Il report 2021 di Egualia sui biosimilari

Il report “Il mercato italiano dei farmaci biosimilari” relativo al 2021, elaborazione del Centro Studi Egualia su dati IQVIA, mostra come lo scorso anno i farmaci biosimilari abbiano registrato un’importante incremento nei loro consumi, mentre, al contrario, la quota di consumo dei farmaci biologici originatori è calata in modo netto.  Interessanti anche i dati relativi ai differenti tassi di consumo riscontrabili fra le regioni italiane: quelle dove si è registrata una percentuale maggiore di consumo di biosimilari sul totale mercato dei farmaci biologici sono Valle d’Aosta e Piemonte, mentre la Lombardia si trova in coda a questa graduatoria

capsule di colore bianco e verde su sfondo fucsia

Il report “Il mercato italiano dei farmaci biosimilari” relativo al 2021, elaborazione del Centro Studi Egualia su dati IQVIA, mostra come lo scorso anno i farmaci biosimilari abbiano registrato un’importante incremento nei loro consumi, mentre, al contrario, la quota di consumo dei farmaci biologici originatori è calata in modo netto.  Interessanti anche i dati relativi ai differenti tassi di consumo riscontrabili fra le regioni italiane: quelle dove si è registrata una percentuale maggiore di consumo di biosimilari sul totale mercato dei farmaci biologici sono Valle d’Aosta e Piemonte, mentre la Lombardia si trova in coda a questa graduatoria

Il consumo di farmaci biologici in Italia è sempre più vicino ad un punto storico di inversione. Infatti, se il trend che ha caratterizzato il 2021 dovesse confermarsi anche nell’anno in corso, il 2022 potrebbe essere l’anno durante il quale in Italia il consumo percentuale delle vendite di farmaci biosimilari supererà quello dei farmaci biologici originatori.

In effetti, se si prendono in considerazione le cifre riportate nel report “Il mercato italiano dei farmaci biosimilari – Dati gennaio-dicembre 2021” realizzato dal Centro studi Egualia e basate su dati di IQVIA Italia, appare subito evidente come i consumi delle 15 molecole di biosimilari in commercio sul territorio nazionale nel 2021 abbiano assorbito il 43% dei consumi totali di farmaci biologici, circa l’8% rispetto al dato del 35% registrato a fine 2020. Di conseguenza, la quota dei farmaci biologici originatori si è attestata al 57%, contro il 65% registrato a fine 2020.

 

Il mercato dei farmaci biologici nel 2021

Nel 2021 i consumi totali di farmaci biologici sono stati sostanzialmente stabili rispetto al 2020, poiché al 31 dicembre 2021 il loro controvalore era pari a 114 milioni di euro, contro i 113,6 registrati dodici mesi prima. I consumi di biosimilari nel 2021 sono aumentati del 26,9% passando da 38,8 milioni a 49,8 milioni di euro. Di contro, nello stesso lasso di tempo i farmaci originatori hanno riscontrato una diminuzione del controvalore dei loro consumi del 13,5%, passando da 74,8 milioni a 64,8 milioni di euro.

Analizzando l’andamento delle singole molecole in termini di volumi, sono cinque quelle che sul mercato nazionale hanno registrato il sorpasso nelle vendite del biosimilare rispetto al biologico originatore. In particolare, Filgrastim biosimilare (farmaco essenziale per i pazienti in chemioterapia citotossica), i cui biosimilari in commercio hanno assorbito il 96,6% del mercato della molecola, e gli anticorpi monoclonali Infliximab (93,42% del mercato) e Rituximab (93,08%).

Per quanto riguarda invece i dati a valori, le molecole che hanno registrato la prevalenza di consumi da parte di farmaci biosimilari su quelli originatori sono Infliximab biosimilare, che nel 2021 ha assorbito l’82,22% del mercato della molecola a valori, seguito da Filgrastim (82,22%), Epoetine (77,13%) e Rituximab (66,80%).

 

Il consumo di biosimilari nelle regioni italiane

Un altro importante aspetto messo in evidenza dal report di Egualia è quello della diversificazione regionale dei consumi. Occorre prima di tutto premettere che tutte le regioni italiane hanno adottato delle delibere prescrittive che indirizzano verso il biologico a minor costo, con le rilevanti eccezioni di Abruzzo, Emilia-Romagna e Liguria.

L’analisi del consumo di biosimilari per tutte le molecole con biosimilare in commercio evidenzia come siano solo sei le regioni nelle quali la percentuale di farmaci biosimilari sia superiore al 50% del totale di consumo dei farmaci biologici: si tratta rispettivamente di Valle d’Aosta e Piemonte, entrambe con una quota di biosimilari pari al 73,1% rispetto al mercato delle molecole di riferimento, Marche (65,2%), Emilia-Romagna (58,7%), Toscana (56,4%), e Sicilia (53,8%). Solo due, invece, le regioni che non superano la soglia del 30%: Puglia (25%) e, in coda, Lombardia (23%).

Inoltre, per far sì che fosse possibile effettuare un confronto regionale con informazioni consolidate, nell’elaborazione dei dati si è tenuto conto del mercato riferito alle nove molecole di biosimilari in commercio da almeno 3 anni.

Tenendo conto di tale presupposto, il numero di regioni che supera il 50% di consumi di biosimilari sul totale dei farmaci biologici sale a tredici, con quatro che superano la soglia del 70%: Valle d’Aosta e Piemonte, entrambe con quote di consumo di biosimilari dell’82,4%, Seguite da Marche (77,8%) e Basilicata (70,9%). In questo quadro, c’è solo una regione che non supera la soglia di consumo del 30%: si tratta della Lombardia con il 29,4%.

 

Dino Biselli

 

Fonti Principali
Il mercato italiano dei farmaci biosimilari – Dati gennaio-dicembre 2021

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