Occupazione nel pharma e nel medical device
La pandemia di #Covid19 e il lockdown hanno avuto delle ripercussioni sull’organizzazione delle risorse umane sia nell’industria farmaceutica sia in quella dei medical device: si tratta di due settori che tuttavia hanno sostanzialmente conservato i loro livelli occupazionali anche nel pieno della crisi seguita alla sospensione delle attività economiche, come dimostrano i dati riportati rispettivamente dagli “Indicatori Farmaceutici” di Farmindustria e dalla survey “La gestione del personale nelle aziende del Medical Devices in Italia” realizzata da Frezza & Partners

La pandemia di Covid19 e il lockdown hanno avuto delle ripercussioni sull’organizzazione delle risorse umane sia nell’industria farmaceutica sia in quella dei medical device: si tratta di due settori che tuttavia hanno sostanzialmente conservato i loro livelli occupazionali anche nel pieno della crisi seguita alla sospensione delle attività economiche, come dimostrano i dati riportati rispettivamente dagli “Indicatori Farmaceutici” di Farmindustria e dalla survey “La gestione del personale nelle aziende del Medical Devices in Italia” realizzata da Frezza & Partners
Il comparto delle Life Science è uno dei principali settori dell’economia italiana per il suo apporto in termini di valore, capacità produttiva e contributo all’innovazione, ma anche per la numerosità e la capacità delle risorse umane che le aziende del settore occupano nei loro organigrammi. Per avere uno spaccato indicativo delle caratteristiche dell’occupazione dell’intero comparto, è possibile fare riferimento ai dati relativi ai settori che più conosciuti e più rappresentativi di questo variegato universo: l’industria farmaceutica e l’industria dei dispositivi medici.
- Occupazione nell’Industria Farmaceutica
- Occupazione nell’Industria Medical Device
- Gli effetti di Covid-19 sull’organizzazione del lavoro
Occupazione nell’Industria Farmaceutica
Le informazioni più aggiornate relative all’occupazione del settore farmaceutico sono contenute nel report “Indicatori Farmaceutici” pubblicato nel luglio 2020 da Farmindustria. Le aziende farmaceutiche in Italia sono 283 e nel 2019 hanno generato un valore della produzione pari a 34 miliardi Euro. Il settore occupa direttamente un totale di 66.500 addetti, pari all’1,5% del totale dell’industria italiana e allo 0,3 del totale occupati in Italia. Tra il 2014 e il 2019 l’occupazione complessiva del settore farmaceutico è cresciuta del 10%, più del doppio rispetto alla media della manifattura italiana.
La quota di addetti dell’industria farmaceutica in possesso di una laurea o di un diploma è molto maggiore rispetto a quella della media del personale dell’industria, in quanto laureati e diplomati nell’industria farmaceutica sono il 90% del totale degli occupati del settore, contro il 63% della media dell’industria. Significativa la presenza femminile, con una quota di donne del 43%, sensibilmente superiore al dato medio degli altri comparti manifatturieri (29%).
Contrariamente ad altri settori, durante il periodo di lockdown a seguito della diffusione della pandemia di Covid-19, l’industria farmaceutica non ha sostanzialmente perso collaboratori, ed è quella nella quale i lavoratori hanno perso meno ore: solo il 10% delle imprese, soprattutto piccole, ha fatto ricorso alla cassa integrazione.
Ciò è dovuto in parte al fatto che la produzione non si è potuta fermare in quanto le aziende farmaceutiche hanno dovuto garantire la costante e continua fornitura di farmaci (al contrario, alcune aziende farmaceutiche hanno dovuto aumentare il numero di ore lavorative per sopperire alla maggior richiesta), e in parte alla grande capacità di adattamento degli addetti che sono stati capaci in poco tempo di adattarsi alla modalità dello smart working, anche in quei casi (come per le attività di informazione scientifica del farmaco) dove ciò era considerato non possibile fino a quel momento.
Occupazione nell’Industria Medical Device
I dati più aggiornati sull’industria dei medical device sono stati forniti nel corso del webinar intitolato “Job in Medical Devices” che ha avuto luogo il 9 luglio 2020. Durante l’evento è stata presentata la survey “La gestione del personale nelle aziende del Medical Devices in Italia” . Si tratta di una ricerca realizzata da Frezza & Partners, azienda di Head Hunting specializzata nel settore Healthcare e Lifescience.
Il settore dei medical device genera 16,5 miliardi di Euro di valore di mercato e si compone di 3957 aziende che occupano 76.500 dipendenti. L’azienda tipo del settore dispositivi medici è italiana, con un numero di dipendenti che oscilla tra i 10 e i 50 e genera un fatturato compreso in una forchetta tra 11 e 50 milioni di Euro annui.
L’86% del campione di 250 aziende del settore che hanno preso parte alla survey ha dichiarato che al proprio interno esiste una funzione HR dedicata: le principali attività di cui essa è investita sono quelle della gestione delle politiche del personale (100%), la ricerca di nuovi talenti (92%), la gestione di compensi e benefici (85%), e le attività di formazione (81%).
L’industria dei medical device stava conoscendo un periodo nel quale le assunzioni erano in crescita, anche se tale tendenza nel 2019 era in rallentamento rispetto al 2018. Da qualche anno poi stava affrontando delle difficoltà, in particolare riguardo le assunzioni per progetti non strutturali rispetto al core business, la digital transformation, le lunghe tempistiche nel processo di ricerca e selezione, e la nascita di nuove professionalità. L’83% delle aziende ha dovuto affrontare delle criticità nella ricerca e selezione del personale, in particolare per i ruoli apicali operanti nel comitato esecutivo, nell’area della finanza e nel business management.
Gli effetti di Covid-19 sull’organizzazione del lavoro
Nel settore del medical device italiano erano previste delle nuove assunzioni anche per il 2020, ma la pandemia ha causato il blocco di queste nuove opportunità. Il lockdown ha determinato una minor personale negli stabilimenti aziendali. Il personale dell’area logistica e della produzione ha subito modifiche limitate alle consuete modalità operative (in pratica si è trattato di una riduzione degli effettivi al minimo indispensabile) in ragione dell’obbligatoria presenza in azienda richiesta dalle sue attività.
Al contrario, a tutti coloro la cui presenza non era strettamente necessaria in sede è stato richiesto di operare in smart working, ottenendo dei risultati in tal senso anche superiori alle aspettative degli organi direttivi. Una funzione aziendale che ha particolarmente sofferto il periodo di lockdown è stata quella commerciale, a cui è stato richiesto di operare da remoto e di recarsi presso i clienti solamente in caso di espressa richiesta da parte di questi ultimi.
Ciò che pare essere inevitabile è il fatto che, al termine della crisi, alcuni degli attuali processi di lavoro saranno rivisti e, di conseguenza, si procederà ad una serie di riorganizzazioni che avranno un sicuro impatto sugli attuali organici: dalla riprogettazione delle postazioni di lavoro all’adozione di procedimenti di cassa integrazione fino a procedure di licenziamento collettivo, così come al potenziamento delle attività realizzabili in smart working con investimenti sulle infrastrutture informatiche.
Dino Biselli

