Rapporto OASI 2024: quattro prospettive
Lo scorso 3 dicembre 2024 presso l’Università Bocconi di Milano è stata presentata la nuova edizione del Rapporto OASI, realizzata dal CERGAS della SDA Bocconi in collaborazione con Viatris e GSK Italia. Il capitolo “Diagnosi principale del SSN: quattro criticità e quattro prospettive “impopolari” per il cambiamento” redatto da Francesco Longo e Alberto Ricci evidenzia le quattro principali criticità della sanità italiana. Ma, allo stesso tempo, presenta quattro prospettive (anche impopolari) per il suo futuro.

Lo scorso 3 dicembre 2024 presso l’Università Bocconi di Milano è stata presentata la nuova edizione del Rapporto OASI, realizzata dal CERGAS della SDA Bocconi in collaborazione con Viatris e GSK Italia. Il capitolo “Diagnosi principale del SSN: quattro criticità e quattro prospettive “impopolari” per il cambiamento” redatto da Francesco Longo e Alberto Ricci evidenzia le quattro principali criticità della sanità italiana. Ma, allo stesso tempo, presenta quattro prospettive (anche impopolari) per il suo futuro.
Il sistema sanitario italiano nel suo complesso non gode di buona salute. Una diagnosi che in questi ultimi tempi si sente ripetere spesso in relazione allo stato della sanità italiana. Una constatazione che è stata al centro della rituale presentazione del Rapporto OASI 2024 edito dal CERGAS di SDA Bocconi. Un evento che si è tenuto a Milano lo scorso 3 dicembre 2024 presso la sede dell’Università Bocconi.
I principali problemi che caratterizzano la sanità italiana sono stati rilevati nel capitolo “Diagnosi principale del SSN: quattro criticità e quattro prospettive “impopolari” per il cambiamento” del Rapporto. In esso i due autori, Francesco Longo e Alberto Ricci, hanno individuato quattro criticità.
Le criticità individuate nel Rapporto OASI
- Il sistema italiano si basa principalmente su un servizio sanitario universalistico finanziato con risorse pari al 6,3% del PIL. Un finanziamento che deve essere in grado di rendere disponibili servizi alla seconda popolazione più anziana al mondo. Un compito non semplice e che sta richiedendo di fare delle scelte su quali bisogni di salute occorre dare priorità.
- La scelta sulle priorità, per molti ambiti di servizio, deve avvenire attraverso nel quadro di adeguate condizioni regolatorie e operative. Al contrario, ad oggi l’assenza di priorità di intervento sta determinando accessi casuali che sono il frutto di criteri impliciti e inconsapevoli.
- I consumi per abitante, soprattutto in ambito ambulatoriale, risultano disomogenei e casuali in relazione al bisogno epidemiologico.
- Infine, si è determinata una crescente distanza tra prescrizioni e capacità erogativa reale. Si tratta di un gap, generato da mancata programmazione e organizzazione, che provoca disorientamento. Un senso di incertezza che viene trasmesso non solo ai cittadini e pazienti, ma anche ai professionisti.
Le prospettive presentate nel rapporto OASI
Per offrire una risposta alle problematiche sopra esposte, gli autori di questo capitolo del Rapporto propongono di adottare quattro prospettive di policy e management. Si tratta di proposte distinte fra loro, ma che allo stesso tempo possono essere opportunamente articolate.
Il governo delle aspettative
La prima proposta prevede che il SSN dovrebbe individuare e rendere palesi quali siano le priorità da perseguire. Una scelta che si rende necessaria per il sempre più limitato finanziamento a fronte dell’aumentato numero di assistiti, soprattutto di pazienti affetti da patologie croniche. Partendo da quest’ottica, il servizio pubblico dovrebbe quindi rendere esplicito cosa è in grado di coprire e cosa no. Nel fare ciò deve far sì di allineare il più possibile le aspettative dei cittadini alla realtà dei fatti. In tal modo, si dovrebbe progressivamente determinare una nuova convergenza tra le prestazioni prescritte e quelle erogabili dal SSN.
Rendere efficiente il SSN
Nonostante negli ultimi 30 anni il SSN sia stato in grado di produrre prestazioni a fronte di minori risorse, permangono ancora delle “sacche” di inefficienza da aggredire. Infatti, l’accentramento degli acquisti, la riduzione dei posti letto ospedalieri pubblici, l’aumento del ricorso ai farmaci generici, il contenimento del personale, l’azzeramento degli investimenti hanno garantito la sostenibilità del sistema.
Tuttavia, perseguire ulteriormente questo percorso richiede l’adozione di scelte politicamente costose ed impopolari. In particolare, sarebbe possibile rimodulare l’organizzazione ospedaliera, realizzando pochi grandi ospedali in risposta alla diminuzione del numero di ospedali di dimensioni medio-piccole. Alcuni di questi ultimi, poi, potrebbero essere convertiti in ambito territoriale.
Aumentare le risorse disponibili
Nel Rapporto OASI si sostiene la necessità di aumentare le risorse economiche disponibili per il SSN. Si riconosce però che tale prospettiva è difficilmente percorribile, in quanto per raggiungere il livello percentuale di spesa sanitaria sul PIL al pari di quello dell’UK, occorrerebbero in assoluto all’incirca 40 miliardi di Euro. Un ammontare di spesa di non facile reperibilità nelle pieghe del bilancio pubblico. Inoltre, non è possibile far gravare tale cifra sulla tassazione, in quanto già molto elevata nel nostro paese.
Una possibilità prospettata nel Rapporto è la possibile articolazione di un sistema di ridotte, ma più capillari, compartecipazioni. Si tratterebbe di un modo per riequilibrare i contributi forniti e i benefici ottenuti tra cittadini-pazienti e SSN. Tuttavia, al momento questa proposta è una scatola vuota che deve essere riempita di contenuti e processi operativi da mettere in atto.
Creare una nuova mappa dei servizi
La quarta proposta, infine, prefigura una trasformazione radicale della geografia dei servizi del SSN. Una strada per ottenere ciò è, ad esempio, un sistema ospedaliero molto ridotto e accentrato, a cui corrispondono delle equipe mediche itineranti tra i vari stabilimenti ospedalieri, e una ampia diffusione di servizi specialistici da remoto per pazienti che rimangono a casa o vanno in casa della comunità.
Occorre, inoltre, la diffusione strutturata di un ecosistema digitale per l’autocura dei pazienti cronici. Altra prospettiva è la modulazione servizi per la Long Term Care, prevedendo una loro chiara suddivisione. Cambi di contesto che richiedono una trasformazione delle competenze professionali. Per fare ciò appare indispensabile abbattere molti silos professionali, organizzando le interdipendenze orizzontali generate dalla cronicità.
I nuovi KPI individuati nel Rapporto OASI
Infine, occorre rivedere anche i meccanismi di programmazione e controllo, non solo tra regioni e aziende, ma anche all’interno delle singole aziende. Dotazione di risorse, costi, volumi erogativi, produzione valorizzata e produttività: sono tutte dimensioni che hanno una loro validità per individuare e condurre interventi di efficientamento difficili e impopolari.
Tuttavia, tali metriche sono parziali. È quindi fondamentale introdurre indicatori che misurino l’appropriatezza dei livelli prescrittivi, l’equità nell’allocazione delle risorse e nei consumi di prestazioni per abitante, i livelli di reclutamento della popolazione cronica, l’aderenza alle terapie, la qualità anche percepita della presa in carico e l’eccellenza degli esiti clinici di salute.
Dino Biselli

