Sanità Territoriale: punto di Doxa Pharma

La presentazione “La Sanità del Territorio: il punto della situazione” esposta da Barbara Lazzari, Business and Research Director di Doxa Pharma, durante l’Assirm Pharma Talk 2024 mostra lo stato di avanzamento della riforma della sanità territoriale prevista dal PNRR. Una studio che mette in luce i ritardi nella realizzazione di case e ospedali della comunità, ma non solo. I timori dei payor e le opportunità per le aziende farmaceutiche.

Immagine generata da IA

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La presentazione “La Sanità del Territorio: il punto della situazione” esposta da Barbara Lazzari, Business and Research Director di Doxa Pharma, durante l’Assirm Pharma Talk 2024 mostra lo stato di avanzamento della riforma della sanità territoriale prevista dal PNRR. Una studio che mette in luce i ritardi nella realizzazione di case e ospedali della comunità, ma non solo. I timori dei payor e le opportunità per le aziende farmaceutiche.

Durante la pandemia di Covid-19, la sanità territoriale Italia ha dimostrato tutti i suoi limiti. In considerazione dei limiti che ha manifestato, essa è oggetto di una ripensamento radicale. Una riforma che è stata inserita nei progetti finanziati dai fondi del PNRR. Si tratta di un progetto complessivo di modifica complicato e costoso. Il suo scopo è fare sì che i pazienti non si rivolgano a centri ospedalieri e pronto soccorso per patologie che possono essere seguite in ambito territoriale.

Un piano che richiede un monitoraggio continuo e che viene messo in atto principalmente da AGENAS. Proprio a questi dati ha fatto riferimento Barbara Lazzari, Business and Research Director di Doxa Pharma nella sua presentazione intitolata “La Sanità del Territorio: il punto della situazione”. Una ricerca dedicata alla sanità territoriale, condivisa durante l’Assirm Talk Pharma 2024 del 23 ottobre, che ha coinvolto payor di tutto il territorio nazionale.

 

L’evoluzione della sanità territoriale prevista dal PNRR

Nella sua presentazione Lazzari ha indicato quali sono le principali aree nelle quali sono attesi i maggiori interventi in sanità territoriale nel 2024. Il primo è quello dell’analisi e la pianificazione delle azioni relative alle case e agli ospedali di comunità. Gli altri due punti sono la riqualificazione degli ospedali e il potenziamento dell’assistenza territoriale.

Relativamente al primo punto, nel 2023 il PNRR ha subito una rimodulazione che ha diminuito sensibilmente il numero di strutture previste. In particolare, ad oggi il numero minimo di case della comunità da realizzare sull’intero territorio nazionale è 1038, 312 in meno rispetto a quanto previsto originariamente. Parimenti, gli ospedali di comunità previsti sono 307 (93 strutture in meno) e 480 centrali operative territoriali (120 in meno).

 

Lo stato di avanzamento dei progetti

A fine giugno 2024 l’unico dato di completamento confortante è quello relativo alle centrali operative territoriali. Infatti a questa data le COT attivate erano 362, il 75% del totale previsto. Di contro le percentuali di attivazione delle case e degli ospedali di comunità appaiono essere alquanto preoccupanti. Per le prime ne risultavano attive 268, pari al 26% del totale, mentre per i secondi, le strutture attive erano 56, il 18% del totale.

Tuttavia, queste percentuali di completamento celano differenze alquanto marcate a livello macroregionale. In genere, il Nord Italia il livello di completamento delle infrastrutture è più elevato rispetto alla media nazionale. Di contro, il Sud del paese presenta carenze anche marcate, mentre il centro si attesta in una posizione mediana.

Detto ciò, i Key Opinion Leader coinvolti nell’indagine segnalano che i passi avanti effettuati finora riguardano la costruzione delle infrastrutture. Di contro, nella loro opinione permangono le carenze di personale sanitario specializzato.

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Il grado di soddisfazione dei payor sul personale della nuova sanità territoriale

In generale i payor delle diverse aree del paese dichiarano di essere sufficientemente soddisfatti della presenza di personale infermieristico nelle nuove strutture. Al contrario, per quanto riguarda gli MMG e gli specialisti le opinioni divergono nettamente. I payor del Nord-Ovest e del Sud sono molto insoddisfatti, mentre quelli del Nord Est esprimono opinioni positive.

Il timore espresso da payor è che queste nuove strutture previste dal PNRR rischiano di essere delle scatole vuote. Inoltre, le percentuali di completamento confermano la persistenza di differenze storiche nella velocità di implementazione di strutture innovative in sanità.

 

Il possibile contributo delle aziende farmaceutiche

In tale contesto, Lazzari suggerisce che le aziende farmaceutiche possono giocare un ruolo consulenziale per le istituzioni. Esse quindi possono supportare i decisori nel problem-solving e nella definizione delle riforme. In particolare, le aziende possono operare sui percorsi formativi per il personale di questi nuovi strutture. Inoltre, esse possono attivare gli stakeholder territoriali già presenti per supporto e per eventuale compensazione.

Le attività che possono concretizzare tale opportunità sono la raccolta di informazioni, la mappatura delle criticità locali e la condivisione delle esperienze fin qui acquisite. Non ultimo, si sottolinea l’importanza del supporto al networking fra stakeholder in aree oggi molto frazionate.

 

Le azioni da mettere in atto

Occorre quindi definire nuovi modelli di collaborazione, meno concentrati sul farmaco e più sui risultati di salute. Le aziende si dichiarano pronte ad interpretare questo nuovo ruolo. In particolare, aumentando il loro impegno nel supporto alla formazione e nell’investimento in medicina personalizzata.

Inoltre, l’implementazione della sanità digitale richiederà il superamento di resistenze che sono tuttora presenti. Un fattore determinante per far sì che i professionisti sanitari possano sfruttare al meglio le opportunità offerte da questi nuovi strumenti. Una criticità che renderà necessario un importante sforzo di comunicazione per coinvolgere tutti gli stakeholder parte di questo processo.

 

Da medicina di precisione a medicina di relazione

In pratica occorrerà passare dalla “medicina di precisione” alla “medicina di relazione”. Questo significa transitare da un paradigma che vede il farmaco al centro dell’attenzione verso un altro incentrato sulla salute. Occorrerà quindi creare delle relazioni personalizzate con i diversi stakeholder con cui ci si interfaccerà e che interagiscono lungo tutto il patient journey. La finalità da raggiungere sarà quella di migliorare la quality of life del paziente.

 

Dino Biselli

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