Report I-Com: carenza di farmaci in Europa

Uno dei capitoli principali del Rapporto annuale dell’Osservatorio In-Salute 2023, realizzato da I-Com Istituto per la Competitività e intitolato “Attrarre Salute. Obiettivo investimenti per la resilienza dell’industria farmaceutica in Italia e nell’UE”, tratta il tema della carenza di farmaci in Europa e le strategie adottate dall’Unione Europea per limitare il più possibile la dipendenza strategica dovuta all’importazione di alcune determinati prodotti farmaceutici da paesi extra UE.

I-Com Istituto per la Competitività

Report I-Com: carenza di farmaci in Europa
I-Com Istituto per la Competitività

Uno dei capitoli principali del Rapporto annuale dell’Osservatorio In-Salute 2023, realizzato da I-Com Istituto per la Competitività e intitolato “Attrarre Salute. Obiettivo investimenti per la resilienza dell’industria farmaceutica in Italia e nell’UE”, tratta il tema della carenza di farmaci in Europa e le strategie adottate dall’Unione Europea per limitare il più possibile la dipendenza strategica dovuta all’importazione di alcune determinati prodotti farmaceutici da paesi extra UE.

Una delle principali criticità che l’Europa ha dovuto affrontare durante la pandemia di Covid è stata la carenza di farmaci, principi attivi, e materie prime necessarie per realizzare prodotti farmaceutici. Una problematica dovuta principalmente alle interruzioni che si sono verificate lungo alcune catene del valore internazionali, fra le quali anche quella dell’industria farmaceutica. Infatti, circa l’80% delle molecole proviene da India e Cina, con 14 prodotti farmaceutici importati dalla UE su un totale di 155 con un livello di dipendenza dagli scambi extra UE che è risultato essere alquanto critico.

Questo importante tema è uno di quelli che sono stati trattati nel Rapporto annuale dell’Osservatorio In-Salute 2023 dal titolo “Attrarre Salute. Obiettivo investimenti per la resilienza dell’industria farmaceutica in Italia e nell’UE” realizzato da I-Com Istituto per la Competitività. Lo studio presentato lo scorso 7 novembre con il contributo non condizionante di alcune rilevanti aziende farmaceutiche (Bristol Myers Squibb, GSK, Merck, Novavax, Roche, Sanofi e Servier), ha evidenziato quali sono le azioni che la Commissione Europea ha messo in atto per cercare di contrastare questo problema.

 

La nuova strategia europea per contrastare la carenza di farmaci

Nel 2021 la Commissione Europea ha aggiornato la strategia industriale dell’Unione, imperniandola su questi obiettivi chiave:

  • rafforzare la resilienza del mercato unico;
  • affrontare le dipendenze strategiche dell’UE;
  • accelerare le transizioni verde e digitale;
  • sviluppare nuove capacità produttive nell’Unione.

In particolare, uno dei problemi considerati è l’impatto che un potenziale blocco degli approvvigionamenti dall’estero di merci e servizi molto specifici potrebbe avere sull’economia europea. Non è necessario che questo imbuto si registri in tutte le economie dell’intera UE, ma basta che tale strozzatura avvenga anche solo in uno dei paesi membri, qualora quest’ultimo sia parte di importanti filiere industriali.

Infatti, nel Rapporto, in riferimento all’Italia, si sottolinea che un eventuale blocco delle importazioni di pochi specifici prodotti che rappresentano circa l’1% della produzione totale, farebbe registrare rallentamenti o interruzioni dell’attività del 60% del sistema economico italiano. Inoltre, nonostante a livello aggregato la dipendenza dall’estero (rapporto tra importazioni e fabbisogno complessivo) per l’Italia è inferiore al 30%, i prodotti appartenenti ad alcuni comparti, comprese la chimica e la farmaceutica questo dato rientra in range compreso tra il 30% e il 60%.
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Import, export e autonomia strategica aperta

In Europa, nel 2021 l’export ha superato i 400 miliardi di euro di valore, con una leggera prevalenza di quello extra UE rispetto all’intra UE (225 mld contro 175 mld di euro). Un evento a suo modo storico, in quanto solo fino a dieci anni fa tale rapporto era inverso. Anche le importazioni hanno registrato un continuo incremento, anche se quelle intra UE sono sempre superiori più del doppio rispetto a quelle extra UE.

In questo quadro generale tutto sommato positivo, la Commissione Europea ha iniziato ha elaborato il concetto dell’autonomia strategica aperta. In base a questo assunto, pur mantenendo un approccio aperto agli scambi internazionali, l’Europa non deve essere soggetta a dipendenze strategiche da altri paesi al di fuori del perimetro dell’Unione. Nel caso del settore farmaceutico, ad esempio, sono solo 14 i prodotti che presentano un livello di dipendenza dalle importazioni extra UE elevato e critico. Tuttavia, pur rappresentando il 6,1% delle importazioni dell’Unione Europea di prodotti farmaceutici, ben 12 di questi sono principi attivi, di cui uno da solo genera l’1,1% delle esportazioni totali europee di prodotti farmaceutici.

 

I prodotti farmaceutici carenti in Italia

Facendo riferimento alla situazione italiana, nel 2021 le importazioni di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici hanno rappresentato il 7,73% del totale delle importazioni nel settore manifatturiero e il 6,69% delle esportazioni. Anche per l’Italia le esportazioni intra UE superano quelle extra UE per il comparto dei prodotti farmaceutici, con un sostanziale equilibrio nella ripartizione.

Solo nel 2021 la quota di export intra UE è aumentata notevolmente, con un ritmo maggiore della quota extra UE (la prima ha raggiunto i 18 mld di euro mentre la seconda si è attestata a 12 mld). Una dinamica simile ha caratterizzato anche le importazioni italiane nel comparto, con la quota intra UE che ha raggiunto i 20 mld di euro, aumentando di molto il suo gap dalle esportazioni extra UE.

Per quanto riguarda i prodotti farmaceutici le cui importazioni presentano delle criticità per l’Italia, questi sono in totale 24, di cui 22 principi attivi e i restanti 2 prodotti semi-lavorati. In termini relativi, la dipendenza delle importazioni italiane è pari al 15,48% dei prodotti analizzati e circa al 13% del valore delle importazioni italiane del comparto (intra ed extra UE). Da questi dati emerge che tale dipendenza è legata principalmente alla produzione iniziale dei prodotti, un possibile sintomo di una certa carenza di incentivi specifici all’attività di ricerca e sviluppo nel settore.

In conclusione, le analisi presentate nel Rapporto di I-Com sottolineano che solo il 14% dei prodotti analizzati presenta un elevato grado di dipendenza dall’estero (extra UE) ma questi rappresentano circa il 13% delle importazioni in valore dell’Italia per il comparto.

 

Dino Biselli

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