I-Com: le sfide per la sanità italiana dopo Covid
La sanità italiana è chiamata ad affrontare nuove sfide dopo due anni contraddistinti dagli effetti della pandemia, ed I-Com Istituto per la Competitività come ogni anno ha pubblicato il Report, realizzato da un gruppo di ricerca guidato da Eleonora Mazzoni, con il quale descrive quelle che sono le principali criticità che la sanità deve affrontate, sottolineando anche quelle che sono le principali opportunità che il sistema paese deve essere in grado di cogliere e sfruttare.

La sanità italiana è chiamata ad affrontare nuove sfide dopo due anni contraddistinti dagli effetti della pandemia, ed I-Com Istituto per la Competitività come ogni anno ha pubblicato il Report, realizzato da un gruppo di ricerca guidato da Eleonora Mazzoni, con il quale descrive quelle che sono le principali criticità che la sanità deve affrontate, sottolineando anche quelle che sono le principali opportunità che il sistema paese deve essere in grado di cogliere e sfruttare.
Come ogni novembre, anche in questo 2022 I-com Istituto per la Competitività ha presentato il Rapporto curato dalla sua Area Innovazione che il cui titolo è “Salute e competitività: strategie e investimenti per vincere le sfide del Recovery e della Crescita”.
Lo studio di quest’anno offre un quadro complessivo della situazione del sistema sanitario nazionale dopo due anni di pandemia. Un periodo dopo il quale il nostro SSN ha subito cambiamenti anche profondi e che ha mostrato tutta una serie di criticità non solo in ambito sanitario, ma anche in quello industriale, regolatorio e istituzionale.
La pubblicazione si compone di quattro capitoli, ognuno dei quali dedicato ad aree tematiche che oggi hanno un diretto impatto sulla sostenibilità del nostro sistema sanitario.
Capitolo 1 – Lo Stato di Salute dell’Italia
In questo capitolo viene offerta all’attenzione del lettore tutta una serie di considerazioni su come la pandemia abbia influito sulle caratteristiche della popolazione italiana e sul suo stato di salute. Gli effetti della diffusione dell’infezione da Covid-19 hanno avuto un certo effetto sull’andamento della speranza di vita alla nascita, che nel 2021 si è abbassata a 82,4 anni dagli 83,2 del 2019. Inoltre, nonostante il virus ha causato la maggior parte dei decessi nelle classi di età più avanzate, la popolazione italiana registra comunque un aumento della sua età media (46,2 anni nel 2022) a causa del crollo delle nascite.
Collegato al progressivo invecchiamento della popolazione c’è anche il fenomeno del continuo aumento di persone che presentano una comorbidità, con la compresenza due o più malattie croniche: tale condizione riguarda il 13% della popolazione over 75 e il 3% della popolazione complessiva.
La pandemia ha poi determinato un problema di “sanità sospesa”, vale a dire di congestione delle strutture del SSN, che non ha permesso a questi ultimi di erogare una buona parte dei servizi sanitari richiesti. Infatti, nel 2020 sono stati oltre 1,3 milioni i ricoveri in meno rispetto al 2019 e un calo di 144,5 milioni delle prestazioni di specialistica ambulatoriale. Ancora: una riduzione rispetto al 2019 del 67,2% degli esami di laboratorio, del 12,5% della diagnostica, del 13% delle visite, del 3,5% delle prestazioni di riabilitazione e del 3,8% per l’area terapeutica.
Questo capitolo tratta anche la criticità relativa alla numerosità del personale sanitario pubblico, registrando una volta di più che il numero di professionisti che lavorano negli ospedali pubblici, quello dei medici di base e quello degli infermieri, è in calo. Nel 2021 oltre 2.800 medici si sono licenziati dal SSN, ovvero il 2,9% del personale ospedaliero, mentre la quota di MMG su 10.000 abitanti è calata del 5% dal 2015.
Altro aspetto interessante preso in considerazione in questa parte del Rapporto è quello dei Livelli Essenziali di Assistenza. Nel Rapporto si sottolinea come l’attesa revisione dei LEA, pur essendo un priorità normative del SSN, non sia stata ancora implementata. Facendo quindi riferimento alla griglia aggiornata al 2019 Valle d’Aosta, Provincia autonoma di Bolzano, Basilicata e Calabria risultano inadempienti nel garantire il livello di assistenza sanitaria distrettuale, mentre nell’area ospedaliera solo due regioni, Molise e Calabria, sono al di sotto della soglia minima.
Capitolo 2 – La Spesa in Sanità
In questo capitolo vengono fornite indicazioni su come è articolata la spesa in sanità in Italia. Durante la pandemia la spesa sanitaria pubblica italiana ha raggiunto un livello pari al 7,5% del PIL, mentre nel 2021 la spesa sanitaria privata ha raggiunto il 2,3% del PIL. Con la ripresa del PIL, l’incidenza della spesa sanitaria nel 2024 è prevista essere pari al 6,4%.
Riguardo la spesa farmaceutica italiana, nel 2021 il totale è stata pari a 32,2 miliardi di euro, in aumento del 3,5% rispetto al 2020. Tali cifre fanno sì che la spesa farmaceutica in Italia sia la maggiore tra i grandi paesi UE se rapportata alla spesa sanitaria totale (17,9% nel 2020). Tuttavia, nel 2021 il comparto pubblico ha coperto poco meno del 70% della spesa farmaceutica totale, con un conseguente aumento della spesa farmaceutica a carico dei privati.
La copertura della spesa farmaceutica territoriale è attualmente al 7% del finanziamento complessivo ordinario del SSN, mentre quella della spesa farmaceutica ospedaliera ha raggiunto l’8% del FSN. Con gli interventi approvati nell’ultima Legge di bilancio 2022 il tetto di spesa farmaceutica complessivo è stato aumentato fino al 15%. Nonostante l’aumento del tetto previsto, la spesa farmaceutica ospedaliera continua ad essere superiore ad esso.
Capitolo 3 – PNRR: scelta imposta o opportunità?
Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza la Missione 6 è dedicata espressamente al capitolo sanità. In essa sono stati inseriti i progetti relativi alla riforma dell’assistenza territoriale, alla riforma del sistema di ricerca clinica con una nuova regolamentazione degli IRCCS, alla digitalizzazione e all’implementazione della telemedicina.
In particolare, uno dei principali progetti previsti è la definitiva implementazione del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), supportata con €1,38 miliardi. Infatti, sebbene presente in tutto il territorio italiano, il FSE ha livelli di operatività, adesione e utilizzo ancora molto disomogenei a livello regionale. Con questo nuovo intervento il FSE dovrà rendere disponibile la patient summary in un’ottica di economicità delle informazioni e di accessibilità intraregionale.
Altro ambito su cui cu si è concentrati è quello relativo alla sicurezza informatica in sanità, e a tal proposito, il PNRR ha previsto l’individuazione di un nuovo organismo per la sicurezza informatica nazionale per guidare l’architettura nazionale generale della cybersicurezza: l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale.
Capitolo 4 – Investire nelle cure del futuro
AIFA ha introdotto i criteri per la classificazione dei farmaci innovativi basati su tre fattori: bisogno terapeutico, valore terapeutico aggiunto, qualità delle prove. Tuttavia, l’applicazione di questo modello di valutazione ha dei limiti alcuni limiti, in quanto non tiene conto di altri aspetti come la qualità della vita, il percorso di cura e i costi sociali.
Un’ulteriore sfida è quella relativa all’integrazione del digitale nelle tecnologie sanitarie (Patient Support Program): infatti, per gli attuali modelli di valutazione i supporti digitali non incidono sul valore attribuito al farmaco, nonostante ci siano già evidenze che dimostrino come essi siano un valore aggiunto per il sistema di cura nel suo insieme.
Passando ai modelli di valutazione e di prezzo e rimborso, sono presenti due ordini di criticità: le tempistiche per l’approvazione, e l’accesso ai farmaci e la sostenibilità organizzativa ed economica. Ad oggi in media sono necessari 511 giorni perché il paziente possa accedere ai farmaci autorizzati dall’EMA (per l’Italia 429 giorni). Tuttavia, l’esperienza maturata in pandemia ha permesso di adottare delle procedure capaci di velocizzare l’iter autorizzativo, come ad esempio il progressive patient access scheme (un processo di autorizzazione che inizia con l’autorizzazione precoce di un medicinale in una popolazione ristretta di pazienti e prosegue con una serie di fasi iterative di raccolta di evidenze e di adattamento dell’autorizzazione per estendere l’accesso al farmaco a popolazioni di pazienti più ampie) e la rolling review.
Nel capitolo viene anche sottolineato come i tetti della spesa farmaceutica, e l’Italia è l’unico paese europeo ad aver adottato tale politica, non considerano gli effetti dei farmaci sulle prestazioni a carico del SSN e adottano una visione a silos della spesa farmaceutica.
Oltre a ciò, a minare la competitività italiana nel panorama europeo concorrono anche le norme adottate dagli enti istituzionali e regolatori. Ad esempio il caos di decreti ministeriali e atti legislativi adottati per recepire la nuova regolamentazione europea in materia di sperimentazioni cliniche (Regolamento europeo 536/2014): dopo 8 anni dalla deliberazione della nuova normativa europea, non sono stati emanati i decreti attuativi necessari per rendere operativa la norma.
Permangono poi difficoltà nelle attività di ricerca, come testimoniato dalla quota italiana di spesa per R&D rispetto al PIL: l’1,86%, inferiore rispetto a quella dei principali paesi europei. A seguito di ciò, secondo i dati OMS l’Italia è tra gli ultimi paesi in Europa con 3,14 trial clinici avviati per 100.000 abitanti nel 2021, molto al di sotto della media EU27. A tale situazione concorre anche il fatto che, secondo i dati AIFA, il 77% delle ricerche condotte in Italia nel 2019 sono di natura profit, con la stima dell’investimento annuale da parte delle sole aziende del settore pari a 700 milioni di euro.
Dino Biselli
Fonti Principali
Convegno – Salute e competitività: strategie e investimenti per vincere le sfide del Recovery e della Crescita
