La politica sanitaria UE dopo Covid-19

Con un simposio online intitolato “Designing the future European Health Union? Scaling-up Ambitions, Powering Resilience” e un omonimo paper, I-Com Istituto per la Competitività ha analizzato quale sia stato il contributo dell’Unione Europea nel contrasto alla diffusione della pandemia di Covid-19 e attraverso quali azioni  ha offerto il proprio supporto agli Stati membri. Tuttavia, la crisi sanitaria ha reso necessaria una maggiore integrazione della politica sanitaria comune

Design the Future European Health Union Cover

Con un simposio online intitolato “Designing the future European Health Union? Scaling-up Ambitions, Powering Resilience” e un omonimo paper, I-Com Istituto per la Competitività ha analizzato quale sia stato il contributo dell’Unione Europea nel contrasto alla diffusione della pandemia di Covid-19 e attraverso quali azioni  abbia offerto il proprio supporto agli Stati membri. Tuttavia, la crisi sanitaria ha reso necessaria una maggiore integrazione della politica sanitaria europea

Come accaduto per crisi di genere differente dall’ambito sanitario, e nonostante si siano proposti di affrontare congiuntamente la crisi sanitaria di cui si attendeva il manifestarsi, in seguito a quanto stava accadendo nel frattempo in Estremo Oriente, gli Stati europei hanno in un primo momento affrontato la pandemia di Covid-19 in modo autonomo, senza affrontare la crisi sanitaria attraverso una mutua collaborazione all’interno della cornice comunitaria.

In realtà, non è così distante dalla verità affermare che la cooperazione europea in ambito sanitario è stata di fatto avviata proprio a seguito della diffusione della pandemia di Covid-19, in quanto i Trattati UE non attribuiscono all’Unione il compito di definire le politiche sanitarie, l’organizzazione o la fornitura di servizi sanitari e di assistenza medica, ma principalmente iniziative in grado di favorire l’integrazione delle politiche nazionali e di sostenere la cooperazione tra gli Stati membri nel settore della sanità pubblica.

La pandemia sembra aver stravolto questo schema, imponendo un’agenda sanitaria alle istituzioni europee che, a seguito della lezione impartita dalla Covid-19, dovranno adottare strategie e provvedimenti che approdino ad una maggiore integrazione sanitaria a livello europeo. Un contributo alla comprensione di quale sia lo stato attuale nella cooperazione sanitaria a livello europeo e di come potrebbe evolvere, I-Com Istituto per la Competitività, think tank che promuove temi e analisi sulla competitività all’interno del quadro politico-economico italiano, europeo e internazionale, lo scorso 18 novembre 2020 ha organizzato un simposio intitolato “Designing the future European Health Union? Scaling-up Ambitions, Powering Resilience” durante il quale è stato presentato un paper dal medesimo titolo redatto da Stefano Da Empoli e Eleonora Mazzoni.

 

Politica sanitaria UE durante la pandemia e possibili evoluzioni

Nel corso degli anni non sono mancate iniziative tese a promuovere una maggiore integrazione europea in ambito sanitario, fra le quali va segnalata l’istituzione dell’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) nel 2005, ma in concreto fino ad oggi le principali competenze in ambito sanità sono state esercitate dai singoli stati membri. Per rispondere alla pandemia di Covid-19, invece, l’Unione Europea, principalmente attraverso le iniziative della Commissione Europea e del Consiglio dei Ministri dell’Unione (con il supporto del Parlamento Europeo e della BCE), ha offerto un aiuto finanziario diretto agli acquisti dei sistemi sanitari, ha supportato la ricerca di trattamenti e vaccini, ha rilasciato linee guida per gli Stati membri, e coordinamento la fornitura e la produzione di dispositivi di protezione personale.

Ma la pandemia ha sottolineato la necessità di un vero e proprio salto di qualità nelle politiche di cooperazione sanitaria, e una parte importante di questa evoluzione lo dovrebbe giocare la creazione di una Authority Europea per la Salute Pubblica, le cui attività dovrebbero essere simili a quella della BARDA (Biomedical Advanced Research and Development Agency) statunitense. L’Authority dovrebbe essere in grado di offrire un supporto decisivo alla preparazione e alla capacità di risposta alle emergenze sanitarie transnazionali, siano esse di origine naturale che artificiale, coordinando la ricerca di diagnosi e soluzioni terapeutiche che consentano di essere pronti per gestire emergenze di tipo epidemico e pandemico.

Inoltre, la Commissione Europea ha assunto iniziative specifiche non solo per rafforzare il ruolo dell’Unione in ambito sanitario, ma anche per un maggior controllo transfrontaliero, nonché l’estensione del mandato dell’Agenzia Europea del Farmaco e dell’European Centre for Disease Prevention and Control.

Ma le altre proposte dei ricercatori di I-Com sono ancora più “radicali”, soprattutto laddove sostengono che in ambito sanità sia necessario superare il principio di sussidiarietà, evitando di lasciare che i singoli paesi UE agiscano in modo autonomo e non coordinato.
Altri aspetti che devono essere di competenza dell’UE sono: la garanzia di un accesso equo ai vaccini per tutti i cittadini dell’UE, contrastando a livello comunitario la disinformazione sulle vaccinazioni; la condivisione dei risultati delle ricerche e i dati sanitari elementari; ed infine un riesame della normativa GDPR allo scopo di facilitare la condivisione transfrontaliera dei dati.

 

Le proposte di integrazione in ambito farmaceutico

In aggiunta a quanto detto finora, la pandemia ha messo in luce anche la necessità di riformare le modalità con le quali l’UE garantisce l’accesso ai farmaci da parte dei propri cittadini, in quanto durante l’emergenza sanitaria, a fronte di un improvviso e massiccio aumento della domanda di trattamenti, si è verificata una carenza di alcune tipologie di farmaci a causa della dipendenza dalle importazioni di prodotti farmaceutici o materie prime da parte di paesi terzi (i quali in molti casi hanno assunto provvedimenti di restringimento delle esportazioni), degli effetti derivanti dalle barriere al trasporto assunte per limitare l’estensione del contagio (come lo sono state ad esempio le misure di lockdown e di chiusura fisica delle frontiere).

Sono stati proprio questi fattori ad aver ispirato l’elaborazione della Strategia Farmaceutica per l’Europa, un’iniziativa che ha come scopi quello di assicurare che l’Europa possa disporre in ogni momento di farmaci sicuri ed accessibili, e di sostenere l’industria farmaceutica europea affinché continui ad essere innovativa e mantenga la sua leadership a livello globale.

A livello pratico, per poter raggiungere tali risultati è necessario che l’industria europea del farmaco si doti di centri di ricerca e infrastrutture produttive in grado di fornire farmaci e trattamenti di ultima generazione, ma anche di un’innovativa impostazione della proprietà intellettuale in modo da attrarre maggiori investimenti per lo sviluppo di nuovi farmaci.

Infine, facendo tesoro dell’esperienza maturata per rispondere alla Covid-19, l’UE dovrebbe migliorare le condizioni di mercato per le aziende farmaceutiche, rendendolo maggiormente flessibile (soprattutto in ambito regolatorio), favorire una maggiore collaborazione nel fronteggiare le carenze di scorte, e far sì che le soluzione terapeutiche innovative siano rese disponibili ai pazienti nel più breve tempo possibile (attraverso la creazione di un European Health Data Space che permetta una maggiore condivisione di dati derivanti da studi clinici, biobanche e database medico sanitari).

 

Dino Biselli

 

Fonti Principali
I-Com – Designing the future European Health Union? Scaling-up Ambitions, Powering Resilience
I-Com – Designing the future European Health Union? Scaling-up Ambitions, Powering Resilience – paper

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