Rapporto OASI 2020: il SSN dopo Covid-19

Il Rapporto OASI 2020 ha avuto il difficile compito di evidenziare gli effetti della pandemia di Covid-19 sul sistema sanitario italiano avendo come dai certi quelli relativi agli anni pre-pandemia. I ricercatori del CERGAS di SDA Bocconi, sono riusciti nel loro intento, sottolineando come l’emergenza Covid possa essere un’opportunità per rifondare completamente il SSN correggendone i problemi strutturali che lo affliggono da decenni, il tutto grazie anche grazie alle disponibilità finanziarie rese disponibili dal Recovery Fund

Cover Convegno OASI 2020

Il Rapporto OASI 2020 ha avuto il difficile compito di evidenziare gli effetti della pandemia di Covid-19 sul sistema sanitario italiano avendo come dai certi solamente quelli relativi agli anni pre-pandemia. I ricercatori del CERGAS di SDA Bocconi, sono riusciti nel loro intento, sottolineando come l’emergenza Covid possa essere un’opportunità per rifondare completamente il SSN correggendone i problemi strutturali che lo affliggono da decenni, il tutto grazie anche grazie alle disponibilità finanziarie rese disponibili dal Recovery Fund

Come già accaduto per altri studi e rapporti pubblicati nel corso del 2020, anche i dati riportati nel Rapporto OASI hanno rischiato di essere considerati già superati al momento della loro presentazione al pubblico in quanto riferiti al 2019. Nella realtà, invece, i ricercatori del CERGAS (Centro Ricerche sulla Gestione dell’Assistenza sanitaria e sociale) di SDA Bocconi sono stati abili nel coniugare le analisi relative alla situazione sanitaria pre pandemia con i dati raccolti in divenire nel 2020, soprattutto durante la prima ondata dell’infezione di Covid-19.

La presentazione del Rapporto OASI 2020, infatti, avvenuta attraverso una live conference (come ormai diventato usuale in anno di pandemia), con i vari relatori che si sono alternati sul podio in una delle aule dell’Università Bocconi, è diventata un momento durante il quale non solo si sono ribadite le criticità e i punti di forza del servizio sanitario nazionale (già sottolineate in numerosi edizioni precedenti), ma anche sottolineato come la crisi sanitaria determinata dalla Covid-19 abbia creato ulteriori difficoltà in aggiunta a quelle già in essere.

In tal modo la presentazione che ha avuto luogo a fine Novembre 2020 è stata sì l’occasione per presentare delle proposte utili per affrontare la pandemia, ma anche per condividere la visione di un rinnovato sistema sanitario italiano libero dalle principali criticità che lo hanno caratterizzato negli ultimi decenni. In particolare, gli interventi del Professor Francesco Longo e del Professor Elio Borgonovi hanno offerto un quadro generale ma esaustivo sull’evoluzione del SSN durante la pandemia e su quali azioni mettere in atto per permettere al sistema sanitario di diventare efficiente e capace di sfruttare appieno gli ingenti fondi messi a disposizione soprattutto dall’Unione Europea.

 

Le fratture che Covid-19 ha provocato al SSN

Attraverso il suo intervento, il Professor Longo ha descritto quali sono state le principali fratture a livello sanitario che si sono determinate con l’emergenza Covid-19: in primo luogo, l’aumento della spesa corrente, con un incremento dedicato al capitolo sanità stimato per il 2020 in 5 miliardi di Euro (+4,7% della spesa totale), in netta contrapposizione a quanto avvenuto fino a prima della pandemia; in seconda istanza un massiccio reclutamento di personale medico e professionisti sanitari (con circa 3.630 assunzioni di personale sanitario avvenute tra marzo e ottobre).

Ma in aggiunta anche una capacità di adattamento alla crisi sanitaria che ha dimostrato come il sistema in caso di emergenza abbia avuto una certa elasticità sia sul versante infrastrutturale (creazione di nuovi posti letto e terapie intensive) sia su quello dell risorse umane, con professionisti sanitari in grado di lavorare in team multidisciplinari diversi da quelli usuali. Inoltre, il Professor Longo non ha trascurato di sottolineare l’importante contributo della digitalizzazione, che ha consentito di allargare la sua platea di utilizzo e permettessero di sfruttare appieno gli strumenti di digital health già disponibili.

 

Le priorità strategiche

Il capitolo sanità nel prossimo futuro sarà uno di quelli maggiormente sotto i riflettori, soprattutto per quel che riguarda la “ricostruzione” del sistema, che si baserà sulla capacità di utilizzare in modo efficaci i fondi che l’Unione Europea ha messo a disposizione attraverso il Recovery Fund (o Next Generation EU che dir si voglia). A tal proposito, sia il Professor Longo che il Professor Borgonovi hanno elencato delle priorità strategiche da affrontare, proponendo una serie di interventi da mettere in atto per riformare in profondità il nostro sistema sanitario, cogliendo così l’opportunità di avere una disponibilità finanziaria da dedicare a questo scopo.

Nel suo intervento, molto appassionato e coinvolgente, il Professor Borgonovi ha sottolineato come il sistema sanitario italiano deve cambiare il proprio paradigma, passando dalla sola specializzazione delle conoscenze ad una specializzazione che sia anche capace di integrare le conoscenze, dalla standardizzazione dell’offerta sanitaria alla personalizzazione della stessa, dalle perseguimento di economie di scala al raggiungimento di economie di replicabilità, dal paziente che si rivolge alla struttura alla struttura che raggiunge il paziente.

Covid-19 ha messo in evidenza, in modo drammatico e tragico, la debolezza di un sistema che nel secolo scorso è stato fondato sulla centralità della diagnosi e cura. Se è debole la prevenzione, aumenta il peso della diagnosi e cura (ricoveri in ospedale per covid-19). Se il sistema di diagnosi e cura va in crisi, diminuisce la capacità di affrontare le cronicità Se non si riesce ad affrontare la cronicità, diventa difficile la personalizzazione dei servizi.

In particolare, le risorse europee devono essere indirizzate verso investimenti in conto capitale poiché si tratta di prestiti e fondi una tantum che non devono essere destinati a spese correnti. Tuttavia, sarebbe importante che le istituzioni definiscano un valore soglia minimo sotto il quale il finanziamento del SSN non debba mai scendere, in quanto le spese dedicate al sistema sanitario dovrebbero essere tutte considerate come un investimento sul sistema paese. Occorre quindi far comprendere che l’intera filiera della salute (life science e life industry) è un generatore di valore capace di coinvolgere numerosi settori industriali e produttivi ed essere considerata un vero e proprio volano per l’economia.

Inoltre, il sistema sanitario deve essere in grado di rendere costante la flessibilità dimostrata nella sua attività erogativa in questi mesi di pandemia, e di diversificare le logiche di approvvigionamento (contrattualizzare una pluralità di fornitori, prevalentemente siti in Italia ed Europa, selezionati attraverso processi basati su una pluralità di criteri e non sul solo contenimento della spesa).

Ma soprattutto, occorre agire sul livello infrastrutturale della rete di offerta sanitaria, che deve rispondere ad un’evoluzione del modello assistenziale che dalla semplice diagnosi e cura sia in grado di prendere in carico e coinvolgere i pazienti, garantendo loro la personalizzazione delle prestazioni. Per fare ciò è necessario rafforzare l’assistenza territoriale, accorpare le piccole strutture ospedaliere, rinnovare gli ospedali medio-grandi dal punto di vista infrastrutturale e tecnologico. Tutto ciò renderà necessario un forte investimento nella digitalizzazione, quantificato in almeno il 30% delle risorse per investimenti, dedicato non solo all’implementazione di un sistema informativo integrato e lo sviluppo di sistemi di assistenza a distanza, ma anche all’adozione di soluzioni di intelligenza artificiale, di sistemi di machine learning, di big data analytics, di real-world-evidence analytics per diagnosi, terapia, vigilanza e monitoraggio, di terapie avanzate, e di wearable device.

Infine, va data attenzione alle necessità dei professionisti e degli operatori che lavorano in ambito sanitario, adottando logiche capaci di sviluppare competenze e valorizzare le risorse umane attraverso la creazione di percorsi di carriera, una gestione delle politiche retributive fondata più sulle capacità che sull’anzianità di servizio, e il rafforzamento di meccanismi di knowledge transfer per favorire l’innovazione.

 

Dino Biselli

 

Fonti Principali
Rapporto Oasi 2020
Convegno OASI 2020

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