La salute delle imprese biotech in Italia

I dati riportati nel report “Le imprese di biotecnologie in Italia – Facts & Figures”  redatto da Assobiotech e EMEA mettono in evidenza come le aziende biotech dell’aera salute riportassero delle buone performance (soprattutto in ambito R&D) nonostante la maggior parte di loro avesse una dimensione molto ridotta. L’epidemia di COVID-19 ha generato molta incertezza, ma ha anche messo in evidenza la capacità di resilienza di questo settore che, con la ripresa delle attività dopo il lockdown, ha comunque bisogno di essere supportato.

La salute delle imprese biotech in Italia

I dati riportati nel report “Le imprese di biotecnologie in Italia – Facts & Figures”,  redatto da Assobiotech e ENEA, mettono in evidenza come le aziende biotech dell’aera salute hanno ottenuto delle buone performance (soprattutto in ambito R&D) nonostante la maggior parte di loro abbia una dimensione molto ridotta. L’epidemia di COVID-19 ha generato molta incertezza, ma ha anche messo in evidenza la capacità di resilienza di questo settore che, con la ripresa delle attività dopo il lockdown, ha comunque bisogno di essere supportato.

Ad oggi è difficile capire quale sarà l’impatto di medio-lungo periodo che la pandemia di COVID-19 avrà sull’economia e sull’intero comparto produttivo italiano. Attualmente si è nel pieno di una crisi sanitaria che sta generando, abbastanza rapidamente, una crisi economica. Tale combinazione è fonte di molta incertezza in quanto non si ha alcuna evidenza sul fatto che le misure adottate nei mesi scorsi (la limitazione quasi assoluta della libertà di circolazione e il conseguente blocco di numerose fattispecie di attività produttive) possano escludere l’insorgere di una nuova infezione da COVID-19 a livello generale.

 

Il comparto italiano del biotech

Partendo da questa premessa, in questo periodo è difficile confermare se il contributo che un determinato comparto offre al sistema economico e produttivo di cui è parte sarà ancora lo stesso già da quest’anno e nel prossimo futuro. Tale considerazione vale soprattutto nel caso di un settore come quello delle biotecnologie che, almeno in parte, è in “prima linea” nella diagnosi e nella cura dell’infezione da Coronavirus. Ecco quindi che il report “Le imprese di biotecnologie in Italia – Facts & Figures” redatto da Centro Studi Assobiotech ed dal Servizio Industria e Associazioni Imprenditoriali di ENEA, seppure riferito alla situazione presente a fine 2019, sembra riportare una situazione lontana anni luce da quella che è quella attualmente presente sul campo.

Va sottolineato che l’epidemia di COVID-19 ha dimostrato l’importanza vitale del comparto biotech. Infatti nella grande famiglia delle life science esso è talvolta messo in ombra da quello farmaceutico. tuttavia, al pari di esso, richiede una forte propensione alla ricerca, agli investimenti e alla capacità di produrre. Si tratta di un comparto che a fine 2019 contava un totale di 696 aziende. Di queste, 344 (più del 49%) sono dedicate all’ambito salute e 84 (circa il 12%) attive nell’ambito GPTA (Genomica, Proteomica e Tecnologie Abilitanti).

 

L’ambito salute del comparto biotecnologico

L’ambito salute è quello più preponderante non solo per numero di aziende, ma anche perché genera il 75% del fatturato totale del comparto (pari a 9 miliardi di Euro). Inoltre esso è di gran lunga quello che effettua i maggiori investimenti in R&S biotech (pari al 91% del totale), e occupa il 75% degli addetti alla R&S biotech in Italia.

Focalizzando l’attenzione proprio sull’area salute delle aziende biotecnologiche, a fine 2019 erano 375 i progetti di nuovi terapeutici allo studio in Italia. Di questi circa 131 erano in fase di discovery, 171 in fase di sviluppo preclinico e 73 in sviluppo clinico (di questi ultimi, 33 in Fase I, 28 in Fase II e 12 in Fase III). Le principali aree terapeutiche su cui si è concentrato l’interesse della ricerca biotech nazionale sono state l’oncologia e l’infettivologia. Quest’ultima area ha registrato negli ultimi anni un crescente interesse da parte delle imprese.

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Attività di ricerca e competitività del settore biotech

In riferimento alla tipologia dei prodotti terapeutici in sviluppo, la maggior parte di essi (56%) sono biofarmaci (anticorpi monoclonali, proteine ricombinanti, vaccini, prodotti per terapie avanzate). Il contributo dei composti a basso peso molecolare a fine 2019 era del 21%. Il restante 13% era dedicato ai dei prodotti vaccinali, che in meno di cinque anni hanno quasi triplicato la loro quota.

Da questi dati si può osservare che l’industria biotecnologica è un comparto che in crescita e ad alto contenuto tecnologico. Essa ha però un forte limite nella percentuale elevata di aziende di piccole e piccolissime dimensioni. Tale caratteristica rappresenta un ostacolo alla loro competitività in ambito internazionale.

 

Gli effetti prodotti da Covid-19

L’epidemia di COVID-19 e l’entrata in vigore del lockdown hanno completamente stravolto le prospettive e le previsioni sull’evoluzione del settore. Ciò ha indotto Assobiotec a realizzare un sondaggio sulle imprese di biotecnologie presenti sul territorio nazionale durante il mese di aprile 2020. L’intento di questa survey era comprendere il ruolo ricoperto dal biotech nel contrasto alla pandemia. In più si è voluto valutare l’impatto che la diffusione del SARS-CoV-2 ha avuto sul comparto biotech nazionale.

Dai dati raccolti risulta che il 57% delle aziende biotech intervistate sono impegnate nella ricerca e nella produzione di soluzioni contro il virus, soprattutto nella diagnostica e nella ricerca di terapeutici. Solo il 7% delle aziende attive contro COVID-19 ha dichiarato di essere impegnato nella ricerca di un vaccino. Un primo impatto dell’epidemia di COVID-19 e del relativo lockdown ha riguardato la continuità dell’attività aziendale. Infatti, il 60% delle aziende rispondenti ha dichiarato che in queste settimane ha operato a tempo pieno anche se con modalità differenti rispetto a quelle solite. Il 40% invece ha ridimensionato (29%) o bloccato (11%) la propria attività.

Le difficoltà incontrate nella gestione aziendale hanno riguardato primariamente una carenza di clienti (32%). A seguire sono state segnalate difficoltà di ordine logistico (29%), crisi di liquidità (25%), carenze di dispositivi di sicurezza (24%), e carenza di reagenti. Inoltre, per continuare le attività di R&D le aziende hanno dovuto affrontare ulteriori difficoltà. In particolare sono state segnalate quelle legate alla carenza di budget (36%), all’inaccessibilità dei laboratori e alla sospensione delle attività di arruolamento di pazienti negli studi clinici (21%). Seguono poi le segnalazioni di mancanza di materiali (19%) che hanno causato un rallentamento generale delle attività in quest’area.

 

Le priorità da affrontare una volta superata la crisi epidemica

Molto interessanti sono le indicazioni delle aziende biotech relativamente a quali tipologie di provvedimenti occorrerà dare priorità una volta che sarà dichiarato il superamento dell’emergenza, con le aziende di capitale italiano concentrate principalmente sul tema della ricerca e sviluppo, attraverso l’implementazione di un piano di lungo periodo e una maggiore allocazione di risorse in quest’area; mentre le aziende con capitale estero sono focalizzate sullo snellimento della burocrazia e sulla concessione di sgravi fiscali.

Quello che è certo è che il settore biotech italiano in area salute ha dimostrato una buona resilienza, nonostante i problemi di organizzazione e finanziamento dovuti alla limitata dimensione della maggior parte delle aziende che ne fanno parte; tuttavia, questa capacità di risposta alle crisi deve essere al più presto accompagnato da azioni a sostegno di un settore che la crisi di COVID-19 ha reso ancora più strategico di quanto lo era nel pre-epidemia.

 

Dino Biselli

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