Impatto di Covid-19 sull’accesso alle cure

La pandemia di Covid-19 non ha avuto solo degli effetti diretti sui pazienti che ne sono stati infettati, ma anche su quelli che sono affetti da altre patologie, in quanto le difficoltà sorte nella gestione del Covid hanno causato un minore accesso alle cure per altre malattie, alcune delle quali di rilevante gravità come quelle oncologiche. Il report intitolato “Osservatorio sull’impatto della pandemia COVID-19 sull’accesso alle cure” realizzato da IQVIA Italia, con il supporto di Farmindustria, analizza tale evoluzione, stimando il calo di diagnosi e prestazioni che si è verificato nel corso del 2020 in raffronto con l’anno precedente

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La pandemia di Covid-19 non ha avuto solo degli effetti diretti sui pazienti che ne sono stati infettati, ma anche su quelli che sono affetti da altre patologie, in quanto le difficoltà sorte nella gestione del Covid hanno causato un minore accesso alle cure per altre malattie, alcune delle quali di rilevante gravità come quelle oncologiche. Il report intitolato “Osservatorio sull’impatto della pandemia COVID-19 sull’accesso alle cure” realizzato da IQVIA Italia, con il supporto di Farmindustria, analizza tale evoluzione, stimando il calo di diagnosi e prestazioni che si è verificato nel corso del 2020 in raffronto con l’anno precedente

E’ passato un anno la pandemia di Covid-19 si è diffusa in Italia, provocando un’emergenza sanitaria che non ha precedenti dalla fine della seconda guerra mondiale. Questo stato di cose è la causa della crisi sanitaria che in tutto in questo periodo sta mettendo sotto pressione il sistema sanitario italiano, non solo in relazione alla numerosità, molto elevata, di persone infette e affette dalla patologia, ma anche per le difficoltà nella gestione delle persone contagiate, e (soprattutto) per la complessità nel trattare i pazienti per i quali è necessario il ricorso alle prestazioni delle strutture sanitarie.

Tuttavia, fra gli effetti indiretti della pandemia ce n’è uno ben sottolineato e quantificato dal report intitolato “Osservatorio sull’impatto della pandemia COVID-19 sull’accesso alle cure” realizzato da IQVIA Italia con il supporto di Farmindustria: un minore accesso alle cure per altre malattie, alcune delle quali di rilevante gravità come quelle oncologiche, cardiologiche e respiratorie.

La necessità di ridefinire specifiche procedure e percorsi per i pazienti affetti da Covid-19, l’urgenza di rendere disponibili numerosi posti letto nelle strutture ospedaliere (in certi momenti e in certi luoghi arrivati a preoccupanti livelli di occupazione, se non addirittura di saturazione dei posti disponibili), e un diffuso timore di contrarre l’infezione presso ospedali ed ambulatori: queste sono solo parte delle cause alla base della minor attenzione dedicata alle altre patologie.

Partendo da questi presupposti, l’analisi condotta da IQVIA Italia, basata sull’analisi di dati real world ottenuti da un campione longitudinale di 900 MMG e un panel di 450 onco-ematologi, ha focalizzato l’attenzione su sei delle principali patologie (BPCO e Asma per quanto riguarda l’area respiratoria; fibrillazione atriale, scompenso cardiaco e ipertensione per l’area vascolare; e il diabete per l’area metabolica), e ha dedicato un capitolo specifico alle aree oncologica e onco-ematologica. Inoltre, questa ricerca è solo il primo tassello di un progetto più ampio, in quanto l’intento è quello di aggiornare trimestralmente i dati dello studio per tutto il 2021, in modo da monitorare costantemente l’impatto della pandemia sull’accesso alle diagnosi e alle cure.

 

Le stime del Primary Care

I dati analizzati, relativi al periodo gennaio-dicembre 2020 confrontato con lo stesso periodo del 2019, hanno permesso di stimare che in area Primary Care nell’arco di un anno le nuove diagnosi siano diminuite complessivamente del 13%, pari a circa 613.000 diagnosi non effettuate. Analogamente, si stima che i nuovi trattamenti siano diminuiti del 10% corrispondenti a circa 350.000 avvii di processi di cura, mentre i cali stimati per le richieste di visite da parte degli specialisti e le richieste di esami sono più marcati: la diminuzione stimata per le prime è del 31% (corrispondente a meno 2.230.000 visite) e quella delle seconde è del 23% (meno 2.860.000).

Queste stime mettono in risalto le difficoltà che il sistema sanitario italiano dovrà affrontare già da ora e nel prossimo futuro: infatti, già dopo la prima ondata di Covid-19 il problema del “recupero” delle prestazioni sanitarie che non era stato possibile effettuare era stato posto all’ordine del giorno, ma l’arrivo della seconda ondata nell’autunno 2020 ha aggravato ulteriormente la situazione.

Analizzando i dati per patologia è possibile poi capire dove si è avuta la maggior diminuzione di nuove visite e prestazioni: l’area respiratoria è quella che ha subito i maggiori cali, con BPCO e Asma che hanno riportato una diminuzione del 20% per quel che riguarda le nuove diagnosi e i nuovi trattamenti, ma che raggiunge il 50% relativamente alle visite dello specialista e l’effettuazione di nuovi esami. Al contrario, si stima che il diabete, limitatamente al dato relativo, sia stata la patologia fra quelle considerate che ha subito il minor numero di cali di prestazioni rispetto alla situazione pre Covid-19.

Prendendo invece in considerazione i dati assoluti, le prestazioni che si stima abbiano riportato i maggiori cali sono: le richieste di visite presso il cardiologo per la fibrillazione atriale (circa 301.000 in meno in un anno) e per l’ipertensione (-1,1 milioni circa), le richieste di ECG per l’ipertensione (-1,3 milioni circa), le richieste di visite presso il diabetologo (-396.000 circa) e le richieste di esami per la glicemia (-1 milione circa). La maggior diminuzione in fatto di nuove diagnosi, a distanza di un anno, è stata stimata per l’ipertensione (circa 211.00 casi in meno), mentre nell’ambito dei nuovi trattamenti, quelli relativi all’asma sono stimati essere maggiormente diminuiti rispetto a quelli del 2019 (-159.000 circa).

Va sottolineato che diagnosi, trattamenti e prestazioni hanno registrato, con qualche piccola variazione specifica, un calo maggiore nella prima ondata rispetto a quello avvenuto nella seconda, con l’intermezzo festivo che ha visto un numero di prestazioni e visite praticamente pari, se non in leggero aumento rispetto a quelle dell’anno precedente. Un andamento simile a quello descritto è stato stimato anche in ambito oncologico.

 

L’andamento dell’ambito oncologico

La stima, in numero assoluto, del calo di nuove diagnosi di tumore registrate nel 2020, in raffronto a quelle del 2019, è di circa 30.000: tale cifra ha la sua ragion d’essere a seguito della diminuzione delle richieste di screening per tumore al seno (-9%), ai polmoni (-9%) e al colon (-14%). In tutti questi casi, durante il periodo estivo (e anche a dicembre per lo screening polmonare) è stato effettuato un recupero delle attività non portate a termine nella prima ondata, ma ciò non è bastato per raggiungere i medesimi livelli dell’anno precedente. Anche i primi trattamenti oncologici hanno subito una contrazione, con una stima di calo sul 2019 del 13% pari a 18.000 pazienti. Medesimo andamento anche per gli interventi chirurgici oncologici (-18% pari a 9.000 pazienti) e per i ricoveri per terapie oncologiche (-16% pari a 5.000 pazienti).

 

Dino Biselli

 

Fonti Principali
Osservatorio sull’impatto della pandemia COVID-19 sull’accesso alle cure

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