Case della Comunità: istruzioni per l’uso
AGENAS ha pubblicato un documento intitolato “Linee di indirizzo per l’attuazione del modello organizzativo delle Case della Comunità hub” con il quale viene descritto il ruolo delle Case della Comunità nel modello di assistenza territoriale, come stabilito dal DM 77/2022, e messa in evidenza quali sono le sue funzioni e le sue dotazioni in termini di risorse umane e di dotazioni strumentali.

AGENAS ha pubblicato un documenti intitolato “Linee di indirizzo per l’attuazione del modello organizzativo delle Case della Comunità hub” con il quale viene descritto il ruolo delle Case della Comunità nel modello di assistenza territoriale, come stabilito dal DM 77/2022, e messa in evidenza quali sono le sue funzioni e le sue dotazioni in termini di risorse umane e strumentali.
Una delle componenti previste dalla Missione Sei del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), vale a dire quella dedicata interamente all’ambito sanitario, è il potenziamento dell’assistenza sanitaria territoriale. Per ottenere tale risultato, uno degli investimenti previsti nel Piano è l’istituzione delle Case della Comunità (CdC), strutture sanitarie di prossimità fondamentali per coordinare i servizi a livello territoriale, con un’attenzione particolare ai pazienti cronici.
Negli ultimi mesi il dibattito pubblico relativo alla sanità si è focalizzato su queste strutture che sembrano essere considerate dei veri e propri oggetti enigmatici. Un alone di “mistero” che il documento intitolato “Linee di indirizzo per l’attuazione del modello organizzativo delle Case della Comunità hub”, redatto da un gruppo di lavoro coordinato dall’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (AGENAS), cerca di dipanare.
- Il contesto demografico ed epidemiologico
- Cosa sono le Case della Comunità: il DM 77/2022
- Cosa fanno le Case della Comunità
Il contesto demografico ed epidemiologico
L’evoluzione demografica italiana, caratterizzata da un marcato invecchiamento della popolazione, è causa diretta di una maggiore diffusione delle patologie croniche. Tale tendenza richiede un mutamento profondo dell’organizzazione e delle strutture del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Ciò si rende necessario per far sì che la sanità italiana sia in grado di garantire la reale presa in carico delle cronicità e veda garantita la sua sostenibilità nel lungo periodo.
In particolare, il processo di invecchiamento è evidenziato da una maggiore proporzione di cittadini sopra i 65 anni rispetto a quelli sotto i 15 anni. Partendo da questo contesto, nel documento coordinato da AGENAS è stata quindi illustrata la suddivisione della popolazione in funzione del numero di condizioni croniche presenti. Sono tre gli strati di popolazione che sono stati identificati unitamente alla valutazione della gravità clinica e delle prestazioni che ne conseguono.
Ciò ha contribuito alla definizione della complessità e intensità assistenziale dei percorsi di presa in carico:
- senza patologie croniche (sani o apparentemente sani);
- con una sola patologia cronica (cronicità semplice);
- con due o più cronicità (cronicità complessa ed avanzata).
Dalle analisi svolte emerge che il 39% della popolazione complessiva ha una cronicità semplice che richiede una presa in carico da parte dei team multiprofessionali territoriali. Il 4% della popolazione complessiva è affetto da forme di cronicità complessa e avanzata, che richiedono una presa in carico da parte di team assistenziali dedicati e appositamente formati.
Tradotti in numeri assoluti, queste percentuali misurate sulla numerosità della popolazione italiana prefigurano la presa in carico di circa 23,5 milioni di persone con bisogni assistenziali semplici, e circa 2,5 milioni di persone con bisogni assistenziali complessi. Infine, le restanti 34 milioni circa di persone sane (o apparentemente sane) necessitano di interventi di sanità di iniziativa, soprattutto di prevenzione.

Cosa sono le Case della Comunità: il DM 77/2022
L’attuazione concreta dell’istituzione delle Case della Comunità è stata avviata con l’entrata in vigore del Decreto Ministeriale 77/2022. Infatti, il “Regolamento recante la definizione di modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel Servizio Sanitario Nazionale” definisce gli standard organizzativi, qualitativi e tecnologici della rete territoriale. In esso, viene descritta la Casa della Comunità sia essa hub o spoke.
“La CdC hub è il luogo fisico, di prossimità e di facile individuazione al quale i cittadini possono accedere per bisogni di salute che richiedono assistenza sanitaria e sociosanitaria a valenza sanitaria, nonché i necessari collegamenti con i servizi sociali per gli interventi socioassistenziali. Si tratta di una struttura facilmente riconoscibile, accessibile e raggiungibile dalla popolazione di riferimento.”
Il DM 77/2022 prevede la creazione di una CdC hub ogni 40.000-50.000 abitanti e di una CdC spoke e di studi professionali dei medici di assistenza primaria e PLS in base alle caratteristiche orografiche e demografiche del territorio al fine di favorire la capillarità dei servizi e equità di accesso. In questo schema, le CdC hub saranno il punto di riferimento presso cui effettuare tutte le attività volte a garantire un accesso ed una risposta coordinata ai bisogni sanitari a livello territoriale della comunità, in particolare per i pazienti cronici.
Cosa fanno le Case della Comunità
Tenendo conto che il bacino di utenza massimo delle Case della Comunità hub è di 50.000 abitanti, il target di popolazione a cui si rivolge è pari a circa 19.500 persone affette da patologie croniche semplici e a 28.500 persone sane o apparentemente sane.
La CdC hub crea connessioni con servizi della rete dell’assistenza territoriale e la loro attività deve essere organizzata in modo tale da permettere un’azione d’équipe tra medici di assistenza primaria, Pediatri di Libera Scelta, Specialisti Ambulatoriali Interni, Infermieri di Famiglia o Comunità, Assistenti Sociali e altri professionisti della salute. Nella CdC hub quindi è garantita la presenza medica e infermieristica h 24, 7 giorni su 7, anche attraverso il servizio di continuità assistenziale.
Per facilitare il primo accesso dei cittadini nella CdC hub, in particolare per le persone con oltre 75 anni, e favorire l’avvio della valutazione dei bisogni sanitari, è previsto un primo contatto informativo di orientamento rispetto ai servizi presenti nella struttura. Secondo gli standard del DM 77/2022, per far sì che la CdC hub possa erogare i propri servizi essa dovrà dotarsi di determinate figure professionali. Nello specifico, presso la Cdc hub dovranno essere presenti (h24): medici di assistenza primaria; dai 7 ai 11 infermieri; un assistente sociale del SSN; dalle 5 alle 8 unità di personale di supporto; e un numero congruo di ore di specialisti ambulatoriali interni e dipendenti in base ai bisogni di salute del territorio.
Infine, le Case della Comunità hub dovranno dotarsi delle strumentazioni medicali e dei dispositivi medici necessarie per erogare i propri servizi, personalizzate per i bisogni della popolazione di riferimento. Tali strumentazioni dovranno essere compatibili e integrarsi con la Piattaforma Nazionale di Telemedicina e con le Infrastrutture Regionali di Telemedicina nonché con il FSE.
L’adozione di tecnologie e dispositivi associata alla telemedicina, inoltre, permetterà di monitorare il paziente con soluzioni multidisciplinari, eseguire il follow up frequente della condizione di cronicità, individuare precocemente eventi avversi, effettuare diagnosi avanzate presso il domicilio del paziente, e raggiungere una maggiore capillarità per l’esecuzione di esami diagnostici di primo e secondo livello.
Dino Biselli
