Dati Sanitari: Privacy e Pubblica Utilità
Il 21 marzo, presso il Grattacielo Pirelli di Milano, ha avuto luogo BIDAP – Big Data and Privacy health Forum, un convegno organizzato da Regione Lombardia in collaborazione con INNLIFES, che ha sottolineato l’importanza dell’utilizzo dei dati sanitari ed evidenziato gli ostacoli normativi e burocratici che ostacolano questa necessità. Gli interventi che si sono susseguiti durante l’evento, fra i quali anche quello di Guido Bertolaso, Assessore al Welfare di Regione Lombardia, hanno però fatto emergere come sia possibile riuscire a coniugare il diritto alla privacy con le esigenze di pubblica utilità.
Il 21 marzo, presso il Grattacielo Pirelli di Milano, ha avuto luogo BIDAP – Big Data and Privacy health Forum, un convegno organizzato da Regione Lombardia in collaborazione con INNLIFES, che ha sottolineato l’importanza dell’utilizzo dei dati sanitari ed evidenziato gli ostacoli normativi e burocratici che questa necessità. Gli interventi che si sono susseguiti durante l’evento, fra i quali anche quello di Guido Bertolaso, Assessore al Welfare di Regione Lombardia, hanno però fatto emergere come sia possibile riuscire a coniugare il diritto alla privacy con le esigenze di pubblica utilità.
Diritto alla privacy e pubblica utilità: una contrapposizione che emerge spesso quando i dati dei singoli individui vengono utilizzati da enti pubblici o realtà private per effettuare analisi di interesse pubblico. La sanità, proprio a causa della natura dei dati che la caratterizzano, in quanto nella maggior parte dei casi estremamente sensibili poiché relativi alla salute dei singoli individui, è uno dei settori nel quale questo confronto è sempre presente.
Fissata questa situazione iniziale, in realtà le esigenze contrastanti poste dalla protezione della riservatezza dei dati personali e dal pubblico interesse nell’utilizzo dei dati sanitari possono trovare un punto di equilibrio. Un “compromesso” in tal senso è emerso durante il BIDAP – Big Data and Privacy health Forum, organizzato da Regione Lombardia in collaborazione con INNLIFES, che si è tenuto il 21 marzo presso il Grattacielo Pirelli di Milano.
- Gli ostacoli che limitano l’utilizzo dei dati in sanità
- Dati sanitari necessari per effettuare la programmazione
- Mancata disponibilità di dati sanitari e ostacoli alla loro ricerca
- Le aperture dell’Avvocatura dello Stato e del Garante della Privacy
Gli ostacoli che limitano l’utilizzo dei dati in sanità
Il problema sulla disponibilità e l’impiego dei dati sanitari è stato posto in apertura di convegno da Guido Bertolaso, Assessore al Welfare della Regione Lombardia. Nei suoi saluti istituzionali Bertolaso ha sottolineato l’importanza di poter disporre dei dati sulla situazione di salute di tutti i cittadini della regione. Una lezione che si è appresa durante la pandemia di Covid-19 e la campagna vaccinale. Solamente avendo ben chiara quale sia la condizione epidemiologica del nostro paese è possibile focalizzare le proprie azioni sulla medicina predittiva, passando dalla cura alla prevenzione.
Tuttavia, ciò oggi non è ancora possibile perché permangono degli ostacoli burocratici e organizzativi. Impedimenti che il più delle volte non consentono l’utilizzo dei dati provenienti dalle strutture sanitarie, sia pubbliche che private, e da altre fonti utili come ad esempio le app di monitoraggio.
Una criticità che è stata sottolineata anche da Domenico Mantoan, Direttore Generale di Agenas. Mantoan ha sottolineato come gli investimenti in infrastrutture digitali messi in campo nell’ambito della Missione 6 del PNRR rischiano di non essere pienamente efficaci proprio se non si consente l’utilizzo proprio di quei dati che dovranno popolarle.

Dati sanitari necessari per effettuare la programmazione
Nel prosieguo dell’evento l’attenzione si è concentrata sull’impiego dei dati sanitari secondari anonimizzati. Tale argomento è stato al centro dell’intervento del Professor Giovanni Corrao, Professore Ordinario di Statistica presso l’Università degli Studi Milano-Bicocca e moderatore dell’evento. Corrao ha illustrato la relazione molto stretta che esiste fra prevenzione e cura. Proprio per tale legame la possibilità di usare i dati sanitari è fondamentale per realizzare la programmazione, i modelli predittivi, e la determinazione dei fabbisogni sanitari.
Partendo da questi presupposti, l’On. Simona Loizzo, Presidente dell’Intergruppo parlamentare sulla sanità digitale e le terapie digitali, nel corso del suo intervento ha voluto sottolineare che i membri dell’Intergruppo sono impegnati nel superare tutte le barriere che limitano la diffusione della sanità digitale. Fra questi ostacoli vi sono anche le limitazioni all’utilizzo dei dati sanitari, che rappresentano un vero e proprio rischio per l’efficacia degli investimenti nella digitalizzazione in sanità messi in campo fino ad oggi.
Mancata disponibilità di dati sanitari e ostacoli alla loro ricerca
Le difficoltà frutto di un ambiente normativo e regolatorio rigido come quello italiano sono inoltre rese evidenti dalle dinamiche che caratterizzano la ricerca scientifica in Italia. Infatti, le informazioni fornite da Marco Baccanti, Direttore Generale di FITT – Fondazione Innovazione e Trasferimento Tecnologico, durante il suo intervento, confermano il basso livello di investimenti in questo ambito.
In Italia questi ultimi ammontano a circa 700 milioni di euro l’anno, pari allo 0,7% del totale di quelli effettuati in ricerca a livello globale. La causa di un livello così basso di investimenti è stato individuato nella loro estrema mobilità. Infatti, la presenza di opportunità da cogliere presso paesi che offrono le migliori condizioni di competitività, indirizzano gli investimenti in ricerca laddove le barriere regolatorie siano meno stringenti di quelle italiane.
Le aperture dell’Avvocatura dello Stato e del Garante della Privacy
Uno dei vincoli normativi che ostacola l’utilizzo dei dati sanitari secondari è comunemente individuato nell’interpretazione restrittiva delle norme sulla riservatezza dei dati applicata dal Garante della Privacy. Tuttavia, tale approccio è stato contestato dall’Avvocato Ettore Figliolia, membro dell’Avvocatura Generale dello Stato, e da Guido Scorza, Componente del Garante per la protezione dei dati personali.
In particolare, Figliolia ha sottolineato che la giurisprudenza ha sì riconosciuto il carattere assoluto del diritto alla riservatezza del dato di carattere sanitario, ma ha anche chiarito che la sua disponibilità è governata dall’utilizzo che se ne fa. In questi casi si dovrebbe applicare il cosiddetto test di minimizzazione, verificando se il dato possa essere utile e valutando se il suo uso è di interesse generale poiché in grado di soddisfare un’esigenza di pubblica utilità.
Anche Scorza ha sottolineato che il diritto alla privacy in relazione al dato sanitario secondario non è in astratto in contrasto con il diritto al suo utilizzo anonimizzato in favore della comunità. Tale tesi trova il suo fondamento nelle norme che regolano il GDPR, che non si occupa solamente della protezione del dato personale ma anche di favorire la circolazione del dato in ambito europeo.
Dino Biselli

