La resilienza delle biotech italiane
Con un calo del fatturato totale che nel 2020 è stato limitato al 5% rispetto al dato del 2019, il settore italiano delle biotecnologie sembra aver retto con una certa compattezza i contraccolpi dovuti alla diffusione della pandemia di Covid-19. Il Rapporto “BioInItaly 2022 – Le imprese di biotecnologie in Italia – Facts & Figures” realizzato da Federchimica Assobiotec ed ENEA, descrive un quadro non roseo ma comunque sfidante per lo sviluppo delle biotecnologie in Italia
Con un calo del fatturato totale che nel 2020 è stato limitato al 5% rispetto al dato del 2019, il settore italiano delle biotecnologie sembra aver retto con una certa compattezza i contraccolpi dovuti alla diffusione della pandemia di Covid-19. Il Rapporto “BioInItaly 2022 – Le imprese di biotecnologie in Italia – Facts & Figures” realizzato da Federchimica Assobiotec ed ENEA, descrive un quadro non roseo ma comunque sfidante per lo sviluppo delle biotecnologie in Italia
Il biennio pandemico non sembra aver avuto pesanti effetti sul comparto delle biotecnologie in Italia che sembra aver resistito efficacemente all’impatto della crisi causata dalla diffusione da Covid-19 in tutti i suoi ambiti di applicazione. Almeno è questa la principale considerazione che emerge dalla lettura del report “BioInItaly 2022 – Le imprese di biotecnologie in Italia – Facts & Figures” redatto da Centro Studi Federchimica Assobiotec (Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie) e dal Servizio Industria e Associazioni Imprenditoriali di ENEA.
I dati contenuti nel Report
Il comparto del biotech italiano a fine 2021 contava un totale di 790 aziende, di cui 383 (pari al 48,5% del totale) dedicate all’ambito salute e 92 (poco più dell’11,5%) dedicate all’ambito GPTA (Genomica, Proteomica e Tecnologie Abilitanti). Il fatturato generato dall’intero comparto nel 2020 è stato pari a 10,242 miliardi di euro, con l’ambito salute che mantiene la sua preponderanza, grazie ad una quota pari al 73,9% del totale del comparto, mentre quello GPTA è stato pari all’1% del totale.
I dati del report mettono in luce anche come il numero di startup biotech innovative sia sempre maggiore. Infatti, nel 2021, 220 delle 790 imprese biotech, pari al 27,4% del totale, erano startup: basti considerare che nel 2014 tale percentuale era del 14%. Da sottolineare, in aggiunta, che circa il 45,9% delle startup biotech operano in ambito salute e il 12,3% in quello GPTA.
Il totale degli occupati nel settore biotech al 2020 era di 13.277 addetti, di cui 4.876 dedicati espressamente alla R&S. Inoltre, gli investimenti in ricerca e sviluppo intra-muros sono stati di 1,810 miliardi di euro, di cui 602,177 milioni dedicati all’attività biotech. In aggiunta, è da sottolineare che il 93,2% del fatturato delle imprese dedicate alla R&S biotech e l’84% delle 400 imprese a capitale italiano dedicate alla R&S rientrano nell’ambito salute, mentre per il settore GPTA queste stesse percentuali sono rispettivamente l’1,5% e il 4,4%.
Sempre facendo riferimento agli investimenti, nel 2020 ben l’88% del loro volume è stato realizzato dal comparto salute, mentre solo l’1,9% sono stati eseguiti nell’ambito dell’ambito GPTA. A livello territoriale gli investimenti “salute” sono stati concentrati principalmente, con una quota pari all’85% del totale, nelle regioni Lombardia, Lazio, Toscana e Piemonte. La Lombardia, come singola Regione, ha attirato una quota del 36% del totale degli investimenti, il Lazio circa il 24%, e la Toscana circa il 19%.
L’Italia e gli Studi Clinici
Nello studio viene anche evidenziato come l’Italia, nel corso di questi ultimi anni, sia riuscita a mantenere la sua importanza relativa a livello mondiale nella conduzione di studi clinici, in un quadro internazionale che ha visto un generale arretramento da parte di tutti i paesi occidentali, di cui ha beneficiato la Cina, nell’attività di pubblicazione di articoli scientifici. In particolare, prendendo in considerazione la classifica delle nazioni che hanno pubblicato ricerche a tema Covid-19 nel 2020, l’Italia si posiziona al quarto posto in graduatoria, superata solamente da Stati Uniti, Cina e Regno Unito.
Analizzando questo aspetto con maggiore profondità, il rapporto dà risalto anche al caso delle pubblicazioni scientifiche maggiormente citate riguardanti l’area terapeutica delle malattie infettive. In tale ambito l’Italia è in cima alla graduatoria mondiale, con una quota di pubblicazioni che nel 2020 è stata pari al 14,9% del totale, davanti a Cina (14,8%) e il Regno Unito (13,9%).
Un altro focus è stato realizzato sull’area terapeutica delle malattie rare: dal confronto con alcuni tra i paesi europei più attivi riguardo l’impegno nella ricerca clinica per questo tipo di patologie, l’Italia emerge, fra le altre, come la nazione che nel 2021 ha avuto la percentuale maggiore di clinical trials attivi, il 46% del totale, dedicati alle patologie rare. In questa particolare classifica, in seconda posizione c’è la Germania, con il 39%, seguita dalla Francia, con il 38%, e il Belgio con il 36%.
Infine, viene anche offerto un breve aggiornamento sullo stato di avanzamento dei progetti di ricerca intrapresi nel 2021 relativi alle terapie avanzate ATMP. Dei 35 progetti attivi, nella maggior parte dei casi riguardanti lo sviluppo di terapie geniche, ben 12 sono in fase clinica II, mentre 9 sono quelli attivi nell’ambito della fase clinica I.
Dino Biselli
Fonti Principali
BioInItaly 2022 – Le imprese di biotecnologie in Italia – Facts & Figures

