Il 2022 dei medical device in Italia
I dati pubblicati da Confindustria Dispositivi Medici evidenziano che il settore italiano dei medical device nel 2022 ha conosciuto un buon ritmo di crescita per quel che riguarda il valore realizzato per il mercato nazionale e per le esportazioni. Il numero di aziende ha conosciuto un sensibile incremento, mentre è calato il totale degli addetti e il volume degli investimenti in ricerca e sviluppo.

I dati pubblicati da Confindustria Dispositivi Medici evidenziano che il settore italiano dei medical device nel 2022 ha conosciuto un buon ritmo di crescita per quel che riguarda il valore realizzato per il mercato nazionale e per le esportazioni. Il numero di aziende ha conosciuto un sensibile incremento, mentre è calato il totale degli addetti e il volume degli investimenti in ricerca e sviluppo.
Il 2022 si è rivelato essere un anno di cambiamenti per l’industria italiana dei medical device. Infatti, nel primo anno di reale superamento dell’emergenza Covid, i dati sul trend dell’industria dei medical device in Italia mostrano una crescita che consolida l’andamento positivo già registrato l’anno precedente. I numeri della industry, come di consueto, sono stati pubblicati sul sito di Confindustria Dispositivi Medici, e offrono un quadro riassuntivo del valore della produzione, del mercato italiano, dell’import, dell’export, delle caratteristiche degli addetti e degli investimenti in R&D.
- Il mercato dell’industria dei dispositivi medici
- Le aziende italiane che producono dispositivi medici
- Occupazione e investimenti in R&S dell’industria dei dispositivi medici
Il mercato dell’industria dei dispositivi medici
Nel 2022 il valore del mercato interno dei medical device ha toccato i 12,4 miliardi di euro, in crescita del 6,9% rispetto all’anno precedente. Il valore dell’export è stato pari a 5,9 miliardi di euro (con un incremento del 3,5% sul 2021), che sommato a quello del mercato interno ha fatto raggiungere al valore complessivo del mercato italiano la cifra di 18,3 miliardi di euro, un miliardo in più rispetto all’anno precedente.
Segmentando il totale riferito al mercato interno è possibile evidenziare che la componente pubblica ha raggiunto il valore di 9,6 miliardi di euro, con un incremento del 6,7% rispetto all’anno precedente, mentre la componente privata della spesa in medical device è stata di 2,9 miliardi di euro, in aumento dell’11,5% rispetto al 2021. L’ammontare della spesa pubblica in medical device è stato pari al 7,3% del totale della spesa sanitaria pubblica sostenuta nel 2022.
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Il valore delle importazioni nel 2022 è stato pari a 9,3 miliardi di euro, sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente in quanto cresciuti solo dell’1,1%. Il saldo della bilancia commerciale riferito al 2022 realizzato dall’industria italiana dei medical device è stato di 3,4 miliardi di euro, con un lieve miglioramento del 2,9% rispetto al 2021. I principali mercati di esportazione si confermano essere rispettivamente USA (con un calo dell’export qui diretto pari al 5,4% rispetto all’anno precedente), Germania e Francia, come anche i principali paesi dai quali provengono le importazioni: nell’ordine, Paesi Bassi, Germania e Belgio.
In questo contesto è fondamentale che vi sia il consenso di fatto da parte degli attori coinvolti, in modo che venga abbracciata una mentalità incentrata sul cliente, piuttosto che sul marchio o sulla funzione.

Le aziende italiane che producono medical device
Il numero totale di imprese di medical device presenti in Italia nel 2022 era pari a 4.641 aziende, ben 192 unità in più rispetto all’anno precedente. Di queste aziende 1.531 sono attive nell’ambito della distribuzione (1.555 nel 2021), 361 in quello dei servizi (367), e 2.749 in quello della produzione (25527). A livello dimensionale, il settore è costituito in stragrande maggioranza da piccole e medie imprese, poiché le grandi aziende sono solo il 6% del totale.
Sono tredici i comparti principali nei quali è possibile collocare ciascuna delle imprese che rientrano nel settore dei dispositivi medici. Di seguito è riportato l’elenco dei singoli comparti in ordine decrescente di aziende che rientrano in essi:
- biomedicale (quello numericamente più numeroso): 1356 aziende pari al 29,2% del totale imprese;
- biomedicale strumentale: 620 aziende pari al 13,4% del totale;
- dispositivi a base di sostanze: 522 aziende pari all’11,3% del totale;
- elettromedicale e servizi integrati: 353 aziende pari al 7,6% del totale;
- diagnostica in vitro: 339 aziende pari al 7,3% del totale;
- ausili: 336 aziende pari al 7,2% del totale;
- attrezzature tecniche: 320 aziende pari al 6,9% del totale;
- home e digital care: 237 aziende pari al 5,1% del totale;
- dentale: 208 aziende pari al 4,5% del totale;
- ottica: 195 aziende pari al 4,2% del totale;
- le restanti 155 aziende rientrano, nell’ordine, nei comparti dei servizi (2,3%), della medicina estetica (0,7%), e delle protesi acustiche (0,4%).
Occupazione e investimenti in R&S dell’industria dei dispositivi medici
Il totale del numero complessivo degli addetti al comparto al 2022, è stato di 117.607 persone, con una contrazione di 1.230 unità rispetto all’anno precedente. Gli addetti attivi nel settore dei medical device in Italia sono il 13,85% del numero totale.
Ancora una volta il 66% del totale occupati in imprese di dispositivi medici risulta essere concentrato in tre regioni: Veneto, Emilia-Romagna e Lombardia. Quest’ultima regione assorbe da sola il 44% del totale dell’occupazione italiana del settore. In leggero aumento la quota di addetti dedicati ad attività di ricerca e sviluppo, che passa dal 7,6% del totale registrato nel 2021 al 7,8% del 2022.
Infine, gli investimenti in ricerca e sviluppo hanno subito una sensibile contrazione in seguito all’esaurirsi dell’emergenza pandemia. Infatti, mentre nel 2021 il loro valore complessivo è stato di 1,4 miliardi di euro, nel 2022 il loro ammontare è sceso a poco meno di 978 milioni di euro. In particolare, più di 88 milioni di euro sono stati dedicati alla ricerca di base, alla prototipazione e all’attività brevettuale, mentre i restanti 98 milioni di euro sono stati investiti nelle indagini cliniche pre-market e post-market.
Dino Biselli
