Il Life Science italiano dopo Covid-19
Il Life Science è uno dei settori industriali italiani che sta subendo meno contraccolpi rispetto agli altri a seguito della pandemia di Covid-19. Il report Settore Life Sciences e Covid-19: scenario, impatti, prospettive” redatto da Cassa Depositi e Prestiti, in collaborazione con EY e Luiss Business School, analizza i punti di forza e le criticità dell’intero comparto, e propone un piano di azione, articolato su numerosi punti, per far sì che il settore life science diventi il traino dell’intera industria nazionale una volta superata l’emergenza
Il Life Science è uno dei settori industriali italiani che sta subendo meno contraccolpi rispetto agli altri a seguito della pandemia di Covid-19. Il report “Settore Life Sciences e Covid-19: scenario, impatti, prospettive” redatto da Cassa Depositi e Prestiti, in collaborazione con EY e Luiss Business School, analizza i punti di forza e le criticità dell’intero comparto, e propone un piano di azione, articolato su numerosi punti, per far sì che il settore life science diventi il traino dell’intera industria nazionale una volta superata l’emergenza
La pandemia di Covid-19 sta avendo effetti molto profondi a livello economico, in particolare sul settore manifatturiero: l’ultimo studio a riguardo, presentato qualche giorno fa, è il Il Rapporto Analisi dei Settori Industriali di ottobre 2020, redatto da Prometeia in collaborazione con Intesa Sanpaolo. In esso si stima un notevole calo, quantificato in -14.3%, del fatturato manifatturiero in media d’anno, a prezzi costanti. L’unico settore industriale che si stima possa registrare una crescita è quello della farmaceutica, per la quale nel 2020 si attende un incremento del 3.9% a prezzi costanti, grazie soprattutto al traino della domanda mondiale.
Non vi è dubbio quindi che per l’Italia il settore farmaceutico, e il life science in generale, rappresenti uno dei comparti nazionali su cui investire per tentare di contrastare la crisi economica e per rilanciare l’industria italiana, e tale considerazione trova conferma nel Rapporto “Settore Life Sciences e Covid- 19: scenario, impatti, prospettive” redatto da Cassa Depositi e Prestiti, in collaborazione con EY e Luiss Business School, nell’ambito del progetto “L’economia italiana dalla crisi alla ricostruzione”, iniziativa mirata a suggerire alcune idee per portare il Paese su un sentiero di crescita maggiormente sostenibile.
Con un valore della produzione che nel 2018 è stato pari a più di 32 miliardi e che nel 2019 ha superato i 34 miliardi, l’industria farmaceutica italiana ha una posizione di leadership nell’ambito dell’Unione Europea. Nel 2019 ha esportato più dell’80% della propria produzione, corrispondente al 6,2% dell’export totale italiano nel 2019. Il settore è anche molto concentrato, in quanto i primi dieci gruppi italiani fatturano complessivamente oltre 12 miliardi di Euro: non a caso, rispetto ad altri settori dell’industria, il comparto si contraddistingue per la presenza di un maggior numero di imprese di dimensioni medio–grandi. Tuttavia, le piccole e medie imprese sono una componente importante del comparto, soprattutto per quel che riguarda la “produzione in conto terzi” (CDMO).
Prendendo invece in considerazione il settore dei dispositivi medici, quest’ultimo, composto da 3.957 aziende che occupano 76.400 dipendenti, nel 2017 ha generato un valore pari a 16,5 miliardi di euro, dei quali circa 5 miliardi di export. Il settore dei medical device italiano è un tessuto industriale molto eterogeneo, altamente innovativo e specializzato, con piccole aziende che convivono con i grandi gruppi e startup.
Partendo da questi presupposti, quali sono i fattori che stanno permettendo ai settori che rientrano nel comparto life science di non subire troppi contraccolpi dalla crisi seguita all’espansione della pandemia di Covid-19? Una prima ragione può essere individuata nel fatto che l’industria life science produce dei prodotti che riguardano la salute, uno dei valori della vita umana messo pesantemente a rischio dalla pandemia. Un’altra ragione è ravvisabile nel fatto che, rispetto ad altri settori dell’industria, quello del life science è per sua natura resiliente ai cicli economici, in quanto le sue dinamiche seguono percorsi di lungo periodo legate ad aspetti demografici ed epidemiologici.
Infatti, dalle stime svolte dai ricercatori che hanno condotto lo studio, effettuate prendendo in considerazione differenti scenari, è risultato che sia il settore farmaceutico che quello dei dispositivi medici, nel proseguo della pandemia, potrebbero registrare incrementi sia nel fatturato che nei livelli occupazionali. Tuttavia, ciò non significa che le imprese del life science non abbiano subito dei contraccolpi: i lockdown che sono stati adottati in numerosi paesi hanno palesato interdipendenze e fragilità nelle catene del valore che hanno messo in luce criticità dovute ad una loro eccessiva estensione e articolazione. Inoltre, il fatto che la produzione di principi attivi è oggi concentrata in alcune aree geografiche, in particolare in Cina e India, rende l’industria farmaceutica globale troppo dipendente da singoli paesi produttori per intere categorie di medicinali.
Per dare delle indicazioni su come il settore life science possa contribuire al rilancio dell’economia una volta superata la fase emergenziale della pandemia, nel rapporto di Cdp viene proposto un vero e proprio piano che prevede azioni strategiche da intraprendere. Tali azioni per lo sviluppo e la resilienza della filiera dovranno essere fondati su quattro pilastri:
- la Business continuity e resilienza delle filiere della salute a livello nazionale, da perseguire attraverso la promozione di incentivi all’industria 4.0 per rinnovare il parco tecnologico dei dispositivi medici, lo sviluppo di un sistema di approvvigionamento basato su HTA, l’implementazione di misure per il reshoring delle aziende produttrici di dispositivi medici, e la sensibilizzazione degli stakeholders sulla necessità della semplificazione normativa e del codice appalti;
- il rafforzamento delle attività di ricerca e sviluppo: concedendo incentivi più generosi per le aziende che intendono investire nello sviluppo di vaccini e farmaci per malattie infettive, la creazione di un Technology Transfer Office centrale, il supporto alla creazione di poli di innovazione, e la creazione di un contesto attrattivo per gli studi clinici;
- il ruolo propulsivo delle nuove tecnologiche nell’innovazione della filiera: in particolare con lo sviluppo di progetti condivisi e partnership in grado di potenziare l’utilizzo di tecnologie abilitative della Sanità 4.0 (come l’intelligenza artificiale, la stampa 3D, l’IoT, i Big Data);
- la costituzione di partnership strategiche per lo sviluppo futuro della filiera, con il rafforzamento delle partnership Big-Big fra i maggiori player dell’industria al fine di perseguire l’obiettivo comune dello sviluppo del vaccino contro il Covid-19, e delle partnership Big-Small Biotech tra grandi aziende farmaceutiche e piccole startup biotech altamente innovative. Altre tipologie di partnership da perseguire sono quelle Big Pharma – Internet Giants (collaborazioni tra aziende farmaceutiche e i giganti di Internet), Università – Istituti di Ricerca, e fra player del settore Medical Devices.
Dino Biselli
Fonti Principali
Settore Life Science e Covid-19

