Meridiano Sanità: carenze di risorse umane

Uno dei numerosi argomenti affrontati dal XIX Rapporto Meridiano Sanità, realizzato da The European House Ambrosetti, riguarda l’importanza che il personale sanitario ricopre nell’ambito della sanità italiana e le criticità relative ad esso. Un argomento perfettamente coerente con la presentazione del Rapporto, basata sul tema “Health for all Policies: verso una nuova visione strategica del sistema sanitario per la crescita del Paese”.

 

Meridiano Sanità: carenze di risorse umane
Immagine da The European House Ambrosetti

Uno dei numerosi argomenti affrontati dal XIX Rapporto Meridiano Sanità, realizzato da The European House Ambrosetti, riguarda l’importanza che il personale sanitario ricopre nell’ambito della sanità italiana e le criticità relative ad esso. Un argomento perfettamente coerente con la presentazione del Rapporto, basata sul tema “Health for all Policies: verso una nuova visione strategica del sistema sanitario per la crescita del Paese”.

Come ogni anno il mese di novembre si tiene il Forum Meridiano Sanità organizzato da The European House Ambrosetti. Giunto alla sua XIX edizione, l’evento è l’occasione durante la quale viene presentato il relativo Rapporto. Un documento che analizza in profondità lo stato dell’ecosistema della sanità italiana.

Non deve quindi sorprendere che il tema al quale è stata dedicata la presentazione del Rapporto sia stato intitolato “Health for all Policies: verso una nuova visione strategica del sistema sanitario per la crescita del Paese”. Un quadro di insieme molto ampio nel quale anche il capitale umano impiegato in sanità gioca un ruolo cruciale.

 

Meridiano Sanità e l’importanza del personale sanitario

Il Rapporto descrive il personale sanitario come il motore principale del SSN, grazie alle sue competenze e capacità umane. Caratteristiche che sono indispensabili per garantire la qualità e la continuità dei servizi ai cittadini. La carenza di queste figure professionali sperimentata negli ultimi anni, quindi, è uno dei fattori che ha determinato le difficoltà affrontate dalla sanità italiana.

 

La situazione dei medici specialisti

Per quanto riguarda la disponibilità di medici specialisti in generale, il sistema pare essere sostanzialmente in equilibrio. Infatti, in base ai dati del 2022, in Italia risultano attivi 4,2 medici specialisti ogni 1.000 abitanti. Si tratta di un dato in leggera crescita rispetto ai 3,9 per 1.000 abitanti del 2013. Una numerosità in linea con la media europea, sì inferiore a Spagna e Germania ma superiore a Francia e Regno Unito. Tuttavia, si registrano delle criticità fra regione e regione e in alcune aree di specializzazione.

Infatti, il numero di specialisti varia dal Lazio, con 5 medici per 1.000 abitanti, alla Provincia Autonoma di Trento, con 3,4 specialisti per 1.000 abitanti. Altro fattore da tenere in considerazione è quello delle carenze per singola specializzazione. Ad esempio, la medicina d’urgenza e la medicina di cure primarie e di comunità soffrono di una cronica carenza di personale. Inoltre, i nuovi ingressi previsti nei prossimi anni non sembrano in grado di sanare questa situazione.

 

L’analisi di Meridiano Sanità sulle carenze per alcune specializzazioni

Ciò perché tali specializzazioni non sembrano essere ambite dai nuovi medici. Si rende quindi necessario un intervento mirato in grado di aumentare l’attrattività delle specializzazioni più critiche.

Analizzando i dati relativi all’assegnazione delle borse di specializzazione medica per il 2024 emerge che sono stati assegnati 11.392 contratti di specializzazione su un totale di 15.256 disponibili. Si tratta di una percentuale pari al 74,7% del totale.

In particolare, nel 2024 sono state 13 le specializzazioni ad aver assegnato meno della metà delle borse disponibili. Ad esempio, per le specializzazioni in microbiologia e virologia sono state assegnate appena l’11% delle borse. Ancora, le assegnazioni relative alla medicina d’urgenza non hanno superato il 30% del totale disponibile.

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La criticità relativa al numero di infermieri

Una carenza ancora più marcata è quella degli infermieri. In Italia nel 2022 il loro numero era pari a 6,5 per 1.000 abitanti. Un dato in leggera crescita rispetto ai 5,1 per 1.000 abitanti registrati nel 2013. Tuttavia, si tratta di una numerosità di gran lunga inferiore rispetto a quella di altri grandi paesi europei. Infatti, la Corte dei Conti stima che vi sia una carenza di circa 65.000 infermieri a livello nazionale.

Da un’indagine svolta fra gli stessi infermieri emerge che la carenza di personale infermieristico è una delle principali cause di insoddisfazione lavorativa. Infatti, il 50% degli infermieri ritiene che la mancanza di personale causi un abbassamento della qualità delle cure. Inoltre, il 40,2% degli infermieri manifesta un alto livello di burnout e il 38,3% si dichiara insoddisfatto del proprio lavoro.

 

MMG e Pediatri di Libera Scelta

Il problema della numerosità del personale riguarda anche i Medici di Medicina Generale (MMG) e i Pediatri di Libera Scelta (PLS). Queste sono figure particolarmente cruciali, in quanto rappresentano il primo punto di contatto dei cittadini con il SSN. Inoltre, giocano un ruolo fondamentale nel contesto di un sistema sanitario orientato a rafforzare la sanità territoriale.

Negli ultimi anni gli MMG hanno dovuto far fronte a una crescente pressione derivante dall’aumento del numero di assistiti a loro carico. Inoltre, tra il 2010 e il 2021 il numero di MMG è passato da 7,6 a 6,8 per 10.000 abitanti. Di conseguenza, tra il 2013 e il 2022, la percentuale di medici che hanno in carico più di 1.500 pazienti è passata dal 28,3% al 47,7%.

L’ aumento del carico di lavoro ha riguardato in particolare la Lombardia, dove il 71% dei medici ha più di 1.500 pazienti. Una quota che scende al 22,4% quando si prende in considerazione la Sicilia. Detto ciò, la situazione è destinata ad aggravarsi a causa dei prossimi pensionamenti, non coperti a sufficienza dai nuovi ingressi. Una tendenza che caratterizzerà anche i Pediatri di Libera scelta, sebbene la crescita dei pazienti in carico al singolo professionista dovrebbe attenuarsi in ragione dell’attuale dinamica demografica.

 

Il Problema dell’invecchiamento della classe medica

È proprio l’invecchiamento della popolazione e il relativo invecchiamento del personale sanitario a far sì che l’Italia oggi abbia circa un medico specialista su 4 con un’età superiore a 65 anni. Nel Rapporto si evidenzia che nessuno tra i principali Paesi europei presenta una struttura demografica all’interno dei loro sistemi sanitari così sfavorevole.

 

Dino Biselli

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