Farmaci equivalenti in Italia: dati Nomisma
Il 17 ottobre 2024 ha avuto luogo a Roma la conferenza dell’Osservatorio sul “Sistema dei farmaci equivalenti in Italia”, organizzato da Egualia. Durante l’evento Lucio Poma, chief economist di Nomisma, ha presentato i dati studio “Il sistema di farmaci equivalenti in Italia 2024”. Da essi appare evidente il contributo dell’industria dei farmaci equivalenti alla sostenibilità del SSN e le criticità che che devono affrontare le aziende.
Immagine di Egualia

Il 17 ottobre 2024 ha avuto luogo a Roma la conferenza dell’Osservatorio sul “Sistema dei farmaci equivalenti in Italia”, organizzato da Egualia. Durante l’evento Lucio Poma, chief economist di Nomisma, ha presentato i dati studio “Il sistema di farmaci equivalenti in Italia 2024”. Da essi appare evidente il contributo dell’industria dei farmaci equivalenti alla sostenibilità del SSN e le criticità che che devono affrontare le aziende.
Il comparto dei farmaci equivalenti italiano è ancora in salute ma occorre affrontare al più presto le criticità che lo caratterizzano. È questo il messaggio che è emerso dall’edizione 2024 dell’Osservatorio Nomisma sul “Sistema dei farmaci equivalenti in Italia”. Payback; adeguamento dei prezzi ai costi di produzione; criteri delle gare ospedaliere; adeguamento dei prezzi ex factory dei farmaci; incentivazione delle imprese innovative: sono queste le aree di intervento su cui occorre agire per salvaguardare la competitività del settore.
Considerazioni che trovano conferma dai dati illustrati da Lucio Poma, chief economist di Nomisma. Infatti, lo scorso 17 ottobre, in qualità di coordinatore scientifico dell‘Osservatorio sull’industria dei farmaci equivalenti nel nostro paese, Poma ha esposto tali considerazioni nella sua presentazione ini occasione dell’evento organizzato a Roma da Egualia.
- Il sistema di farmaci equivalenti in Italia
- Le aziende di farmaci equivalenti in Italia
- Le criticità individuate da Nomisma
Il sistema di farmaci equivalenti in Italia
La presentazione di Poma riassume dati ed informazioni contenuti nello studio “Il sistema di farmaci equivalenti in Italia 2024”. In particolare, nell’introduzione sono stati riportati i dati relativi specificatamente all’industria dei farmaci equivalenti. Riguardo l’occupazione, ad esempio, al 2022 le aziende di generici hanno registrato un trend positivo. Ciò a fronte di un andamento piatto riportato dalle industrie di farmaci non generici.
Inoltre, anche riguardo al rapporto fra utile netto e ricavi, le imprese di farmaci generici registrano un trend lievemente positivo. Ciò ha permesso loro di ridurre il gap con le altre imprese farmaceutiche, nonostante la differenza fra i due dati rimane ancora sensibile.
Confermato ancora una volta il maggior consumo di farmaci equivalenti nelle regioni del Nord rispetto a quelle del Sud. In base al dato ospedaliero, la regione che registra la maggiore incidenza degli equivalenti rispetto al totale dispensato dal SSN e la Provincia Autonoma di Bolzano con il 44%. La percentuale più bassa a riguardo, invece, è quella della Calabria, pari al 21,7%.
Le aziende di farmaci equivalenti in Italia
Nel corso degli anni i ricavi medi delle aziende produttrici di farmaci generici hanno conosciuto una crescita continua. Infatti, essi hanno registrato un incremento dai 49 milioni di euro del 2018 a 63 milioni di euro nel 2022. Si tratta quindi di una crescita del 29%.
Inoltre, Il margine operativo lordo (EBITDA) delle aziende produttrici di farmaci equivalenti nel 2022 si attesta al 11,4% del totale dei ricavi. Un livello leggermente inferiore rispetto all’13,2% delle aziende di farmaci non equivalenti.
Le criticità individuate da Nomisma
Nel suo intervento, Poma ha poi sottolineato quelle che sono le maggiori criticità che in questi ultimi anni stanno caratterizzando le aziende del settore.
Aumento dei costi
L’aumento dei costi in seguito alla crescita del tasso di inflazione ha reso strutturali gli incrementi che si sono registrati durante e dopo il periodo pandemico. Per le aziende produttrici di farmaci generici ciò ha avuto come conseguenza una pressione sulla redditività. Questo perché per esse non è possibile trasferire gli aumenti dei costi sui prezzi finali. Nello specifico, l’analisi dei bilanci economici delle aziende del 2023 segnala un aumento medio del 19% del costo delle materie prime rispetto al 2022.
Gli aumenti hanno riguardato anche i prezzi dei materiali di confezionamento e degli oneri regolatori. In particolare, le spese sostenute per la registrazione e l’autorizzazione alla vendita tra il 2016 e il 2023 sono aumentate del 26%.
Il payback e la diminuzione della concorrenza
Per le aziende che operano in ambito ospedaliero, i tributi di ripiano nei prossimi anni impatteranno tra il 15% e il 18% del fatturato. Inoltre, secondo i dati di Unioncamere negli ultimi tre anni il numero di produttori farmaceutici in Italia è diminuito del 10%. In numeri assoluti, ciò significa che circa una settantina di aziende sono state coinvolte in processi di chiusura o fusione.
Carenze di farmaci e effetto sulla spesa SSN
Il tema della carenza dei farmaci è oggi uno dei problemi più pressanti a livello globale e l’Italia è uno dei paesi a esserne maggiormente colpiti. Non a caso AIFA ha evidenziato che nel periodo 2018-2024 il numero di farmaci a rischio carenza è passato da poco più di 1.600 a oltre 3.700. Il 44% delle carenze registrate nel 2024 è dovuta alla cessazione definitiva della commercializzazione. Poco più del 25% delle carenze, invece, è legato a problemi di produzione.
In questo contesto l’industria dei farmaci equivalenti emerge come indispensabile per garantire la sostenibilità del sistema sanitario nazionale. Infatti, per quasi otto farmaci a rischio su dieci esiste un corrispettivo equivalente. Anche a livello di costi per il SSN, la disponibilità di farmaci generici ha permesso di contenere la spesa farmaceutica. Nello specifico, per i soli farmaci di classe A si stima che i farmaci equivalenti abbiano permesso di risparmiare 460 milioni di euro nel solo 2023.
Dino Biselli

