TEHA: idee per la crescita del Life Science
Il Technology Forum Life Sciences di The European House – Ambrosetti è arrivato al suo decimo anno e dai risultati del TEHA Life Sciences Innosystem Index, l’indice che misura la competitività degli ecosistemi di ricerca e innovazione nelle Life Sciences dei Paesi UE, appare chiaro che l’Italia non è capace di sfruttare i suoi punti di forza nella ricerca e nell’innovazione dell’ambito Life Science. Per offrire un contributo al superamento di queste criticità, TEHA ha elaborato tre proposte.

Il Technology Forum Life Sciences di The European House – Ambrosetti è arrivato al suo decimo anno e dai risultati del TEHA Life Sciences Innosystem Index, l’indice che misura la competitività degli ecosistemi di ricerca e innovazione nelle Life Sciences dei Paesi UE, appare chiaro che l’Italia non è capace di sfruttare i suoi punti di forza nella ricerca e nell’innovazione dell’ambito Life Science. Per offrire un contributo al superamento di queste criticità, TEHA ha elaborato tre proposte.
Nel mese di settembre del 2024 ha avuto luogo un’importante ricorrenza per The European House – Ambrosetti e per l’intero ecosistema dell’innovazione delle Scienze della Vita. Infatti, è stato celebrato il decimo anniversario del Technology Forum Life Sciences. In occasione dei suoi dieci anni la piattaforma multistakeholder di TEHA ha promosso un dibattito di alto livello con tutti i principali protagonisti del settore.
- Il TEHA Life Sciences Innosystem Index
- Le proposte di TEHA – The European House – Ambrosetti
- Come colmare la carenza di talenti nel Life Science italiano
- Le azioni per rendere attrattiva la ricerca
- Favorire il Trasferimento Tecnologico
Il TEHA Life Sciences Innosystem Index
Come ogni anno, il Forum è stato il momento di condivisione dei risultati riportati nella nuova edizione del Libro Bianco sulle Scienze della Vita in Italia. Fra tutti i dati in esso contenuti, una particolare importanza è attribuita al TEHA Life Sciences Innosystem Index. Si tratta di un indice composito che misura la competitività degli ecosistemi di ricerca e innovazione nelle Life Sciences dei Paesi UE.
L’indice è composto prendendo in considerazione quattro dimensioni e tredici KPI (Key Performance Indicator). I dati sono stati analizzati nell’arco di otto anni, per un totale di 2.392 osservazioni. Nella graduatoria che è stata stilata in base ad essi l’Italia risulta essere posizionata al nono posto su ventitre paesi. Si tratta della stessa posizione che il nostro paese ha occupato in classifica dal 2021.
Ciò significa che, pur posizionandosi nella fascia dei paesi con performance medio-alte, l’Italia è ancora distante dalle prime posizioni. Infatti, al primo posto di questa particolare classifica si posiziona la Danimarca, seguita da Germania e Belgio.
Le proposte di TEHA – The European House – Ambrosetti
Detto ciò, l’Italia risulta essere il settimo paese in termini di crescita del punteggio dell’indice con un +4,1%. La contraddizione fra questi posizionamenti si spiega con un costante progresso nell’innovazione da parte dell’ecosistema della ricerca del Life Science italiano, ma anche con l’insufficienza degli sforzi compiuti finora.
Proprio per cercare di colmare questo gap, The European House – Ambrosetti nel Libro Bianco presenta tre proposte concrete di azione. La prima di queste proposte è l’accelerazione della crescita dei talenti nelle Scienze della Vita e nelle materie STEM. La seconda proposta intende rendere la ricerca maggiormente attrattiva. Infine, la terza propone la valorizzazione del Trasferimento Tecnologico.
Come colmare la carenza di talenti nel Life Science italiano
Con il 15,9%, l’Italia occupa il quattordicesimo posto nell’Unione Europea per la percentuale di laureati in Scienze della Vita sul totale. Una quota molto distante dal 28,2% del Belgio, dal 23,9% della Danimarca e dal 22,7% della Finlandia. Inoltre, la medesima situazione si registra per i laureati in materie STEM, complementari a quelle delle Scienze della Vita. Anche in questo caso, infatti, l’Italia si trova al quattordicesimo posto in UE, con il 23,4% dei laureati in discipline STEM, lontana dai Paesi al vertice (Germania, Austria e Francia).
Per incrementare il numero di talenti negli ambiti Life Science e STEM, TEHA propone di attivare programmi di orientamento mirati e di introdurre incentivi economici. In più, prospetta l’opportunità di organizzare eventi dedicati alla promozione delle opportunità di carriera in questi ambiti. Il tutto migliorando l’insegnamento delle materie scientifiche fin dalla scuola primaria.
Le azioni per rendere attrattiva la ricerca
L’Italia conferma di avere una ricerca scientifica di altissimo livello, ma di non saperla valorizzare. I ricercatori italiani sono fra i più apprezzati a livello globale. Tuttavia, essi non trovano un ecosistema di ricerca in grado di offrire loro delle opportunità professionali e di carriera in grado di premiare il loro talento. Questo è un gap storico dell’Italia che riguarda anche le Scienze della Vita.
Infatti, dal 2007 ad oggi il nostro paese ha attratto solo 216 progetti di ricerca finanziati dall’UE attraverso i suoi grant dedicati. Si tratta di un numero inferiore a quelli di tutti i Paesi benchmark europei e ci posiziona al sesto posto in UE. Questa è la medesima posizione nella graduatoria per il budget ottenuto, che è stato pari a 329 milioni di euro. Infine l’Italia presenta un success rate inferiore a quello di altri Paesi benchmark, con appena il 6% delle application italiane ai fondi europei. Queste percentuali per Germania e Francia sono, rispettivamente, il 16% e il 15%.
Allo scopo di migliorare la situazione in questo ambito, TEHA propone di dedicare percorsi di formazione a studenti, ricercatori e scienziati su come scrivere application che seguano gli standard internazionali d’eccellenza. Non solo: si prospetta anche la necessità di organizzare eventi ed incontri dedicati all’importanza che ha la partecipazione a bandi internazionali. Infine, si sottolinea la rilevanza della costruzione di una comunicazione più efficace, capace di valorizzare gli aspetti positivi dell’ecosistema della ricerca in Italia. Il tutto per attrarre talenti e risorse internazionali.
Favorire il Trasferimento Tecnologico
Anche per quel che riguarda il trasferimento tecnologico, L’Italia si colloca al secondo posto in Europa per numero di pubblicazioni nel settore Life Science, che sono un numero pari al 58% del totale nazionale, e al terso posto per H-index. Tuttavia, il numero di 329 brevetti, rilasciati dall’EPO nel campo delle Scienze della Vita a soggetti attivi in Italia, è di molto inferiore rispetto ai 1.210 della Germania, prima in classifica. Le cause principali di tale differenza sono la carenza di competenze nel Trasferimento Tecnologico e le difficoltà nel reperire capitali per finanziare progetti ad alto rischio.
Per tentare di valorizzare il le opportunità offerte dal Trasferimento Tecnologico TEAH propone di potenziare i percorsi di formazione specializzata, integrando nei corsi di laurea programmi specifici su tutte le aree relative ad esso. Inoltre, sostiene la necessità di attenuare il fattore rischio dei progetti nelle fasi embrionali attraverso fondi statali dedicati. Infine, indica nel rafforzamento dei network esistenti e nell’incentivazione di una maggiore collaborazione tra pubblico e privato la via da intraprendere per accelerare innovazione e Trasferimento Tecnologico.
