Biotech italiano e competenze: studio di EY

Lo studio predittivo sui trend occupazionali delle professioni del comparto biotech italiano, condotto da EY in collaborazione con Federchimica-Assobiotec mette in luce l’evoluzione futura degli impieghi e delle competenze ricercate dalle aziende biotecnologiche nel prossimo futuro, anche per quelle che rientrano nel settore biomedico e sanitario.

Immagine da EY

Biotech italiano e competenze: studio di EY
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Lo studio predittivo sui trend occupazionali delle professioni del comparto biotech italiano, condotto da EY in collaborazione con Federchimica-Assobiotec mette in luce l’evoluzione futura degli impieghi e delle competenze ricercate dalle aziende biotecnologiche nel prossimo futuro, anche per quelle che rientrano nel settore biomedico e sanitario.

Quello delle biotecnologie è un comparto strategico che sta acquisendo sempre più importanza a livello globale. Una rilevanza che riguarda anche l’Italia e che avrà risvolti non solo economici ma anche occupazionali. Proprio quest’ultimo punto è stato oggetto di analisi di EY che, in collaborazione con Federchimica-Assobiotec, ha realizzato lo studio ”Il futuro di professioni e competenze nel biotech”.

Un’analisi che si fonda su un modello predittivo della domanda di profili e competenze nel settore biotech in Italia. Attraverso di esso si delinea un quadro dell’evoluzione della domanda di competenze professionali nel settore delle biotecnologie. Lo studio, quindi, si prefigge di individuare quali fra le 122 professioni mappate per il settore sia tendenzialmente in aumento o in diminuzione. Inoltre, si propone di identificare le competenze più significative associate alle professioni in crescita.

 

L’importanza occupazionale del biotech in Europa e in Italia

Con il 12% della market share a livello globale rilevata nel 2021, l’Unione Europea rappresenta il secondo mercato biotech al mondo, dietro agli USA. Inoltre, nel 2018 il settore biotecnologico ha generato direttamente l’1,5% del valore aggiunto dell’Unione. Ha così contribuito, direttamente e indirettamente, al PIL europeo con 75,16 miliardi di euro. In più, il settore occupa direttamente oltre 238.170 addetti europei, arrivando a 752.000 posti di lavoro prendendo in considerazione l’indotto.

Analizzando la situazione in Italia, l’intero settore sperimenterà una carenza di manodopera qualificata. A gennaio 2025, il 49% dei datori di lavoro italiani ha dichiarato di avere difficoltà di reperimento. Inoltre, la quota di assunzioni definite difficili da realizzare raddoppierà tra il 2022 e il 2030. In più, per oltre il 70% delle professioni la cui domanda di lavoro è prevista in crescita, si stima che vi sarà un contestuale aumento della difficoltà di reperimento.

Confrontando i dati di questa rilevazione con quella precedente del 2022, emerge poi che nel quinquennio (2030-2035) si avrà un’ulteriore accelerazione del mercato del lavoro in campo biotech. Infatti, il 61% delle 122 professioni prese in considerazione registreranno un aumento della domanda di lavoro nel decennio 2025-2035. Di contro, il 22% di esse andrà incontro ad una contrazione della domanda, mentre il restante 17% rimarrà stabile.

 

La dinamica delle professioni qualificate nel biotech biomedico

Nei prossimi dieci anni la domanda di lavoro delle professioni altamente qualificate, nel comparto biomedico e sanitario del biotech italiano, crescerà più marcatamente rispetto a quella degli altri settori. Si stima che le professioni intellettuali e scientifiche registreranno un sensibile aumento, con il 60% di esse in crescita (51% nell’agroalimentare). Di contro, in questo comparto la contrazione delle professioni meno qualificate sarà ancora più accentuata. In pratica, la ricerca e lo sviluppo tecnologico traineranno la crescita dell’occupazione nel biotech del settore sanità.

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Il settore della diagnostica

La domanda di professionisti qualificati nella diagnostica e nel companion diagnostics per le biotech nel settore biomedico conoscerà una forte crescita. In particolare, aumenterà la richiesta di dirigenti (+4,094%) e di professionisti in ambito scientifico ed intellettuali (+9,224%). Anche la diagnostica digitale e predittiva richiederà un numero maggiore di personale qualificato, come tecnici specializzati (+5,271%) e professionisti in campo commerciale (+4,089%). Inoltre, le piattaforme diagnostiche e l’uso della blockchain determineranno un aumento della richiesta di operai specializzati (+2,623%).

L’automazione, invece, ridurrà la domanda di professioni non qualificate (-4,310%) e i conduttori di impianti e macchinari (-0,191%).

 

Il settore farmaceutico

La crescita di addetti qualificati nella fabbricazione di prodotti farmaceutici, invece, sarà trainata dall’innovazione e dalla sostenibilità. In particolare, sarà molto elevata la domanda di professionisti delle scienze (+10,187%), seguiti dai dirigenti (+3,709%). Infine, la digitalizzazione e le startup favoriranno la domanda di tecnici (+6,633%) e commerciali (+4,728%). Alta anche la richiesta di operai specializzati (+6,633%), mentre l’automazione ridurrà le professioni non qualificate (-3,665%).

 

I fattori che influiranno sulla dinamica dell’occupazione nel biotech

L’integrazione dell’IA, la bioinformatica, la medicina personalizzata, le tecnologie avanzate per la diagnostica e la terapia: sono tutti fattori richiederanno nuove competenze nel biotech biomedico. Nello specifico, saranno richieste maggiori competenze nell’analisi e nella gestione dei dati clinici, con particolare attenzione alla sicurezza e alla protezione delle informazioni sanitarie.

In più sarà richiesta una maggiore padronanza degli strumenti di elaborazione e interpretazione dei dati sanitari. Ciò comporterà anche la necessità di acquisire anche maggiori capacità di interagire con strumenti di supporto digitale alla pratica clinica.

 

Le competenze richieste per la ricerca clinica, la produzione di farmaci e il regolatorio

Nell’ambito della ricerca clinica e pre-clinica saranno richieste competenze nella modellazione computazionale di dati genomici e analisi predittiva per la personalizzazione delle terapie.

Diventerà quindi fondamentale acquisire la capacità di gestire dataset complessi, utilizzando strumenti di intelligenza artificiale. Solo grazie a queste skill, infatti, sarà possibile individuare correlazioni tra biomarcatori e risposte terapeutiche.

Nelle attività di produzione e sviluppo di farmaci e dispositivi medici saranno sempre meno richieste le competenze legate alla formulazione e preparazione tradizionale dei farmaci. Al contrario la richiesta di figure di programmatori e controller di impianti robotizzati subirà un forte incremento. Infine, il settore regolatorio richiederà un maggior numero di professionisti esperti di normativa sanitaria, anche in ambito internazionale. In particolare, occorreranno professionisti capaci coniugare la conoscenza delle norme con abilità tecniche avanzate.

 

Le competenze trasversali richieste nel biotech

L’ambito biomedico conoscerà anche un’importante evoluzione delle competenze trasversali, a scapito di quelle tradizionali che saranno sempre meno richieste. Nello specifico, si richiederanno sempre più professionisti dotati di competenze sociali e di comunicazione. In particolare, l’essere capaci di interpretare e illustrare i dati clinici raccolti da dispositivi digitali diventerà essenziale. Una skill assolutamente necessaria per garantire una comunicazione efficace fra medico e paziente e migliorare l’aderenza terapeutica.

Le professioni legate alla manualità nella somministrazione di test diagnostici standardizzati perderannno d’importanza. Ancora, la gestione amministrativa delle cartelle cliniche porterà ad una sostituzione delle competenze richieste. Infatti, sarà richiesta la capacità di interazione con sistemi di gestione avanzati basati su cloud e su IA.

 

Le linee d’azione per le aziende biotecnologiche

In ultimo, alla fine dello studio sono elencate quattro linee d’azione per le imprese biotech italiane, anche quelle biomediche:

  • Prioritizzare e dedicare le risorse necessarie alle strategie di reclutamento e alla retention dei lavoratori qualificati;
  • Investire nel reskilling e upskilling della propria forza lavoro, sia meno qualificata che specializzata, in un’ottica di formazione continua;
  • Instaurare relazioni con enti del mondo dell’educazione terziaria, alfine di ridurre il mismatch di ingresso nel mondo del lavoro;
  • Dotarsi di strumenti predittivi e di workforce planning che permettano di anticipare i trend di occupazione e fabbisogno di competenze.

 

Dino Biselli

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