiano in ambito clinico, quest’ultimo non è oggetto di interesse privilegiato da parte di sponsor privati, in quanto L’Italia non gode di una percezione favorevole a riguardo, con un grado di “desiderabilità” come sede di sperimentazioni cliniche più basso di quelli di Germania, Olanda, Regno Unito, Belgio, Francia e Spagna. Inoltre, in Italia arriva a stento la ventesima parte del budget investito dalle imprese farmaceutiche: le cause di ciò sono di ricercarsi nelle incertezze normative e organizzative, e, soprattutto, nella mancanza di investimenti pubblici capaci di potenziare e valorizzare la costruzione di infrastrutture dedicate alla ricerca clinica.
Dino Biselli
Fonti Principali
Il valore della ricerca clinica indipendente in Italia

