HR nel Life Sciences: come evolveranno

AIMS International Italia ha condotto uno studio dedicato alla descrizione della funzione HR in ambito Life Sciences in Italia. Da tale indagine emerge un quadro che conferma alcune certezze ma che da indicazioni su come le professioni e le attività che rientrano in questa funzione stiano evolvendo. In particolare, seppure ancora in fase embrionale, la maggiore focalizzazione sulla persona rispetto che alla funzione sarà una delle tendenze che caratterizzeranno la funzione delle risorse umane nel prossimo futuro.

Immagine di Aims International

HR nel Life Sciences: come evolveranno
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AIMS International Italia ha condotto uno studio dedicato alla descrizione della funzione HR in ambito Life Sciences in Italia. Da tale indagine emerge un quadro che conferma alcune certezze ma che da indicazioni su come le professioni e le attività che rientrano in questa funzione stiano evolvendo. In particolare, seppure ancora in fase embrionale, la maggiore focalizzazione sulla persona rispetto che alla funzione sarà una delle tendenze che caratterizzeranno la funzione delle risorse umane nel prossimo futuro.

Il settore delle Life Sciences non è solo un pilastro della salute pubblica globale, ma rappresenta per l’Italia un asset strategico fondamentale. Infatti, il nostro Paese si posiziona tra i maggiori produttori ed esportatori di farmaci a livello internazionale. In questo contesto di costante innovazione e rigore normativo, il ruolo delle risorse umane sta vivendo una trasformazione profonda.

Una mutazione che sta facendo acquisire a questa funzione una maggiore centralità nella guida del cambiamento culturale e nell’attrazione dei talenti. Rilevanza che emerge dall’analisi dei risultati dello studio “L’evoluzione della funzione HR nel settore LifeSciences” condotto da AIMS International Italia (qui la pagina per effettuare il download). Una breve ricerca che ha fotografato il profilo e le dinamiche della funzione delle risorse umane nelle imprese del farmaco.

 

L’identikit del People Leader nel Life Sciences

La ricerca ha coinvolto 135 figure apicali attive nell’ambito HR operanti in 106 aziende del comparto Pharma e Medical Devices nel nostro Paese. Grazie a questa distribuzione, lo studio ha compreso un panorama variegato di aziende. Infatti, i dati raccolti riguardano grandi corporation internazionali, gruppi italiani a controllo familiare, e anche startup biotech più innovative. In particolare:

  • Il 73,3% del campione è composto da Head of HR operanti in aziende Pharma.
  • Il 26,7% del campione ha la funzione di HR Director in aziende biomedicali.

Un dato positivo riguarda la leadership femminile: il 60,7% del campione è composto da donne. Un dato che conferma come il Life Sciences sia uno dei settori più attenti e attivi nel valorizzare il contributo femminile nei Management Team, partendo proprio dal ruolo dell’HR Director.

Per quanto riguarda l’ambito di responsabilità:

  • Il 66,7% opera come HR Italia, quindi a livello local.
  • Il 33,3% ricopre ruoli di HR Corporate con responsabilità globali di gruppo.

 

Stabilità aziendale e dinamismo del mercato nel Life Sciences

Un tratto distintivo del settore è la stabilità interna. L’anzianità media aziendale dei professionisti HR è di 9,6 anni. Oltre il 41% del campione opera nella stessa organizzazione da più di un decennio. Tuttavia, considerando il tempo di permanenza nello specifico ruolo di Head of HR, la media scende a 5,2 anni. Un dato che sembra suggerire una significativa rotazione nelle posizioni apicali.

È interessante notare poi come il comparto dei Medical Devices mostri un dinamismo maggiore rispetto al Pharma. Infatti, in queste aziende la quota di HR Director con oltre 10 anni nella stessa azienda scende al 36,1%.

L’indagine rileva anche che il mercato del lavoro post-pandemico ha dato un’ulteriore spinta alla mobilità. Infatti, il 31,1% dei profili ha cambiato azienda negli ultimi 5 anni, con un picco registrato nel 2023. Tuttavia, le aziende tendono ancora a preferire profili provenienti dallo stesso settore. Non è quindi un caso che negli ultimi 5 anni il 59,5% delle assunzioni di figure HR proviene dal settore Life Sciences. All’interno del gruppo di coloro che provengono da altri settori, il 29% arriva dal comparto industriale.

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Background formativo e percorsi di carriera

Giurisprudenza e scienze politiche, discipline che storicamente consentono un accesso più diretto alle funzioni legate alle risorse umane, con il 41% rimangono i percorsi di studi maggiormente rilevanti fra coloro che operano in HR. Detto ciò, si osserva una crescente apertura verso approcci interdisciplinari. Infatti, la somma dei laureati in discipline economiche, psicologiche e umanistiche raggiunge il 49%, con le prime che da sole raggiungono il 29% e le seconde il 13%.

Per quanto riguarda la crescita professionale:

  • Il 48,1% ha raggiunto la posizione apicale tramite un percorso di crescita interno.
  • Il 79,9% proviene da esperienze come HR Generalist (HR Business Partner o HR Manager).
  • Solo il 10,9% ha un background specialistico focalizzato su Talent Acquisition & Development.

 

Verso il futuro: AI, sostenibilità e nuovi Job Title

Nel report appare quindi evidente che, nonostante l’evoluzione del ruolo, i titoli professionali restano legati alla tradizione. Solo meno del 10% adotta job title più moderni e “people-centric” come Chief People Officer o Head of People & Culture. Inoltre, l’evoluzione dei ruoli e delle attività richiederà una maggiore contaminazione delle competenze anche nel settore delle risorse umane. Ciò significa che buona parte dei nuovi assunti nelle funzioni HR del Life Sciences dovranno provenire da altri settori.

Infine, l’integrazione dell’IA, l’analisi predittiva dei dati, la gestione del lavoro ibrido e la costruzione di ambienti inclusivi rappresentano le nuove frontiere di questa funzione. Il background tradizionale quindi dovrà necessariamente evolversi verso una maggiore preparazione tecnologica e digitale. Tutto per far sì che la funzione HR diventi un'”architetta consapevole e proattiva del futuro del lavoro”.

 

Dino Biselli

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