Covid-19: come monitorarne la diffusione
I dati resi disponibili ogni giorno in relazione alla diffusione dell’infezione di COVID-19 non sono molto rappresentativi sul reale impatto che essa avuto sulla popolazione. Occorre effettuare delle indagini campionarie in grado di misurare il reale impatto epidemiologico della pandemia in corso, e una proposta strutturata in tal senso è stata elaborata da un gruppo di accademici ed esperti di statistica nel quale è presente anche il Professor Giorgio Alleva, ex presidente del’ISTAT

I dati resi disponibili ogni giorno in relazione alla diffusione dell’infezione di COVID-19 non sono molto rappresentativi sul reale impatto che essa avuto sulla popolazione. Occorre effettuare delle indagini campionarie in grado di misurare il reale impatto epidemiologico della pandemia in corso, e una proposta strutturata in tal senso è stata elaborata da un gruppo di accademici ed esperti di statistica nel quale è presente anche il Professor Giorgio Alleva, ex presidente dell’ISTAT.
La pandemia di COVID-19 si è diffusa rapidamente in molti paesi, registrando fino ad oggi un numero totale di infetti pari a poco meno di 1.400.000 persone e poco più di 81.000 decessi a livello globale (dati WHO), e ufficialmente poco meno di 140.000 e 18.000 in Italia (dati del Dipartimento Protezione Civile). Tuttavia, proprio la rappresentatività di questi numeri ha risentito della forte influenzata dalle modalità di raccolta dati che li determinano.
Infatti, prendendo come riferimento quanto sta accadendo in Italia, i casi registrati e resi noti giornalmente dalla Protezione Civile sono relativi a pazienti ai quali è stata eseguita la diagnosi della malattia attraverso l’ormai famoso “tampone” e che poi sono stati trasmessi al DPC. Tutto ciò chiaramente risente della “politica” seguita nell’effettuare i tamponi ai cittadini.
Infatti non tutti coloro che hanno o hanno avuto i sintomi da COVID-19 sono stati sottoposti al tampone. Generalmente, si sono avute alcune differenze da regione a regione, e spesso è stato eseguito su coloro che presentavano e presentano una grave sintomatologia. Inoltre i criteri di “candidatura” al tampone sono cambiati nel corso del tempo. Tale gestione nella fase diagnosi ha avuto varie motivazioni, sia di ordine medico-sanitario sia di ordine infrastrutturale ed organizzativo (mancanza di laboratori certificati, carenze nell’organizzazione sanitaria territoriale, ecc…).
La proposta di monitoraggio di Covid-19 del Professor Giorgio Alleva
Partendo anche solo da questi presupposti, appare chiaro che i numeri resi pubblici con cadenza giornaliera presentano delle lacune che non consentono di avere una chiara misura del fenomeno COVID-19, della sua reale dimensione e di quale sia l’effettiva evoluzione dei contagi e dei tassi di letalità della patologia. Solo attraverso una corretta raccolta ed elaborazione di dati sull’epidemia è possibile ottenere quelle informazioni fondamentali per programmare gli interventi e valutarne gli effetti, oltre ad informare i cittadini sulla reale evoluzione dell’epidemia e richiedere loro di attivare i necessari comportamenti da seguire.
Un’interessante proposta in questa direzione è stata formulata da un gruppo di esperti composto dal Professor Giorgio Alleva, ordinario di statistica presso l’Università La Sapienza Università di Roma ed ex Presidente dell’Istat, dal Professor Giuseppe Arbia, ordinario di statistica economica presso l’Università Cattolica di Roma, dal Dottor Piero Demetrio Falorsi, ex direttore della direzione metodologica dell’Istat, dal Professor Guido Pellegrini, ordinario di statistica economica presso l’Università Sapienza Università di Roma e Presidente della Commissione di garanzia dell’informazione statistica, e dal Professor Alberto Zuliani, professore emerito di statistica ed ex Presidente dell’Istat.
Tale proposta, formalizzata in un documento intitolato “Proposta di una indagine a campione per una stima affidabile dei parametri fondamentali della epidemia da SARS-CoV-2”, ha come scopo quello di proporre la progettazione e la realizzazione di
un protocollo di osservazione a campione riferito all’intera popolazione italiana, seguendo un disegno campionario rigoroso.
Campioni: numerosità e lo composizione
Questo protocollo di osservazione deve premette la stima dei contagiati da SARSCoV-2 secondo diverse categorie di gravità (con affidabilità definita a livello temporale e territoriale) partendo dalla popolazione con contagio conclamato accertato per poi arrivare a stimare quale sia la quota di popolazione contagiata ma non ancora diagnostica (i cosiddetti “asintomatici”).
In pratica viene proposta la creazione di due sottoinsiemi di individui: Gruppo d’interesse A e Gruppo d’interesse B. Il Gruppo d’interesse A, costituirà il gruppo delle persone prevedibilmente contagiate, e comprenderà le persone il cui stato di infezione è conclamato o che comunque abbiano avuto contatti con questi ultimi pazienti infetti fino a 14 giorni prima; il Gruppo d’interesse B sarà composto da tutte le persone non entrate in contatto con quelle del Gruppo A: persone sane, i cosiddetti silenti, e le persone in fase di incubazione per le quali i sintomi si manifesteranno successivamente, nell’arco di massimo 14 giorni.
Come effettuare le stime dei contagiati da Covid-19
Chiarito quale debba essere il numero di campioni e la loro composizione, gli autori della proposta danno anche delle indicazioni precise su come debba avvenire il campionamento, specificando che per la stima statistica del numero di persone contagiate (quindi la popolazione A) in un dato territorio (nel caso italiano la Regione) e in un dato arco di tempo è necessario che vengano continuativamente coinvolte nell’indagine circa mille persone tra i contatti dei pazienti conclamati, sulle quali effettuare i tamponi.
Invece, per stimare il numero di contagiati al di fuori dei contatti delle persone conclamate (quindi i gruppo B) sarà necessario selezionare un panel di circa mille individui che dovranno essere seguiti continuativamente con rilevazioni (tampone o altri esami) effettuate con opportuni intervalli temporali. Nel caso una persona del panel dovesse risultare positiva a COVID-19, dovranno essere ricostruiti tutti i suoi contatti negli ultimi 14 giorni, e un campione di questi ultimi sarà sottoposto a tampone.
Il numero di persone da coinvolgere nel panel dovrebbe essere di circa mille per ogni dato dominio territoriale (anche in questo caso la Regione). La selezione del panel potrebbe anche essere effettuata mediante un pre-screening che tenga conto della discriminante relativa alle persone che continuano a spostarsi (quindi maggiormente soggette a contagio) e quelle con pochi contatti che seguono essenzialmente le medesime prescrizioni di quanti posti in quarantena.
Passare dall’emergenza alla gestione della pandemia
Per avere una visione più completa ed esaustiva di questa proposta, molto più articolata della sintesi qui fornita, è utile esaminare il documento completo al quale si può accedere tramite il link riportato in fondo al presente post.
Ciò che si vuole però sottolineare è la necessità di un cambio di passo nella gestione della pandemia, cercando di passare da una gestione improntata all’assunzione di provvedimenti straordinari, giustificati dalla rapidità dell’infezione e dalle conseguenze che essa ha avuto sul SSN italiano e sulla popolazione, ad una gestione più ordinata e per quanto possibile ordinaria, con la quale si individuino le modalità per “convivere” con l’infezione in attesa che la ricerca scientifica riesca ad individuare delle terapie e un vaccino in grado di limitare (e se va bene estirpare) l’espansione dell’infezione. Tuttavia, questo passaggio non è possibile se prima non ci si dota degli strumenti necessari per comprendere quale sia l’evoluzione reale dell’infezione nei vari segmenti della popolazione italiana.
La proposta appena illustrata va proprio in questa direzione e dovrebbe essere immediatamente esaminata in vista di una sua rapida attuazione.
Dino Biselli
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