Analisi I-Com sulla prevenzione in Italia
La prevenzione è uno degli ambiti strategici di ogni sistema sanitario, e I-Com Istituto per la Competitività ha pubblicato un policy brief dal titolo “La prevenzione nel nuovo corso dell’assistenza sanitaria integrata”, redatto da Maria Vittoria Di Sangro ed Eleonora Mazzoni, dedicato allo stato della prevenzione in Italia e alle azioni intraprese per migliorare i servizi erogati. Il documento mette in risalto le difficoltà che caratterizzano l’erogazione dei servizi preventivi, soprattutto durante la fase emergenziale della pandemia, e le azioni intraprese per riorganizzare tali servizi, in particolare attraverso la telemedicina e al digitalizzazione del SSN

La prevenzione è uno degli ambiti strategici di ogni sistema sanitario, e I-Com Istituto per la Competitività ha pubblicato un policy brief dal titolo “La prevenzione nel nuovo corso dell’assistenza sanitaria integrata”, redatto da Maria Vittoria Di Sangro ed Eleonora Mazzoni, dedicato allo stato della prevenzione in Italia e alle azioni intraprese per migliorare i servizi erogati. Il documento mette in risalto le difficoltà che caratterizzano l’erogazione dei servizi preventivi, soprattutto durante la fase emergenziale della pandemia, e le azioni intraprese per riorganizzare tali servizi, in particolare attraverso la telemedicina e al digitalizzazione del SSN
La popolazione italiana sta invecchiando: purtroppo questa frase, che nell’ultimo decennio è balzata spesso all’attenzione dell’opinione pubblica, non è un’espressione fine a sé stessa ma una tendenza conclamata che si sta aggravando di anno in anno, come è facilmente intuibile dal grafico riportato qui sotto realizzato con grazie ai dati forniti da Istat

Come è possibile osservare, le fasce di età più popolose sono quelle che vanno dai 47 ai 57 anni, e negli anni a venire ciò porrà un problema di sostenibilità dell’intero sistema sanitario italiano. Infatti, poco meno di 15 milioni di persone in poco più di quindici anni entreranno in un periodo della loro vita che, mediamente, vedrà il loro stato di salute soggetto ad un peggioramento condizionato non solo dalla “vecchiaia”, ma anche dal loro stile di vita e dall’ambiente fisico e sociale nel quale essi vivono.
Nel quadro appena delineato le attività di prevenzione diventano essenziali, non solo per sì che le patologie legate all’avanzamento dell’età si manifestino il più tardi possibile, ma anche per riuscire a curare in modo precoce le malattie che possono insorgere, evitando così alla persona la comparsa dei sintomi più gravi. Un utile contributo per avere un quadro sintetico ma esaustivo della situazione delle attività di prevenzione, è stato offerto da I-Com Istituto per la Competitività che ha pubblicato un Policy Brief intitolato “La prevenzione nel nuovo corso dell’assistenza sanitaria integrata”.
I numeri e le caratteristiche della prevenzione in Italia
La prevenzione rappresenta uno strumento efficace nella redistribuzione della salute e della longevità
Nel brief redatto da I-Com viene sottolineato che, nel 2019, la spesa in Italia per la prevenzione è stata pari a 7 miliardi e 313 milioni di euro, di cui circa 6 miliardi e 493 milioni di euro sono da ascrivere alla spesa pubblica. Sempre nel 2019, la spesa pubblica in prevenzione è stata pari al 5,6% del totale della spesa sanitaria pubblica.
In termini pro capite, la spesa annuale media in prevenzione è stata pari a 122,4, di cui solo 13,7 euro come out-of-pocket: in Europa solamente l’Olanda ha registrato un maggior livello di spesa. Tuttavia, nonostante le risorse messe a disposizione di questo capitolo di spesa, lo studio di I-Com segnala che la rete territoriale di prevenzione non sembra essere in grado di operare con particolare efficienza ed efficacia.
La scarsa performance dei servizi di prevenzione rilevata nei periodi di “gestione ordinaria” è stata attribuita principalmente al processo di riorganizzazione dei sistemi sanitari regionali che, nel corso degli ultimi venti anni, ha determinato una contrazione del numero di ASL e dipartimenti di prevenzione presenti sul territorio. Infatti, prendendo in considerazione il lasso di tempo intercorso fra il 2000 e il 2019, le Asl si sono ridotte da 197 a 99 e i dipartimenti di prevenzione sono passati da 170 a 99.
Le forti difficoltà dovute all’emergenza Covid
Se i risultati ottenuti nei periodi di gestione ordinaria non sono entusiasmanti, l’emergenza seguita alla diffusione della pandemia di Covid-19 ha messo in luce le numerose criticità del sistema di prevenzione italiano nel momento in cui è stato sottoposto ad una forte pressione esterna.
Fra le grandi pecche che sono emerse, la prima ha riguardato la difficoltà, poi tramutatasi in impossibilità, di implementare un adeguato sistema di monitoraggio dei contagi. I dipartimenti di prevenzione delle Asl responsabili per le attività di tracciamento dei contatti fin dall’inizio dell’emergenza hanno dovuto affrontare una cronica mancanza di personale e di risorse economiche.
A tale difficoltà si è aggiunta anche quella del rallentamento complessivo delle attività di prevenzione, presa in carico, gestione e cura dei pazienti dovuto al sovraccarico di lavoro a cui hanno dovuto far fronte tutti coloro che operano nell’ambito del SSN. Ad esempio, l’Osservatorio Nazionale Screening ha reso noto che nel solo 2020 le donne che hanno seguito la mammografia in screening sono state oltre 750.000 in meno rispetto al 2019, pari ad una riduzione del 37,6%. Un altro dato simile ha riguardato il numero di persone esaminate tramite screening cervicali: le prestazioni in meno a riguardo sono state 669.742, pari ad una riduzione del 43,4% rispetto all’anno precedente. Infine, nel caso degli screening finalizzati a prevenire neoplasie intestinali, i test di screening che nel 2020 non sono stati eseguiti sono stati stimati in circa un milione, con una riduzione del 45,5% rispetto al dato del 2019.
Le azioni intraprese per riorganizzare la prevenzione
Il documento prodotto da I-Com mette in luce come il nuovo Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025 non è sufficiente per far sì che vengano erogati servizi di prevenzioni adeguati alla nuova realtà post Covid-19. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), invece, può essere un’importante occasione per riorganizzare e rifinanziare la prevenzione, soprattutto grazie alla realizzazione delle infrastrutture ICT in ambito sanità che serviranno come supporto per l’implementazione della telemedicina e la digitalizzazione del sistema sanitario.
Inoltre, con il DL n. 59 del 6 maggio 2021 il Ministero della Salute ha poi proposto un progetto incentrato sull’istituzione del Sistema Nazionale Salute, Ambiente e Clima (SNPS). Attraverso di esso si intende migliorare ed armonizzare le politiche e le strategie di attuazione della prevenzione e risposta del SSN alle malattie acute e croniche, soprattutto quando esse sono associate a rischi ambientali.
L’epidemia soprattutto nell’ambito della prevenzione ha reso esplicito che la salute di tutti dipende dalla salute di ciascuno.
Facendo nuovamente riferimento al grafico mostrato all’inizio di questo post, l’eccesso di mortalità provocato dal Covid-19 non ha frenato l’invecchiamento della popolazione. Anzi, con la riduzione del tasso di natalità, questa dinamica è ulteriormente avanzata. In aggiunta, si è registrato un peggioramento delle condizioni di salute delle fasce già più fragili della popolazione, dovuto in larga parte alla riduzione delle attività di prevenzione e monitoraggio della popolazione.
In considerazione di tutti fattori precedentemente esposti, appare evidente come sia assolutamente necessario agire ora per potenziare l’erogazione di servizi di prevenzione nell’ambito del sistema sanitario italiano.
Dino Biselli
Fonti Principali
I-Com – La prevenzione nel nuovo corso dell’assistenza sanitaria integrata
