Medical Device Italia: numeri del settore
Attraverso i dati forniti da Confindustria Dispositivi Medici è possibile ottenere una fotografia sullo stato di salute dell’industria italiana dei medical device nel periodo caratterizzato pesantemente dalle conseguenze della diffusione della pandemia di Covid-19. Con qualche piccolo contraccolpo, il comparto dei dispositivi medici ha conservato la sua importanza nel quadro produttivo nazionale, mantenendo il suo ruolo propulsivo in termini di ricerca ed innovazione

Attraverso i dati forniti da Confindustria Dispositivi Medici è possibile ottenere una fotografia sullo stato di salute dell’industria italiana dei medical device nel periodo caratterizzato pesantemente dalle conseguenze della diffusione della pandemia di Covid-19. Con qualche piccolo contraccolpo, il comparto dei dispositivi medici ha conservato la sua importanza nel quadro produttivo nazionale, mantenendo il suo ruolo propulsivo in termini di ricerca ed innovazione
L’industria dei dispositivi medici italiana è uno dei pilastri dell’intero comparto life science e, seppure in misura minore rispetto all’industria farmaceutica, offre un importante contributo all’economia nazionale sotto numerosi aspetti. Infatti, oltre al valore della produzione da essa generato e al numero di addetti in essa occupati, va anche considerato il suo apporto alla ricerca, all’innovazione tecnologica, e allo sviluppo delle attività che fanno parte del suo indotto.
Per avere un’idea di quale sia il “peso” del settore dei medical device in Italia è possibile fare riferimento ai dati raccolti riferiti al 2020, elaborati e resi disponibili da Confindustria Dispositivi Medici.
Il mercato e la struttura dell’industria dei medical device
Nel 2020, anno in cui è avvenuta la rilevazione più recente, il valore complessivo del mercato dei dispositivi medici italiano è stato pari a 16,2 miliardi di euro, dato ottenuto dalla somma del valore del mercato interno, pari a 10,8 miliardi di euro (-1,8% rispetto all’anno precedente), con quello dell’export, pari a 5,4 miliardi di euro (-5,3%). A sua volta il valore del mercato interno è il risultato della somma fra la spesa pubblica, pari a 8,4 miliardi di euro (+7,7%) e la spesa privata, pari a 2,4 miliardi di euro (-25%).
Le imprese che rientravano nell’industria dei medical device in Italia erano 4.546, in aumento di 223 rispetto all’anno precedente. Di queste, solo il 5,7% sono grandi imprese: ciò significa che la struttura portante del settore italiano dei medical device si basa sulle piccole e medie imprese.
Inoltre, attraverso la classificazione delle aziende in singoli ambiti di attività, risulta che 2.523 imprese rientrano in quello della produzione, 1.643 in quello della distribuzione e 380 nei servizi. Analizzando ancora più in profondità la collocazione delle aziende italiane di medical device, esse si distribuiscono in 13 comparti principali:
- biomedicale, quello numericamente più numeroso con 1315 aziende che rappresentano il 28,9% del totale delle imprese di dispositivi medici;
- biomedicale strumentale, secondo per importanza poiché rientrano in esso 602 imprese pari al 13,2% del totale;
- dispositivi a base di sostanze, terzo comparto in graduatoria che comprende 510 aziende pari all’11,2% del totale;
- elettromedicale e servizi integrati, con 360 aziende, pari al 7,9% del totale;
- ausili, composto da 339 imprese (il 7,5% del totale);
- diagnostica in vitro, costituito da 337 aziende (7,4%);
- attrezzature tecniche, con 280 aziende (6,2%);
- home e digital care, che comprende 237 imprese (5,2%);
- dentale, costituito da 211 aziende (4,6%);
- le restanti 335 aziende rientrano, nell’ordine, nei comparti dell’ottica (4,2%), dei servizi (1,8%), della medicina estetica (0,7%), delle protesi acustiche (0,4%), e della categoria altro (0,8%).
Lo stato dell’occupazione e la bilancia commerciale
Il settore occupa 112.534 addetti, con aumento di 18.381 unità rispetto all’anno precedente, e tale cifra rappresenta il 14,42% del totale degli addetti dell’industria europea dei dispositivi medici. Ben il 65% del totale occupati in imprese di dispositivi medici è concentrato in tre regioni: Veneto, Emilia-Romagna e Lombardia. Quest’ultima regione assorbe da sola il 41% del totale dell’occupazione italiana del settore. Altro dato da tenere in considerazione è il numero di addetti dedicati ad attività di ricerca e sviluppo, pari al 7,4% del totale.
Il saldo della bilancia commerciale dell’industria italiana dei dispositivi medici è risultato essere in passivo per un valore di 3,1 miliardi di euro, in quanto ai 5,4 miliardi di euro di valore delle esportazioni si è contrapposto un valore di 8,4 miliardi di euro di importazioni. I principali mercati di esportazione sono stati rispettivamente USA, Francia e Germania, mentre i principali paesi dai quali provengono le importazioni sono rispettivamente Germania, Paesi Bassi e Cina.
Gli investimenti in ricerca e sviluppo
In ultimo, un accenno agli investimenti in ricerca e sviluppo: ad essi nel 2020 sono stati dedicati 682,8 milioni di euro, con un calo del 26,9% rispetto al valore degli investimenti in R&S dell’anno precedente. Tale decremento deve essere imputato ai provvedimenti restrittivi emanati durante la pandemia che hanno vincolato la realizzazione di studi clinici. Infine, viene anche illustrata la suddivisione degli investimenti in base alla loro area di destinazione: 72,6 milioni di investimenti sono stati dedicati alla ricerca di base ed applicata, mentre i restanti 610,2 milioni sono stati impegnati nello sviluppo sperimentale.
Dino Biselli
Fonti Principali
Confindustria Dispositivi Medici – Il Settore in Numeri
