Sanità italiana dopo COVID: proposte KPMG

La pandemia di COVID-19 ha evidenziato i punti deboli del nostro sistema sanitario nazionale e il report intitolato “Rewind: there’s a way to do it better: gli otto punti per innovare la sanità italiana” pubblicato da KPMG Italia non solo individua quelli che sono gli aspetti più critici, come l’invecchiamento della popolazione e la carenza di professionisti sanitari, ma propone anche alcune azioni che è possibile intraprendere per garantirne l’innovazione e la sostenibilità del nostro modello di sanità

Sanità italiana dopo COVID: proposte KPMG

La pandemia di COVID-19 ha evidenziato i punti deboli del nostro sistema sanitario nazionale e il report intitolato “Rewind: there’s a way to do it better: gli otto punti per innovare la sanità italiana”, pubblicato da KPMG Italia, individua gli aspetti più critici della sanità italiana, come l’invecchiamento della popolazione e la carenza di professionisti sanitari, ma propone anche alcune azioni che è possibile intraprendere per garantire l’innovazione e la sostenibilità del nostro SSN.

E’ sotto gli occhi di tutti noi che il sistema sanitario italiano nel suo complesso, al pari di quasi tutti i sistemi sanitari dei paesi avanzati e non, è stato soggetto ad una forte pressione a causa della diffusione della pandemia di COVID-19. La risposta a questa grave emergenza epidemiologica, che ha colpito alcune aree del paese con un’intensità maggiore delle altre, è stata attuata con modalità spesso differenti da regione a regione. Ciò ha messo in luce i punti di forza di alcuni sistemi sanitari regionali e di alcune strutture sanitarie.

Tuttavia tale evento ha evidenziato i molti punti di debolezza e le criticità (più o meno note anche prima della diffusione dell’infezione) che occorre affrontare fin da subito. Ciò per garantire la sostenibilità del servizio sanitario nazionale e la sua capacità di rispondere alla domanda di salute dei cittadini, anche dopo il superamento completo dell’attuale epidemia da coronavirus.

 

Le considerazioni generali sulla sanità italiana contenute nel report

Partendo da questo scenario, alcuni think tank e società di consulenza hanno iniziato ad analizzare quanto accaduto e a proporre innovazioni e miglioramenti per sanare ciò che durante la gestione della pandemia non ha funzionato, non solo per affrontare un eventuale nuovo contesto di emergenza, ma anche per correggere criticità che possono avere degli impatti anche durante la gestione ordinaria delle procedure in sanità. Uno di questi contributi è stato offerto da KPMG Italia, che ha pubblicato un report intitolato Rewind: there’s a way to do it better: gli otto punti per innovare la sanità italiana redatto da Alberto De Negri e Donato Scolozzi.

I due autori non propongono di stravolgere l’attuale sistema sanitario. Al contrario, suggeriscono l’adozione di specifiche azioni che siano in grado di rafforzare un’infrastruttura ferita ma fondamentalmente solida. La loro analisi si basa sulla constatazione che tutti i sistemi sanitari dei paesi avanzati, e quello italiano in particolare, dovranno affrontare due ben note criticità che entro un lasso di tempo molto breve rischiano di metterne in discussione la sostenibilità. Esse sono l’invecchiamento della popolazione con il conseguente aumento della quota di popolazione anziana, e la carenza del personale sanitario.

 

Una popolazione sempre più anziana

Riguardo il primo punto, le stime di KPMG prevedono che la popolazione italiana cali del 10% entro il 2065, quantificandola in 54,2 milioni di abitanti. La popolazione attiva (vale a dire quella compresa tra 15 e 64 anni) passerà da 39 a meno di 30 milioni, mentre quella anziana passerà da 15 a 18 milioni. Nel corso del tempo, il ruolo dell’anziano è cambiato nella società. Esso ha gradualmente acquisito spazi di autonomia economica e sociale molto più ampi rispetto al passato.

Tuttavia vi è un crescente numero di over 65 che non è completamente autosufficiente. Infatti, l’11% di essi manifesta limitazioni gravi nelle Functional Activities of Daily Living (F-ADL), e il 30% manifesta limitazioni gravi nelle Activities of Daily Living (ADL). La sfida per il sistema sanitario sarà quella di rimuovere le barriere all’integrazione sociale dell’anziano, compensando la sua perdita di autosufficienza.

 

La carenza di personale nel sistema sanitario italiano

Il secondo punto, invece, è stato reso ancora più evidente dalla pandemia ed è una criticità ben presente da anni che fino ad oggi non si è potuto (voluto) affrontare. WHO stima che entro il 2020 la domanda di operatori in sanità crescerà fino a 80 milioni, ma che allo stesso tempo ci sarà una carenza di circa 18 milioni di operatori sanitari.

In Italia il rapporto medico-abitanti è pari a 4 ogni 1.000, mentre il rapporto infermiere-abitanti è pari a 6 ogni 1.000 (meno della metà del rapporto delle nazioni comparabili dove in media è pari a 13 ogni 1.000). Inoltre, in Italia solo 1 giovane ogni 5.000 abitanti ottiene una qualifica riconosciuta per diventare infermiere. Nel contempo nel nostro paese si ha la più alta incidenza percentuale di medici con oltre 55 anni (53,1%). Non va poi trascurata la dimensione che ha raggiunto la fuga di migliaia di operatori sanitari all’estero.

Infatti, si stima che siano 5.000 i medici e 1.000 gli infermieri italiani che negli ultimi 5 anni abbiano presentato una richiesta di lavoro all’estero. Il 65% di loro sono giovani, il 25% pensionati, il 15% medici in attività e il 5% appartenenti ad associazioni e comunità che si occupano di cooperazione. Infine, gli italiani assistiti da una badante (che ha una probabilità del 73% di avere origine straniera) sono quasi 1 milione. Si tratta però di un numero che potrebbe essere ancora più alto se gli over 65 potessero avere a disposizione maggiori risorse economiche.

 

La sfide per il futuro della sanità italiana

Partendo da questi presupposti, come affrontare la sfida della sanità del futuro? Si invoca da più parti la necessità di aumentare nuovamente la dotazione di ospedali e posti letto per poter aumentare la capacità di trattamento delle patologie. Questa però non pare essere una strada sostenibile. Infatti una popolazione anziana è spesso afflitta da patologie croniche che mal si conciliano dall’essere trattate in ambiente ospedaliero. Inoltre, occorre anche considerare che l’ospedale non è fatto solo da un edificio e dai beni materiali in esso contenuti. In esso vi operano anche dai professionisti e come già sopra descritto, la sanità italiana soffre una grave carenza di medici ed operatori.

Secondo gli autori del report KPMG, invece, occorre ripensare i modelli di servizio. Bisogna cambiare il mix di competenze, riqualificare le responsabilità e le attività con l’obiettivo di migliorare l’esito complessivo delle cure prestate. In breve, occorre dare un costo al tempo, facendo nel contempo comprendere a tutti gli attori del sistema che il tempo sprecato è una perdita di valore e di produttività per l’intero sistema.

 

Gli obiettivi proposti dagli otto punti del report KPMG

Le otto azioni proposte nel report disegnano una sanità italiana nella quale l’innovazione non è solo un costo bensì un’opportunità per recuperare produttività e sostenibilità per il futuro. In essi è compresa la strutturazione di un progetto di sviluppo dei professionisti sanitari del futuro, in grado di bilanciare il mantenimento dell’operatività aziendale con la contemporanea trasformazione delle attività attraverso diverse modalità di formazione (come lezioni frontali, e-learning e learning by doing) dei soggetti coinvolti. Non solo: si delinea un programma di coinvolgimento dei pazienti nel processo di cura attraverso l’applicazione di 4 step. Questi passaggi sono: Formazione dei fornitori; Integrazione del supporto decisionale nel flusso di lavoro; Compilazione questionario feed-forward da parte del paziente; Feedback su base trimestrale al medico di base.

Gli autori prospettano anche azioni mirate, più attenzione e maggior tutela per i caregiver che assistono persone anziane, siano essi familiari o “badanti”. Si propone in più di valorizzare gli asset intangibili su cui si è investito negli ultimi anni. Inoltre si prefigura l’opportunità di studiare nuovi istituti giuridici inclusivi che favoriscano l’evoluzione dei modelli di servizio.

 

Il focus sull’innovazione tecnologica

Particolare attenzione è stata posta all’innovazione tecnologica: il sistema dovrà essere in grado di mettere a frutto l’enorme mole di big data sanitari che ha sua disposizione. Grazie a ciò si potrà aumentare il livello di consapevolezza rispetto ai reali fabbisogni della popolazione. Dal canto suo l’industria potrebbe investire nell’innovazione di servizio e condividerla con il SSN. In tal modo quest’ultimo potrà massimizzare la propria capacità di generare economie di sistema atte a facilitare l’accesso alle cure del maggior numero di pazienti possibile. Inoltre, l’innovazione deve essere in grado di manifestarsi anche in un sistema sanitario maggiormente rispettoso dell’ambiente.

Da non trascurare, infine, la necessità da parte delle aziende, pubbliche e private, che fanno parte del settore salute di studiare degli scenari evolutivi che permettano l’individuazione delle domande fondamentali necessarie per definire l’evoluzione del sistema e dell’azienda. Occorre quindi acquisire la capacità di anticipare il fabbisogno, per essere in grado di individuare lo spazio per offrire ai pazienti nuovi servizi e, con essi, più valore.

 

Dino Biselli

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